Posts Tagged ‘pessimismo’

Utopia nera

venerdì 3 marzo 2017

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Thomas Ligotti, nella sua cupa, tremenda ed implacabile Cospirazione contro la razza umana, parte dall’argomento dell’infondatezza che sia meglio esserci piuttosto che non esserci. L’opinione corrente e più diffusa nella razza umana è che esistere è bene, e le pene e i dolori che pure in questa vita-bene-in-sé sovrabbondano, non ne comportano un rifiuto (che sarebbe invece logico ed opportuno), visto che se va male oggi domani potrebbe andare meglio: ma a parere di Ligotti, tutto ciò è infondato, illusorio, pura immaginazione che gira a vuoto. E se, come parrebbe logico, dietro vi fosse l’inevitabile corso bioevolutivo, ciò non alleggerirebbe di un grammo la crudeltà dell’esistenza.
Gli si potrebbe opporre che anche la sua tesi – ovvero che la vita è maligna e che dunque sarebbe meglio non esserci – non ha alcun fondamento razionale, anche se temo che le frecce a disposizione del suo arco sarebbero ben più numerose: nasciamo per caso, viviamo una vita per lo più ricolma di insensatezze, fastidi, dolori, inutili preoccupazioni che non compensano affatto le rare gioie, crepiamo (più o meno malamente) e di noi non resta traccia. Polvere che torna polvere. Ciò non toglie che le idee dei guastafeste, come quelle del filosofo norvegese Zapffe o di Schopenhauer da lui condivise, vengano malviste e ostracizzate dalla moltitudine umana. Meglio ridere, godere e ballare come degli scemi, anche se si vive affacciati sull’orlo dell’abisso.
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VITA, SIGNIFICATO DELLA

venerdì 30 dicembre 2016

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«Ogni altra creatura del mondo è insensibile al significato. Ma quelli come noi, sul più alto gradino dell’evoluzione, sono saturi di questa brama innaturale, che ogni esauriente enciclopedia filosofica riporta alla voce VITA, SIGNIFICATO DELLA.»

«La natura procede per errori, è così che funziona. E così funzioniamo anche noi. Quindi, se anche avessimo errato nel considerare la coscienza un errore, perché fare tante storie? La nostra autorimozione dal pianeta sarebbe comunque una splendida mossa, un’impresa così radiosa da offuscare il sole. Cosa abbiamo da perdere? Nessun male accompagnerà la nostra dipartita dal mondo, e molti dei mali che conosciamo si estinguerebbero con noi. Perché allora posticipare il più meritevole capolavoro della nostra esistenza, e forse l’unico?»

Ora, il Thomas numero 1 (Ligotti, autore dei brani sopra riportati e tratti da La cospirazione contro la razza umana), fa a pugni con il Thomas numero 2 (Nagel, filosofo della scienza che non si capacita che la mente e la coscienza siano riducibili a fenomeni chimico-meccanici per lo più casuali).  Lo scontro tra i due Thomas avviene qui sul mio scrittoio, e le loro teorie si affrontano a spada tratta pure nella mia mente, la quale, eccitata ed insieme smarrita, non sa più se sia meglio non saperne nulla (e soffrire) o sapere tutto (e soffrire lo stesso). Un dolore sordo e inconscio contro uno pungente e consapevole.
Con questo amletico dubbio si conclude l’anno, nel quale come sempre traklianamente sono stati apparecchiati un bene e un male – ma per alcuni solo mali.
Tanto l’anno nuovo sarà radioso e traboccante di gioia, no?

Leopardi progressivo

venerdì 24 ottobre 2014

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Era il titolo di un saggio del filosofo e militante del Pci Cesare Luporini, scritto nell’immediato secondo dopoguerra e che ebbi la fortuna di leggere una trentina di anni fa, nel contesto di un esame universitario – contesto obbligato che non mi impedì di apprezzarlo, anzi di trovarla una delle letture più esaltanti dei miei vent’anni. Ovviamente, insieme alla lettura degli idilli, dei canti, delle operette morali e di qualche passo sparso dello Zibaldone. Oggi ripartirei da quest’ultimo e me lo leggerei integralmente – se solo potessi, qualche pagina ogni giorno.
Il saggio di Luporini mi è tornato alla mente qualche sera fa, nel corso della visione del film di Martone Il giovane favoloso. Non sto a dare giudizi articolati su di esso: indiscutibilmente bravo l’interprete, con qualche sbavatura ed eccesso la sceneggiatura – rimane il fatto che occorre avere parecchio fegato per cimentarsi in un film su Leopardi. Quel che però è assolutamente apprezzabile del lavoro di Martone è da una parte l’immagine vitale e proiettata nel futuro del poeta di Recanati che ne vien fuori, e dall’altra l’essere riuscito ad articolare in poco più di due ore la summa, gli snodi essenziali, il filo del progresso mentale, psicologico ed intellettuale di Leopardi – che non è certo cosa facile. Ed è forse questo il motivo per cui mi è tornato in mente quello scritto.
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POLITICA SKEPSIS (con venature più o meno sottili di pessimismo)

venerdì 23 gennaio 2009

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Sono per natura allergico ad ogni forma di potere. Sono fatto così, non ci posso far niente. Sarà il mio ribellismo innato, l’insofferenza isolana, l’indole anarcoide e libertaria, la forma mentis dovuta alla formazione illuminista e marxista… ma proprio non riesco a digerire stati, autorità, chiese, partiti, capi e capetti. Intendiamoci: so bene che, giusto per fare un esempio, senza uno straccio di stato (le regole minime della convivenza) gli individui sarebbero più belluini e narcisisti di quanto già non siano; così come non mi perito certo di esercitare forme di potere e di controllo sui ragazzini esagitati che frequentano la biblioteca dove lavoro; ma sono anche convinto che non stia lì la soluzione.
D’altra parte al momento non vedo nemmeno profilarsi all’orizzonte modalità alternative di convivenza. Ometto poi del tutto di parlare della faccenda del potere di un individuo su un altro – potere che viene esercitato sempre e comunque ogni qualvolta si allacci una qualche forma di relazione. Quella del potere, del resto, è questione spinosa e complessa, che non intendo qui nemmeno cominciare a trattare (frase retorica per dire: accontentatevi di illazioni o impressioni immediate e non sempre fondate).
Comunque, sarà forse per questa atavica e inveterata insofferenza, nonché per una inclinazione scettico-critica tipica dell’attitudine filosofica, che mi vedo costretto a ribadire le mie fortissime riserve sul cosiddetto “nuovo corso” americano.

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