Posts Tagged ‘partito democratico’

Il grillo che c’è in me

mercoledì 6 marzo 2013

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“Del resto non è difficile a vedersi come la nostra sia un’età di gestazione e di trapasso a una nuova era; lo spirito ha rotto i ponti col mondo del suo esserci e rappresentare, durato fino ad oggi; esso sta per calare tutto ciò nel passato e versa in un travagliato periodo di trasformazione. Invero lo spirito non si trova mai in condizione di quiete, preso com’è in un movimento sempre progressivo. Ma a quel modo che nella creatura, dopo lungo placido nutrimento, il primo respiro, – in un salto qualitativo, – interrompe quel lento processo di solo accrescimento quantitativo, e il bambino è nato; così, lo spirito che si forma matura lento e placido verso la sua nuova figura e dissolve brano a brano l’edificio del suo mondo precedente; lo sgretolamento che sta cominciando è avvertibile solo per sintomi sporadici: la fatuità e la noia che invadono ciò che ancor sussiste, l’indeterminato presentimento di un ignoto, sono segni forieri di un qualche cosa di diverso che è in marcia. Questo lento sbocconcellarsi che non alterava il profilo dell’intiero, viene interrotto dall’apparizione che, come un lampo, d’un colpo, mette innanzi la piena struttura del nuovo mondo”.

Potrebbe sembrare strano che per ragionare su quel che sta avvenendo in Italia a ridosso delle ultime burrascose elezioni politiche, si debba addirittura scomodare Hegel. Eppure non è casuale, dato che proprio della razionalità politica si tratta. Il celebre brano che ho trascritto sopra, tratto dalla Fenomenologia dello spirito, schizza per sommi capi quel che succede quando un mondo, un’istituzione od anche una costellazione di significati crollano, e ancora non se ne sono presentati altri con chiarezza all’orizzonte. Hegel rappresenta con linguaggio ed efficacia straordinari il senso di vertigine, di incertezza, persino di sacro terrore che accompagna tali processi.
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No Tav? No Pd!

mercoledì 29 giugno 2011

Mi piacerebbe pensare che il “modernismo sviluppista” del Pd (ad esempio in tema di alta velocità, ponti sugli stretti, PIL, flessibilità e quant’altro) fosse un antico riflesso condizionato derivante dalla tradizione marxista. Quella corrente, cioè, che ha le sue radici nello stesso pensiero di Marx (un certo Marx, non tutto) e che mostra tutta la sua ambivalenza nei confronti della modernità (come ben rilevato da Hardt e Negri nel loro recente saggio: Comune, oltre il privato e il pubblico). In sostanza, semplificando: se il comunismo storico (molto poco realizzato) è stato un movimento contro un certo assetto della modernità (soprattutto contro la “repubblica della proprietà privata”), ha poi finito per convergere ideologicamente, insieme ai suoi antagonisti liberali e socialisti, nel mito progressista (e quantitativo) dello sviluppo. Aumento costante del PIL, lavoro, produttività, grandi opere, più merci, più mercato, ecc. ecc. La sintesi perfetta di tutto ciò è data dalla Cina postmaoista.
Se così fosse, pur trattandosi di un nodo e di una contraddizione pratico-teorica da sciogliere con urgenza, saremmo ancora al livello dell’alta politica e del dibattito che ne potrebbe scaturire. E il nostrano Partito Democratico – succedaneo pallidissimo del glorioso Pci – potrebbe persino giocare le sue carte in tema di magnifiche sorti e progressive. Ma così non è. In realtà la situazione è ben peggiore, e il livello di consapevolezza critica (di conoscenza e di prospettive) ai minimi storici.
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