Posts Tagged ‘progetto’

Se smonti questa classe qualcosa rimane sempre

venerdì 17 ottobre 2014

1--1063555-3D wall destruction - isolated on white bg

Sono ormai 8 anni (più o meno) che filosofo con i bambini.
E ogni volta non finisco di sorprendermi e di ringraziare gli dèi (in particolare quelli greci) e di esultare (discretamente, tra me e me) per le ore passate a veder scintillare quegli occhi e per aver ascoltato modi inauditi di dire cose antiche di millenni.
Qualche mattina fa, ad esempio, in sole 3 ore mi è passata davanti mezza storia della filosofia, senza che io nominassi un solo filosofo o una sola teoria filosofica. È bastato domandare, che dalle loro menti e bocche è uscito di tutto (ed anzi, una rigorosa comprensione del concetto del tutto):
-Eraclito (“ogni cosa cambia”)
-insieme a Parmenide e all’anànke, la ferrea necessità che incatena le cose (tutto è “tutto quello che c’è”, “non manca niente”, ma, soprattutto, “non ci può essere nient’altro” – qualcuno ha usato l’espressione “è troppo”)
-l’atomismo di Democrito (noi siamo polvere, particelle, “qualcosa che non può essere più piccolo, e che quindi è invisibile”)
-la sostanza di Spinoza, descritta con l’incredibile metafora del pongo, attraverso cui tutte le cose prendono forma
-l’idea hegeliana: se togliamo di mezzo e smontiamo questa classe resterà comunque qualcosa (visto che il nulla non esiste), sì, ma che cosa? Ovvio: la sua “forma” o “struttura”
-il nous (intelligenza) di Anassagora, descritto come “progetto” o “prototipi”
-persino il dibattito medievale tra nominalisti e realisti: come nascono i nomi?
(more…)

Annunci

Extravagante sorella morte

lunedì 4 ottobre 2010

Ho ripreso in mano in questi giorni alcune opere di Luciano Parinetto, in vista della stesura di un contributo per una raccolta collettiva che dovrebbe essere pubblicata nel 2011 (decennale della morte). Tra le pagine di uno dei libri c’era un foglio (extra) vagante del testo di una poesia dedicata alla “Sorella morte”, che Luciano scrisse nel luglio del 2001, pochi mesi prima della fine. Si tratta di un testo molto denso, che in realtà richiama parecchi dei temi di cui il filosofo bresciano si era occupato, e che si potrebbe quasi considerare una “summa” del suo pensiero sulla natura umana e sul suo rapporto con il cosmo e la materia.
Ora non so dire che cosa Parinetto pensasse di San Francesco, anche se l’allusione alla sua laude è piuttosto esplicita. Da materialista e ateo (o, per meglio dire, in posizione che intenda prescindere da ogni teismo o trascendenza e dalle sue conseguenti negazioni), avrebbe forse laudato la sua scelta pauperistica ed anticipatamente anticapitalistica, il conflitto con il potere costituito, la sua vicinanza alla natura e la pietas che lo legava al cosmo. E ne avrebbe poi indicato limiti e contraddizioni, com’era nel suo stile eminentemente dialettico.
Ma qui conta di più una concezione epicurea della morte, che è interruzione di quel progetto infinito e diveniente che è il farsi dell’umano, inscritto in un farsi terrestre che lo ingloba, ma che resterebbe muto ed insensato (ad occhi umani), senza l’incessante tessitura di sé. E senza il desiderio di mutare ciò che è indegno.

(more…)