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Terza parola: felicità

mercoledì 24 dicembre 2014

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“Ho riconosciuto la felicità dal rumore che faceva allontanandosi”
(Prévert)

Strana cosa la felicità, inafferrabile e sfuggente, ma soprattutto incerta com’è: eppure non c’è cosa che di più occupi la nostra anima e il nostro corpo se non la ricerca del piacere e, per suo tramite, di quello stato emotivo che definiamo, appunto, “felicità”: per certi versi potremmo dire che scopo principale del nostro agire è raggiungere, o avvicinarsi il più possibile, a quello stato di grazia. Parrebbe la cosa più ovvia e naturale, eppure…
Ma cerchiamo di dare uno sguardo (e di mettere un po’ di ordine) nella questione così come la filosofia l’ha considerata.

1. I filosofi come “medici” dell’anima?
In effetti Ippocrate, il primo grande medico greco, aveva stabilito un nesso tra psiche e corpo, vita mentale e vita sensibile, le quali avevano bisogno di un certo equilibrio, di un’armonia: equilibro tra umori interni del corpo e con il mondo esterno, il clima, ecc.
Col che si genera uno strano paradosso: nel momento in cui la filosofia viene intesa come “cura”, sembra quasi voler presumere una condizione di malattia ed infelicità originaria (“ontologica”, cioè costitutiva del nostro essere e legata alla natura umana in quanto tale).

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BUTTAR VIA PLATONE?

venerdì 23 febbraio 2007

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Michel Onfray, il filosofo francese autore del Trattato di ateologia che ha fondato l’Università popolare di Caen (http://perso.orange.fr/michel.onfray/accueilup.htm), continua nella sua opera di demolizione e di critica radicale di una certa tradizione filosofica. Ora lo fa con una vera e propria “controstoria della filosofia”, di cui l’editore Fazi ha pubblicato in Italia il primo volume, intitolato Le saggezze antiche. Il progetto è ambizioso: sei volumi per contrapporre alla storia ufficiale della filosofia una storia alternativa che assuma il punto di vista dei “vinti”.

La tesi di partenza è che a farla da padroni nella tradizione filosofica che si è imposta in Occidente è sempre stata la cricca platonico-cristiana-idealistica. Il vincitore della guerra è Platone e la minestra filosofica dai tempi dell’Accademia è, con poche varianti ed eccezioni, sempre la stessa: primato delle idee e della sfera spirituale, svilimento di ciò che è materiale, corporeo, terrestre.

Anche la scrittura della storia della filosofia, secondo Onfray, è stata quasi esclusivamente platonica. Non diversamente dal Diamat stalinista in URSS negli anni che furono, vige nelle università occidentali un vero e proprio dogmatismo idealistico che va smantellato. Dietro una posizione che sembra essere ancora una volta tutta interna all’ambito accademico (una sorta di diatriba interprofessorale), la posta in gioco è in realtà molto più alta. Per lo meno su due questioni:

a) la visione generale della filosofia: Onfray pensa che si debba respingere una volta per tutte una concezione museale e monastica della filosofia, appannaggio della sola casta dei professori, con il suo gergo asfittico, per contrapporvi una filosofia che serva alla vita, che parli a tutti, ecc.

b) ma soprattutto ciò che deve venire in primo piano nel discorso filosofico è il grande rimosso, o meglio il grande nemico, della tradizione filosofica: il corpo con tutto ciò che vi attiene, felicità, desiderio, libido, ecc.

La controfilosofia avrà dunque la funzione di liberare dall’oblio tutti quei filosofi che hanno messo al centro del loro pensiero questi temi, nonostante le difficoltà di reperimento delle fonti originali. Già scorrendo l’indice del primo volume si capisce il senso dell’intera operazione: i protagonisti della storia della filosofia antica diventano gli antichi materialisti (Leucippo e Democrito), i sofisti, Diogene e i cinici, i filosofi edonisti, gli epicurei… I termini che li accompagnano sono un vero e proprio manifesto filosofico alternativo: gioia, piacere, vita piacevole, fuga dall’afflizione, voluttà, godimento, desiderio, felicità, voluttà divina…

Si applichi tutto ciò al presente e si otterrà una visione della vita piuttosto lontana tanto dal fondamentalismo religioso risorgente quanto dal fondamentalismo del consumo.
Ma questo è solo l’inizio del ragionamento…