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Introduzione alla filosofia – 4. La filosofia moderna

lunedì 21 marzo 2011

Il nodo principale che affronteremo questa sera, e che attraversa tutta la filosofia moderna, specialmente da Cartesio in poi, riguarda il rapporto tra soggetto e oggetto. La costituzione di questi due termini e la loro cangiante e problematica relazione.

1. Medioevo e modernità
Ma facciamo prima qualche passo indietro.
Ci siamo lasciati alle spalle un intero millennio, quello che è stato definito Medio-evo, età di mezzo. L’età che separa l’antichità (o la classicità) da quella che evidentemente si ritiene una nuova era (guarda caso in concomitanza con la scoperta – o meglio, la conquista – di un Nuovo Mondo).
Possiamo schematizzare questo passaggio con una successione categoriale di ciò che catalizza l’attenzione dei filosofi, e di ciò che finisce per caratterizzare lo spirito delle epoche che si vanno succedendo:

Dio – natura – uomo

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Leibniz e la trance ipnoide del supermarket

venerdì 22 Mag 2009

supermarket

“Quanto a me, cara signora,
voi sapete bene che lo stato progressivo
della società non mi riguarda per niente.
Il mio stato, se non retrogrado, è eminentemente
reazionario”
. (G. Leopardi)

Qualche giorno fa sistemando le carte del mio scrittoio, mi è passato per le mani un foglietto con i seguenti appunti scritti di mio pugno: “la trance ipnoide del supermarket“, “il principio degli indiscernibili“. Mi sono chiesto, nell’ordine, cosa diavolo fossero, quando li avevo scritti e, soprattutto, quale ragionamento mi aveva portato ad accostare Leibniz e il suo principio di identità con l’iperconsumo della nostra epoca. I miei lettori e lettrici più assidui dovrebbero ormai essere avvezzi agli accostamenti un po’ eccentrici, quando non improbabili. Fatto sta che questa volta io stesso l’ho trovato fin troppo stravagante. Frugo un po’ nella memoria: niente. Poi finalmente salta fuori la fotocopia di un articolo del quotidiano La Repubblica di qualche mese fa (dovrebbe essere del 3 dicembre scorso), firmato da Pietro Citati e intitolato “Addio consumismo, riscopriamo le cose”, e allora tutto comincia a tornare.
Il celebre scrittore e critico letterario svolgeva un ragionamento, a margine della crisi economica in corso, dove venivano messi in discussione alcuni capisaldi del nostro attuale stile di vita, di produzione e di consumo (cose che peraltro in questo blog, fin dalla sua intestazione, non perdo l’occasione di fustigare ogni volta che posso). Isteria del consumo, con quel perverso meccanismo della trance ipnoide di fronte allo scintillare delle merci; crescita parallela dell’imbecillità, degli italiani in particolare; fede cieca ed incondizionata nel “progresso” ininterrotto (con al cuore del processo il mito del Pil). Ma, soprattutto, un rapporto rovesciato ed irrazionale con le cose, gli oggetti – “cose che – scrive Citati – abbiamo comprato, ingoiato, sciupato, gettato con incredibile leggerezza per tanti anni”. Con il risultato che “abbiamo smarrito la sensazione di come è fatta una cosa: del suo peso, del suo spessore, dei suoi colori, delle sue ombre, e del valore simbolico che può avere nella nostra vita”.

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