Posts Tagged ‘pace’

L’allergia che affligge il Medesimo

lunedì 26 settembre 2016

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«Il volto in cui si presenta l’Altro – assolutamente altro – non nega il Medesimo, non gli fa violenza come l’opinione o l’autorità o il sovrannaturale taumaturgico. Resta a misura di chi accoglie, resta terrestre. Questa presentazione è la non-violenza per eccellenza, infatti invece di ledere la mia libertà la chiama alla responsabilità e la instaura. Non-violenza, mantiene però la pluralità del Medesimo e dell’Altro. È pace. Il rapporto con l’Altro – assolutamente altro – che non ha frontiere con il Medesimo, non si espone all’allergia che affligge il Medesimo in una totalità e sulla quale si fonda la dialettica hegeliana. L’Altro non è per la ragione uno scandalo che la metta in movimento dialettico, ma il primo insegnamento razionale, la condizione di ogni insegnamento. Il preteso scandalo dell’alterità presuppone l’identità tranquilla del Medesimo, una libertà sicura di se stessa che viene esercitata senza scrupoli e per la quale l’estraneo rappresenta soltanto un fastidio ed una limitazione. Questa identità assoluta, liberata da ogni partecipazione, indipendente nell’io, può però perdere la sua tranquillità se l’altro, invece di scontrarsi con essa situandosi sul suo stesso piano, le parla, cioè si mostra nell’espressione, nel volto e viene dall’alto».

[Emmanuel Lévinas, Totalità e infinito]

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Prima parola: guerra

lunedì 20 ottobre 2014

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Ci sono almeno 3 ragioni che mi hanno indotto ad inaugurare il nostro Gruppo di discussione 2014/15 con il tema della guerra (l’unico che non era stato suggerito dal gruppo precedente). La prima è di tipo locale e contingente: qui a Rescaldina, per volontà di alcune associazioni e della nuova amministrazione comunale, si sta riflettendo sul tema della pace, attraverso un itinerario di incontri e di iniziative che proseguirà anche nelle prossime settimane. Solo che la parola-chiave di questa sera non è “pace”, ma “guerra”. La scelta non è casuale. Veniamo quindi alla seconda ragione, di tipo globale: è evidente come la guerra sia ancora l’orizzonte generale delle relazioni internazionali, la modalità attraverso cui, in ultima analisi, la politica gestisce i conflitti (dal Mediterraneo al Medio Oriente, dall’Ucraina ad altri scenari più periferici e, spesso, oscurati dai media). Infine, questo incontro è per me l’occasione di fare il punto sul rapporto tra filosofia e guerra, dato che proprio 30 anni fa, nell’incontrare la filosofia, cominciavo a riflettere sulle dinamiche militariste e sull’antimilitarismo come teoria e prassi di ampio respiro.

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In pace fra le eclissi

lunedì 7 aprile 2014

«Sera. I morti custoditi nella crosta terrestre, che girano ogni giorno la lenta ruota del mondo, in pace fra le eclissi, gli asteroidi, le polverose stelle nuove, con le ossa chiazzate di terra e le cellule del midollo che si trasformano in fragile pietra, le dita intrecciate alle radici, uniti a Thot e ad Agamennone, ai semi e alle cose non nate».

(C. McCarthy, Il guardiano del frutteto)

Il bacio spinozista di LudovicoVan

martedì 1 gennaio 2013

Fregio di Beethoven_Klimt

Oltre ai leggiadri valzer viennesi, per cominciare bene l’anno consiglio sempre l’ascolto della Nona sinfonia di Beethoven – in particolare di quel vertice musicale che è l’Inno alla gioia. All’Auditorium di Milano la sua esecuzione è consuetudine da molti anni – con più repliche a ridosso del vecchio e del nuovo anno, a mo’ di circolare auspicio di buona fine e buon principio –  e io ci vado tutte le volte che posso. Quest’anno ho partecipato al rito come se fosse la prima volta, incantato più che mai dalla prima all’ultima nota, e percorso a più riprese da brividi che ho identificato come innocui spinococchi.
E del resto la poesia di Schiller An die Freude è una vera e propria ode spinoziana alla vita:

Gioia bevono tutti i viventi
dai seni della natura;
vanno i buoni e i malvagi
sul sentiero suo di rose!

Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada al mondo intero!

Gioia si chiama la forte molla
che sta nella natura eterna.
Gioia, gioia aziona le ruote
nel grande meccanismo del mondo.

Insomma, un tripudio di perfezione ontologica percorre tutti i modi della sostanza, e ogni essere ed ogni vivente ne partecipa. Amicizia e amore e fraternità e bellezza e con-essere e profonda correlazione la fanno da padroni – peccato solo per quella nota stonata ed ombrosa:

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Anfibolie della memoria

sabato 7 aprile 2012

“Spero ma mi fa soffrire. Non spero e divento triste. Che fare? E la storia non migliora le cose. La storia è un peso. Diciamo sempre che impariamo dal passato, ma se si ripete, ovviamente non impariamo niente. Forse la speranza è male. Forse dimenticare è meglio di ricordare. Io lancio questi pensieri contro il muro e guardo come vanno in pezzi.” (Shalom Auslander)

C’è questo termine che mi piace assai – anfibolia – e che ogni tanto tiro fuori (ne avevo parlato qui). Non è per far bella mostra o per fare il difficile, è solo che rende molto bene una situazione di ambivalenza, equivocità, incertezza, come quando ci si trova ad un bivio (o, peggio, ad un trivio o quadrivio) e non si sa bene che direzione prendere; oppure si è presi tra due fuochi, e si rimane bloccati o paralizzati.
Non credo ci sia niente di più anfibolico della memoria – e in particolare della memoria storica. Anche di questa ho parlato molte volte su questo blog (vi è una delle categorie che si intitola così), ma sempre sento il bisogno di ritornarvi. Magari per ribadire e confermare (per non perdere il filo), ma anche per cercare dell’altro e del nuovo – qualora ve ne fosse.
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Trilogia del lato oscuro – 3. La violenza

giovedì 11 febbraio 2010

Si trovò immerso, senza quasi accorgersene, nella folla festante di ragazzi, tra lazzi e piccole baruffe, parole lanciate come pugnali a trafiggere l’aria e volti solcati da sorrisi sguaiati e vagamente perfidi. Nessuno portava maschere o travestimenti – quelle erano ormai cose da bambini, che si erano lasciati alle loro spalle da almeno un paio d’anni. Ora brandivano fiale puzzolenti, bombolette di schiuma da barba sottratte ai padri (non sempre c’erano i soldi per comprarle), micce di vari calibri e piccole mazze di gommapiuma sequestrate alle bande avversarie l’anno prima, l’anno memorabile della calata dei lanzichenecchi, quando la battaglia all’ultimo sangue con le bande del paese vicino decretò per la prima volta la loro vittoria.
Si vociferava addirittura che girassero lamette e coltelli, ma lui non ne aveva ancora visti. Si trovò al centro della calca, trascinato dalla forza degli eventi. Ma non sembrava più l’allegra calca di prima: si avvertiva chiaramente che qualcosa stava per succedere. Prima una folata improvvisa di vento, seguita da un tremito e da un urlo sopra le righe; poi un gesto nervoso, un ghigno malevolo, una parola più tagliente delle altre; infine una scossa violenta, un movimento controcorrente lungo il flusso dei corpi – e il clima di festa era stato lacerato. A due metri da lui, un ragazzino minuto e dalla faccia angelica, con la maglietta a righe, ne stava affrontando un altro molto più grosso. Questi gli aveva sputato in faccia e l’altro, per tutta risposta, stava cercando di avvinghiarglisi addosso.
Lui si mise in mezzo per dividerli. Il cazzotto del mingherlino, inatteso, lo raggiunse al centro dello stomaco. Si piegò, mentre sentiva dire da entrambi – ma tu che cazzo vuoi?

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