Posts Tagged ‘parmenide’

Estì (esistenze semantiche)

martedì 1 febbraio 2011

L’espressione “è” costituisce la presupposizione indimostrabile, e però irrefutabile, di ogni discorso o pensabilità. L’esistenza è l’orizzonte inaggirabile e al contempo tautologico: è=è. Questo mio dire o chiedermi dell’essere (che ne è dell’essere, che ne è dell’è che ho già da sempre evocato) – ebbene, è già pre-definito: è un circolo vizioso, una petitio principii. Non potrei dire nulla (il mio dire non sarebbe), se non ci fossero l’essere, l’ente, le cose, l’esistenza (la mia esistenza) – qualcosa-che-è.

A questo punto ciò che mi fa muovere dall’impasse parmenidea (cos’altro dire dell’essere se non che è e che è tutto quello che è senz’altra specificazione o determinazione?), è l’idea che ciò che esiste si trova in relazione con altro: è il categorizzare aristotelico o la fattualità wittgensteiniana. Ciò che è, è in relazione ad altro, ogni fatto è ciò che è poiché relativo ad un altro fatto (sua causa e suo effetto). Ma altro non è forse autocontraddittorio, poiché indica altro dall’essere, dunque ciò che non può nemmeno essere nominato?

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Madeleines filosofiche

venerdì 21 maggio 2010

Qualche giorno fa, passeggiando in un parco, mi è venuta in mente la Scienza della logica di Hegel. Qualcuno penserà: “ma questo è proprio pirla! con tutte le cose belle che possono venire in mente passeggiando in un parco (a maggio poi!), proprio il testo più arcigno della storia della filosofia è andato a scegliere…”. In realtà non è stato un caso (né, evidentemente, una scelta), si è trattato di una vera e propria madeleine filosofica, anche perché è successa in quel parco con quei profumi e quei colori – dove molti anni fa avevo sudato sette camicie sull’essere e il nulla, la qualità, la quantità, la misura, l’uno e il molteplice, l’essenza, l’apparenza, il concetto…
Non voglio qui nemmeno cominciare ad indagare la base neurologica di quel complesso fenomeno che Proust aveva descritto rievocando il sapore di una madeleine – “conchiglietta di pasta, così grassamente sensuale” –  inzuppata nel té della zia Leonie, nella prima parte della sua immensa Recherche. Del resto non è detto che la biochimica della rimembranza debba per forze di cose essere più precisa e rigorosa, da un punto di vista causale e descrittivo, rispetto alla fenomenologia estetica consegnataci dalla letteratura. Tanto più che un neuroscienziato della levatura di Damasio è costretto ad ammettere che “l’esistenza, nel cervello, di configurazioni neurali dinamiche (o mappe) corrispondenti a un oggetto o un evento, è una base necessaria ma non sufficiente per spiegare le immagini mentali di quell’oggetto o di quell’evento”, confessando con tutta onestà una grave lacuna nel meccanismo che spiega il passaggio dalla materia cerebrale a quella mentale – ignoranza che tuttavia non contraddice “l’assunto che le immagini siano processi biologici, né nega la loro fisicità” (cfr. Alla ricerca di Spinoza, pp.236-7).  Ipse dixit nell’anno 2003, e chissà, magari qualcosa in più ora sappiamo. (Con questo non voglio certo sminuire l’importanza dell’osservazione degli affascinanti segreti del nostro cervello: anzi, credo fermamente che anche la biochimica abbia un suo lato poetico e meraviglioso…). Ma torniamo alla madeleine.

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ESTI’ GAR EINAI (ovvero della crepa nell’essere di Parmenide)

lunedì 6 ottobre 2008

L’ontologia è quella “parte della metafisica che studia l’essere come nozione universale”. Il termine è stato costruito nel XVII secolo da un certo Clauberg, a partire dal greco òntos, genitivo di on = “l’essere”. Ma la “scienza” o il “discorso sull’essere”, sorge molto prima, e con potenza inaudita, evocata dai versi del poema di Parmenide, filosofo greco (della Magna Grecia) vissuto nel V secolo a.C.
Non è qui nemmeno il caso di soffermarsi sulla storia della questione parmenidea (dal parricidio di Platone al pensiero di Emanuele Severino). Quello su cui vorrei riflettere è da una parte la forza dell’argomentazione di Parmenide, dall’altra il problema del cominciamento di un discorso filosofico fondato che quella pone in campo (e non risolve).
Parmenide prospetta due strade: quella della verità – “l’immobile cuore della verità perfettamente rotonda” – e quella della doxa, delle “opinioni dei mortali” (non diversamente farà Platone).

“Occorre dire e pensare che l’essere è;
esiste infatti l’essere;
ma il nulla non esiste”.

Questa è la verità dal cuore non tremante, salda, irremovibile, inconcussa, come è saldo, irremovibile, inconcusso l’essere, “immobile nei limiti di immense catene”. Esso è ingenerato, eterno, interminato – col che vengono negati in quanto verità (non in quanto apparenze) il movimento, il divenire, la molteplicità. L’essere è. Nient’altro si può dire o aggiungere o sottrarre nel campo della verità necessaria. Tutto quello che è fuori dal suo cerchio è apparenza, illusione, errore.

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