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La nazione delle piante (l’unica che mi piace)

giovedì 28 marzo 2019

art. 1 – La Terra è la casa comune della vita. La sovranità appartiene ad ogni essere vivente

art. 2 – La Nazione delle Piante riconosce e garantisce i diritti inviolabili delle comunità naturali come società basate sulle relazioni fra gli organismi che le compongono

art. 3 – La Nazione delle Piante non riconosce le gerarchie animali, fondate su centri di comando e funzioni concentrate, e favorisce democrazie vegetali diffuse e decentralizzate

art. 4 – La Nazione delle Piante rispetta universalmente i diritti dei viventi attuali e di quelli delle prossime generazioni

art. 5 – La Nazione delle Piante garantisce il diritto all’acqua, al suolo e all’atmosfera puliti

art. 6 – Il consumo di qualsiasi risorsa non ricostituibile per le generazioni future dei viventi è vietato

art. 7 – La Nazione delle piante non ha confini. Ogni essere vivente è libero di transitarvi, trasferirsi, vivervi senza alcuna limitazione

art. 8 – La Nazione delle Piante riconosce e favorisce il mutuo appoggio fra le comunità naturali di esseri viventi come strumento di convivenza e di progresso

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Lo scienziato e neurobiologo vegetale Stefano Mancuso ha scritto una vera e propria carta dei diritti dei viventi dal punto di vista delle piante – e poco importa che si tratti comunque di una visione antropocentrica, noi umani ci siamo messi al centro e noi umani dobbiamo risolvere il problema (magari togliendoci dal centro).

Apologetica vegetale

domenica 20 giugno 2010

[Sommario: Il mondo vegetale – L’anima tripartita di Aristotele – Critica alla gerarchia dei viventi – L’intelligenza vegetale – Olismo – La filosofia della natura di Hegel – L’organismo vegetale – Poesia ed estetica delle piante – Sostanza spinoziana e soggetto hegeliano – Natura e alterità – La pretesa superiorità dello spirito – L’orizzontalità degli esseri – Immanenza e paesaggio]

Ho sempre avuto una grande predilezione, che rasenta l’adorazione, per il mondo vegetale. Amo il vegetale che c’è fuori di me, in tutte le sue forme, così come amo il vegetale che c’è in me – seguendo la lezione di Aristotele, che tripartisce la nostra natura assegnandone una porzione all’anima vegetativa. Mi discosto però dall’antico maestro, e da tanta parte della tradizione occidentale che a lui fa capo, per quanto concerne la concezione gerarchica degli esseri: minerali, vegetali, animali e umani (e il resto – che è un “residuo” della superbia classificatoria)  essendo semmai tutti sullo stesso piano, enti orizzontali e connessi in un’unica modalità – immanente ed eterna – dell’essere, con nessuno di essi che valga meno o più di ogni altro; le gerarchie essendo frutti (bacati) della nostra mente malata di eccesso di protagonismo; ed essendo infine noi umani semplici coprotagonisti, alla pari di tutte le altre “creature”. Né più né meno.
(Ecco perché, oltretutto, la questione della giustizia e dell’eguaglianza, oltre che essere cocente – e cogente -, ha anche un suo proprio fondamento ontologico).

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