Posts Tagged ‘perfezione’

The Giver: i doni avvelenati della perfezione

sabato 15 novembre 2014

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The Giver non è soltanto un piccolo romanzo distopico (uno dei tanti, per un genere che pare “tirare” parecchio, specie nelle trasposizioni cinematografiche), ma ha dei tratti propriamente disfilosofici (anfibolici, ovvero paradossali) parecchio interessanti. Mi spiego.
Premessa: nulla di originalissimo, ovviamente, anche perché il filone distopico ha ormai una lunga e robusta tradizione, però qui l’autrice (Lois Lowry, che lo aveva scritto ormai vent’anni fa) immagina e concepisce con semplicità – e forse con qualche elemento di novità – una alternativa secca tra perfezione e imperfezione (un po’ come avverrà nel film huxleyano Gattaca, tra validi e non validi). E lo fa con un linguaggio piano e a tratti fiabesco – tant’è che il libro viene originariamente incasellato nel genere “fantascienza per ragazzi”, confine che finisce per stargli stretto.
Il mondo sociale che si pensa di avere edificato ha tutte le caratteristiche della razionalità (più pratica che teorica), dell’uniformità, della precisione linguistica (evocata molto suggestivamente da un padre lontano delle distopie, qual è Swift), del controllo-prosciugamento delle passioni (antico sogno stoico), del controllo del pianeta, dell’eugenetica, e così via.
Non si nasce e non si muore a caso, e a maggior ragione si vive organici, coesi ed organizzati.
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Psicosofie estive – 1. Il divenire della plenitudine

lunedì 1 luglio 2013

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(d’estate la filosofia si immalinconisce, forse perché non sufficientemente temprata dai ghiacci della sistematica razionalità nordico-teutonica…)

Il 21 giugno mi trovavo a passeggiare e, avendo notato quanto la vegetazione si fosse infoltita e arricchita di forme e colori nel giro di poche settimane, ho provato a figurarmi una sorta di plenitudine della verditudine, un picco, un vertice, qualcosa che contenesse in sé il compimento, la perfezione, il momento apicale di tutto quel che avevo dinanzi agli occhi, subito dopo il quale comincia inesorabile il declino, lo sbiadire di quel verde brillante, il suo lento sbocconcellarsi ed infine l’apoptosi (similmente all’allungarsi delle giornate dovuto al raggiungimento del punto di declinazione massima del moto apparente del sole lungo l’eclittica, fenomeno noto come solstizio d’estate).
Immagino che le mie sensazioni fossero del tutto illusorie sul piano scientifico (forse un po’ meno dal punto di vista estetico), ma questi pensieri hanno richiamato alla memoria due episodi teoretici – se così si può dire – circa la modalità della percezione delle forme e del divenire.
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