Posts Tagged ‘pedofilia’

La vita (dis)continua

giovedì 17 agosto 2017

Se c’è un’espressione che detesto è la vita continua.
Ti è successo questo, ti è successo quest’altro – ma la vita continua.
Ti è morto un genitore, un figlio/a, un amico/a, un compagno/a (valgono anche gli animali) – eppure la vita continua. Ci sarà sempre qualcuno che userà questa espressione trita, banale e stupidamente tautologica – volta forse a nascondere da una parte l’imbarazzo e l’incapacità di dire cose sensate di fronte ai lutti o alle tragedie, e dall’altra il sospetto che sempre alligna nella mente di chi la dice che quella vita che si vuole così continua e lineare sia in realtà un abisso di orrori.
Una vita come tanteA Little Life nell’edizione americana originale – romanzo della scrittrice di origini hawaiane Hanya Yanagihara, sembra quasi voler rispondere, e ci mette oltre mille pagine per farlo, alla banalità di quell’espressione – perché la vita non continua.
A dispetto della sua mole fluviale, potremmo ridurre l’intreccio narrativo a due semplici e però essenziali domande: la prima – che cos’è il male? – è inscritta nel destino toccato in sorte a Jude, l’infelice protagonista (ma chi è felice?), ovvero il male come indebolimento dell’altro, diminuzione sistematica della sua potenza vitale – quasi a dimostrare che nella vita di ogni umano c’è sempre un genio maligno che ha la funzione di inoculargli sottopelle un siero, con la precisa funzione anti-spinoziana di indurgli passioni tristi e inibirgli passioni liete. Progettare l’infelicità dell’altro – come ebbe a suggerire il filosofo amico dei lupi Mark Rowlands.
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Skàndalon!

sabato 13 marzo 2010

Non mi sono mai piaciute le prediche, mentre ho sempre prediletto la critica. Al punto che qualcuno, ogni tanto, mi accusa di essere  fin troppo critico, di voler vedere sempre e ad ogni costo il lato negativo delle cose, quel che non va – dimenticando, però, che mentre mi muove questa accusa egli stesso utilizza l’arma della critica. Magari, chissà, oltre ad essere una questione di carattere dipenderà dalla mia formazione marxiana. Marx era un ipercritico. Molti suoi scritti contengono il termine Kritik nel titolo e nei vari capitoli – ce n’è uno, addirittura, che reca come sottotitolo Critica della critica critica!
Però avevo aperto con le prediche, e con la mia avversione (critica) ad esse… Eppure la predica, ad esempio quella cristiana, proprio nella sua derivazione dalla parresìa dei cinici greci, contiene in sé un forte elemento critico: fustigazione dei costumi, riconduzione a moralità e sobrietà, distinzione tra vero e falso, giusto e sbagliato, ecc.
Proprio qualche giorno fa, casualmente, ho trovato nel bel libro su Marx di Diego Fusaro che sto leggendo, un  riferimento alla figura del “parresiasta”. Scartabellando poi tra i miei appunti, scritti a mano su foglietti colorati e disseminati qua e là (resisto orgogliosamente all’integrale digitalizzazione), ho trovato un riferimento proprio al concetto di parresìa con un rinvio ad uno scritto di Foucault – di cui avevo letto tempo fa un estratto su Diogene (la rivista filosofica), e che mi aveva incuriosito, tanto più che aveva a che fare con Diogene (il filosofo di Sinope).
Poi è arrivata, con il suo picco europeo, la spinosissima faccenda degli scandali della chiesa cattolica a proposito della pedofilia che (peraltro da sempre) essa coltiva in seno, insieme a tante altre nefandezze morali (di uomini trattasi, per lo più maschi casti per voto, cioè solo in teoria – non di angeli, che notoriamente non hanno propensioni sessuali, poiché privi di sesso). A questo punto ho allineato le cose e le parole, e ho riflettuto sulle loro strane relazioni. Ma vediamo di fare ordine…

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