Posts Tagged ‘monoteismo’

Feroce equità

lunedì 27 febbraio 2012

Chiamiamo le cose con il loro nome. Questo governo cosiddetto “tecnico” è in realtà un feroce governo di destra (molto più di destra della macchietta berlusconiana): è un governo che fa dell’ideologia liberista la sua bandiera, in rappresentanza di un vero e proprio comitato d’affari della borghesia interna ed internazionale. Il fatto che le borghesie, gli interessi economici costituiti (o costituendi), le vecchie e nuove agenzie globali e transnazionali siano (o appaiano) in conflitto tra loro, non deve ingannare: il nocciolo duro del programma economico è di sottomettere il lavoro al capitale, possibilmente in maniera definitiva, sotto la pietra tombale del profitto. È il linguaggio che accomuna i vari Rajoy, Merkel, Sarkozy, Monti, insieme alla cricca di banchieri, monetaristi e speculatori globali.
Secondo la logica di questa cupola, non solo non devono esistere diritti indisponibili, ma i diritti dei lavoratori sono soltanto variabili del tutto dipendenti dal sistema finanziario, bancario e produttivo. E non inganni nemmeno l’apparente divario interno a tale sistema (tra finanza e produzione, tra speculazione ed economia reale): esso piuttosto si tiene e fa lega laddove l’obiettivo comune è quello di sottomettere il lavoro.
Il profitto è il dio indiscutibile, la fede indiscussa cui ogni entità politica (stati, società, classi, partiti, sindacati) deve piegarsi. È questa una forma di monoteismo (e di credenza al limite della superstizione) ben più potente e diffusa delle tradizionali forme religiose.
(more…)

PER NIZAR

domenica 4 gennaio 2009

42-16081466

Nel luglio del 1991 mi recai con l’associazione italiana Al-Ard in Palestina. Fu un viaggio “schierato” e di parte, che aveva lo scopo di solidarizzare con la causa palestinese. Al-Ard (che in arabo significa “la terra”), oltre che sostenere con iniziative politico-culturali  la causa palestinese, finanziava alcuni progetti di sviluppo economico nei territori occupati – ne ricordo uno in particolare dalle parti di Gerico, riguardante una cooperativa di donne che produceva  succhi di frutta. Il viaggio durò 15 giorni, io dovetti ripartire prima e non potei recarmi a Gaza, limitandomi così alla Cisgiordania.
Era un periodo piuttosto cupo: era terminata da poco la prima guerra del Golfo e Arafat aveva commesso l’errore strategico (ma inevitabile) di schierarsi con Saddam Hussein. La prima intifada, scoppiata alla fine del 1987, era stata repressa nel sangue. Hamas si era appena costituita, e si diceva che venisse segretamente sostenuta da Israele in funzione anti-Olp.
Fu quindi un viaggio per me indimenticabile e però, nel contempo, dolorosissimo. Quelli che seguono sono gli appunti che presi in quei dieci giorni, risistemati in forma diaristico-poetico-filosofica nel corso della stessa estate. Devo avvertire preliminarmente che sono condizionati dal mio stile un po’ ampolloso di allora, specie a causa del linguaggio “scolastico-hegeliano” (era l’epoca in cui studiavo forsennatamente Hegel). Ma nonostante questo vizio di forma, a distanza di quasi vent’anni, li ho trovati ancora interessanti. Certo, avevo forse immaginato allora che “vent’anni dopo” la guerra sarebbe finita, lo stato palestinese – accanto a quello israeliano – sarebbe sorto, una nuova epoca sarebbe senz’altro venuta. Era, evidentemente, un sogno molto, molto prematuro.

(more…)