Posts Tagged ‘nominalismo’

Sesta parola: reale

lunedì 16 marzo 2015

holobrain

1. Realitas è termine coniato nel Medioevo e costruito sul latino res, cosa. Lo si rinviene per la prima volta nel filosofo Duns Scoto che lo utilizza all’interno di una discussione molto tecnica a proposito del problema degli universali: l’idea astratta è reale (esiste da qualche parte) o è soltanto il nome (che dunque sta solo nella nostra testa) volto ad indicare una cosa concreta?
La domanda – che cosa è reale? – potrebbe sembrare oziosa, ma vedremo che non lo è affatto.
Siamo portati a pensare che tutti sappiano bene che cosa sia reale e che cosa no: le cose che vedo e che tocco, il cibo che ingurgito, le persone e gli animali domestici con cui vivo, il lavoro che faccio – tutto questo è senz’altro reale. Ma un nome, un’idea, un sogno, un software, un simbolo, un’immagine, un ippogrifo o un drago – sono reali o no?

2. Siamo soliti contrapporre ciò che è reale ad entità inesistenti, fittizie od immaginarie, ai sogni, a ciò che è soltanto prodotto dalla nostra mente – ovvero al lato soggettivo della conoscenza (anche se tutti questi termini richiamano, per opposizione, la propria esterna ed oggettiva alterità).
C’è un oggetto proprio perché c’è un soggetto: un lato viene dato insieme all’altro, io (soggetto) conosco o percepisco qualcosa (oggetto), e questo oggetto è sempre correlato con il mio modo di intenderlo.

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Appeso ai baffoni di Nietzsche

lunedì 14 maggio 2012

Oscilla talvolta il pensiero. Sì che mi vien da essere idealista con gli empiristi, comune con i costruttivisti. Fattuale con gli ermeneuti, mentale coi pragmatici.
Scettico con gli assolutisti, ontologico con gli scettici. Nominalista con i realisti, dogmatico con i cacadubbi.
Cammino sbattendomene come Pirrone sul ciglio dei precipizi, e sbeffeggio con Sesto Empirico i sapientoni che hanno in tasca la verità. Attendo al pozzo Talete che guarda in su, ma dal cielo scruto Anassimandro con segreta ammirazione.
Parmenideo con gli eraclitei, ed anche parricida.
Cristiano no, quello mai. Però, ogni tanto, m’assale l’angoscia kierkegaardiana, e temo e tremo, finché con piroetta dialettica mi riposiziono sulle hegeliane e roboanti figure dello spirito.
M’incazzo se passo da Treviri e poi vado a pascolare nell’heideggeriana foresta nera. Ma fuggo subito, perché c’è puzza di sterco nazista, e poi: perché mai gettar via l’esistenza?
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