Posts Tagged ‘paternità’

Diciassette stilettate

venerdì 7 febbraio 2014

[post ondivago su: bambini, stiletti, domande, film, libri, odissee, attese, psicanalisi, generazioni ed altro ancora]

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Si è appartato in corridoio col suo foglio, e in pochi minuti lo ha riempito di domande. Le prime sedici numerate, l’ultima contraddistinta dal segno dell’infinito:

1. Perché siamo nati?
2. Perché viviamo?
3. Perché mi chiamo…?
4. Perché Dio ha sbagliato a crearci?
5. Perché possiamo divertirci?
6. Perché ci amiamo?
7. Perché devo vivere?
8. Perché non sono felice?
9. Perché sono così?
10. Perché siamo cattivi?
11. Perché non ho quello che voglio?
12. Perché vivo male?
13. Perché siamo diversi?
14. Perché ci sono persone con problemi?
15. Perché ci poniamo delle domande?
16. Perché vivo?
∞   Perché?

Le ho interpretate come delle stilettate, o mitragliate, o scudisciate – l’arma può essere scelta a piacere – per lo meno per come sono state concepite, scritte e consegnate, e visto chi le ha scritte.
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È solo un bel pensiero

lunedì 23 settembre 2013

Amedeo_Modigliani_Chaim_Soutine

A. è il figlio che non ho – ma che avrei voluto avere.
Non so perché. Mi sono incaponito a pensare così
e non c’è nulla che mi tolga questo pensiero
– o spina o fiore – dalla testa.
Un pensiero che si è insinuato lentamente
prima sottotraccia ora in tutta evidenza
ed è scritto qui sulla mia fronte
in lettere d’oro. Parole che solo io posso vedere.
Mentre non ne so decifrare il senso.
Non so andare oltre il loro luccichìo,
sì da cavarne le trame segrete ed imperscrutabili,
quelle che portano a me e a lui – separati.
A me e a lui – non padre non figlio.
A me e a lui – scissi.
Ma perché poi questo mio desiderio di paternità,
visto che ho estirpato scientemente ogni ansia biologica
ogni stupida brama di riproducibilità
di una stirpe che non voglio si riproduca
– che anzi desidero ardentemente si estingua?
Però se vedo lui si placa questo mio nichilismo.
Mi rassicura – non perché scriverà pagine divine
o perché volerà come Euforione nei cieli di Utopia
bruciandosi le ali, eccetera
(cose in cui non credo più da millenni).
E forse nemmeno perché mi piace il suo sorriso sornione
ricolmo di possibilità (e di buone sagge idee per il suo futuro incerto).
E, a ben vedere, nemmeno per quella sua acutissima
e un poco ombrosa intelligenza
(che forse riconoscerei
se solo scavassi appena nel ricordo dei miei diciassett’anni…).
A. è il figlio che non ho – ma che avrei voluto avere.
È solo un bel pensiero. Tutto qui.
Che non vuole essere indagato oltre.

Quel dito puntato sulla fronte di mio padre

giovedì 28 luglio 2011

“Canto chi mi ha preceduto […]
L’amore non cantarlo, è un canto di per sé
più lo si invoca meno ce n’è”
(Montesole, PGR)

(quando ho cominciato a scrivere queste note, non avrei mai pensato che sarebbero diventate una sorta di diario… come chiamarlo?… bioaffettivo? bioemotivo? una cronaca a metà tra la riflessione e la passione-pietà, schizzi disordinati sulla vita, la malattia, la fragilità dell’esistenza – e la paura della morte – con un unico filo: il volto smarrito di un padre, la sua indecifrabile agitazione interna; e gli occhi ondivaghi di un figlio, che talvolta fissano quel volto e talvolta deviano lo sguardo; forse ci sarebbe anche da riflettere sulla relazione insieme biologica e affettiva tra genitore e figlio, sul detto e non detto che comporta, su sangue, istinto e cultura – ma forse è meglio, per questa volta, lasciare tutto ciò tra parentesi)

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