Posts Tagged ‘prassi’

Terra di mezzo

venerdì 31 dicembre 2010

(È l’unico augurio che mi sento di formulare, in questa fine-inizio che periodicamente ci inventiamo, a ricordarci che è solo nel mezzo del circolo e del ciclo eterno delle cose che siamo e consistiamo..)

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Siamo gettati nel mezzo. L’inizio e la fine – i nostri limiti estremi – sono e restano inintelligibili. Ci immaginiamo che lungo quelle linee – il sorgere e il tramontare di una vita individuale – si nasconda chissà quale mistero o significato. Non solo religioni, teologie e cosmologie, anche la filosofia più disincantata non riesce ad abbandonare il territorio della metafisica individuale: qual è il significato ultimo dell’inizio e della fine? Di ciascun inizio e di ciascuna fine?
Ma è bene ad un certo punto lasciare quelle terre insidiose – i confini che tanto ci tormentano. E con esse, il gioco imperscrutabile delle possibilità e dell’annientamento di ogni possibilità. Per avventurarci nella terra che ci è davvero data – la terra di mezzo. Quella nella quale possiamo giocare una parte, seppur minima. Determinare qualcosa, fosse anche un frammento di realtà o di significato. Il piccolo apporto di una creatura così insignificante come quella di un hobbit: paradosso dell’insignificanza che genera significati!

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Sinistro immaterialismo

lunedì 1 novembre 2010

Per quanto il simbolico vada sempre ricondotto al materiale, fatico non poco a ragionare in termini politici “classici”, in un’epoca in cui la sostanza delle cose è ridotta ad apparenza, a fatue e cangianti superfici, mentre regna sovrano il marasma del tanto peggio tanto meglio. Con oltretutto il desolante ed incontenibile spettacolo di una deriva cialtronesca e parolaia (quando non spudoratamente criminale) della classe dominante, mai stata dirigente quanto piuttosto digerente (e defecante) in questo povero paese. Anzi, pare proprio che al peggio non ci sia limite.
L’indecoroso spettacolo attraversa tutti gli schieramenti e (quasi) tutte le (de)formazioni politiche: naturalmente lo stile fascistoide, machista e volgare della destra italiana è diventato egemone e detta l’agenda politica, mentre la “sinistra” (o quel che ne rimane) balbetta ed esprime, al più, la questione della leadership per le prossime elezioni, ponendosi di nuovo (ed anzi, definitivamente) sul medesimo terreno dell’avversario.
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L’opacità della politica

sabato 3 aprile 2010

“Se un’inversione di rotta è possibile immaginare […] essa non potrà provenire né dalla mano invisibile delle derive impersonali dell’economia, né da quella visibile di una qualche avanguardia dotata di un’adeguata tecnologia del potere, bensì dalla scelta consapevole di un numero ampio d’individui liberamente cooperanti nel compito impervio di vivere qui e ora – non di “progettare”, né tantomeno di “costruire”, ma di praticare – rapporti sociali radicalmente diversi”. (M. Revelli, Oltre il Novecento).

Ovunque io guardi alla situazione della politica oggi in Italia, mi viene in mente un solo aggettivo: opaco. E’ opaca la maggioranza degli elettori: eternamente moderata, impaurita, rancorosa, piccolo-borghese, e, all’occasione, un po’ fascistoide (d’altra parte la sinistra non è mai stata maggioritaria in questo paese – s’intenda poi con “sinistra” quel che si vuole). A tal proposito è quantomai opaca la differenziazione destra/sinistra, con quella non meglio identificata convergenza al centro. Si è inoltre costituito un ampio schieramento astensionistico (il primo vero partito), anch’esso opaco, che sembra non preoccupare molto il potere – sarà che il vuoto in politica non può esistere.
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L’accetta di Lukàcs

giovedì 19 marzo 2009

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Approfittando, anche se con un po’ di ritardo, del commento lasciato nell‘Altra stanza da Matteo, il compagno di banco di Valerio, giovanissimi frequentatori del blog – torno un momento su Schopenhauer e sulla sua celebre, quanto irritante, posizione circa il rapporto tra pensiero filosofico e azione morale, teoria e prassi. Egli sostiene che il filosofo non è per nulla impegnato dagli insegnamenti della filosofia: “Che il santo sia un filosofo, è tanto poco necessario, quanto poco necessario che il filosofo sia un santo: come necessario non è che un uomo bellissimo sia un grande scultore o che un grande scultore sia pure un bell’uomo. Sarebbe d’altronde singolare pretendere da un moralista che non debba raccomandare se non le virtù da lui stesso possedute”. Che è come dire che è del tutto legittimo predicare bene e razzolare male. Schopenhauer conclude il suo ragionamento con una definizione di filosofia che non lascia molto spazio alla prassi: rispecchiare in concetti l’intera essenza del mondo, questo e non altro è filosofia.

E’ una posizione questa squisitamente “borghese” e “reazionaria”, direbbe il filosofo ungherese Lukàcs, in linea con la sua interpretazione della storia del pensiero filosofico moderno.

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Aforisma 9

martedì 14 ottobre 2008

Patire, agire, interagire: istruzioni per l’uso.

Patire: lasciare che le cose accadano: quasi sempre – specie nei giorni lavorativi e nella quotidianità.

Agire: solo eccezionalmente – e comunque nei dì di festa, e quando nostra signora “la” storia bussa alla porta.

Interagire: sempre – ma ricordarsi di non farlo solo con i simili e gli umani.

GEORGES LAPASSADE “CATTIVO MAESTRO”

lunedì 4 agosto 2008

Pubblico molto volentieri uno scritto della mia cara amica filosofa Nicoletta Poidimani in ricordo di Georges Lapassade, sociologo, pedagogo, filosofo, etnologo, antropologo… scomparso a Parigi il 30 luglio scorso. Era soprattutto un libero pensatore, un “cattivo maestro” e un “agitatore” (un  “tornado” come dice Nicoletta che lo ha conosciuto e lo ha praticato e studiato a fondo). Teoria e prassi, agire e pensare, partecipare e osservare, intervenire, trasformare, esserci, desiderare… l’una cosa inscindibile dall’altra. Ma lascio senz’altro la parola a Nicoletta il cui scritto è, oltre che molto interessante, di grande utilità dato che in rete c’è molto poco se non quasi nulla: non esiste infatti la voce “Lapassade” in Wikipedia-Italia e persino la versione francese riporta un articoletto striminzito. Mi risulta che alcuni suoi testi siano stati pubblicati o ripubblicati da Sensibili alle foglie, Pensa multimedia e Besa; Dallo sciamano al raver. Saggio sulla trance è stato ripubblicato nel maggio di quest’anno da Apogeo; non ho invece trovato tracce di L’analisi istituzionale pubblicato l’ultima volta nel 1998 da Isedi.

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In ricordo di Georges Lapassade, uno dei miei più importanti “cattivi maestri”

La sera del 30 luglio scorso mi è giunta la notizia della morte di Georges Lapassade. Non lo vedevo da qualche anno, e di recente, proprio in occasione di un seminario sull’analisi istituzionale in cui speravo di incontrarlo, mi avevano detto che le sue condizioni di salute si erano aggravate.

Lapassade è stato, con Luciano Parinetto, uno dei miei migliori “cattivi maestri”, e di questo gliene sono grata, perché da lui ho acquisito alcuni strumenti necessari per l’interpretazione e la critica dell’esistente, nonché per l’azione politica.

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AUTODETERMINAZIONE

martedì 23 ottobre 2007

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Il concetto di “autodeterminazione”, come forse tutti i concetti, ha una natura ancipite e bifronte. Mi spiego: se ne può tracciare un profilo puramente teorico, astratto, ma è nella prassi, nei movimenti storici e sociali che può essere scorto e osservato all’opera in tutta la sua sostanzialità.

Partiamo dal primo fronte, quello teorico. E’ forse per la prima volta in epoca illuministica che l’autodeterminazione viene teorizzata. Certo, non con questo nome, ma la critica radicale dell’autorità e della tradizione ne definiscono bene le coordinate di fondo. In particolare, la famosa definizione kantiana di illuminismo come uscita dalla minorità può attagliarsi benissimo a quel concetto: “illuminismo è la liberazione dell’uomo dallo stato volontario di minorità intellettuale che è l’incapacità di servirsi dell’intelletto senza la guida d’un altro; questa minorità è volontaria quando la causa non sta nella mancanza d’intelletto, ma nella mancanza di decisione e di coraggio nel farne uso senza la guida di altri. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti del tuo proprio intelletto”. Mi pare che una definizione concettuale di “autodeterminazione” non potrebbe essere più precisa.

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