Posts Tagged ‘proletari’

Marxionne

mercoledì 7 agosto 2013

marchionne-americano

Leggevo qualche giorno fa un articolo di Lucio Villari a proposito del Marx artista incompreso, dove lo storico rilevava ad un certo punto come le opere di Marx, su tutte Il Capitale, avessero in verità completamente mancato il bersaglio (non so come direbbero gli esperti di marketing editoriale oggi, parlerebbero forse di un errore di target): il filosofo e rivoluzionario tedesco finisce cioè per rivolgersi, suo malgrado, a coloro di cui veniva auspicata la dissoluzione – i quali, sottolinea Villari, fanno ovviamente orecchie da mercante. La prima edizione del primo libro del Capitale, uscita nel 1867, venne infatti accolta da un fragoroso silenzio – sia negli ambienti borghesi (gli unici che avrebbero potuto comprenderlo) sia in quelli proletari (per manifesta incapacità intellettuale).
È questa una vecchia storia, che la scuola di massa e la diffusione della cultura (facilitata oggi virtualmente dalla rete) non hanno ancora potuto risolvere: de te fabula narratur – proprio te di cui stiamo parlando sei l’ultimo a saperlo (quando va bene, perché spesso, invece, manco vieni a saperlo).

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Le ceneri di Bologna

lunedì 2 agosto 2010

Non avevo ancora compiuto diciott’anni il 2 agosto 1980.
Sto faticosamente cercando in questi giorni di rivivere il clima di quel periodo della mia vita. Da quel che posso ricordare, oltre al dolore e allo sconcerto nell’immediato, si trattò in ultima analisi di una sorta di iniziazione traumatica alla storia: ecco, forse la strage di Bologna (e più in generale i fatti di quei mesi) significarono per me il definitivo abbandono dell’epoca d’oro dell’infanzia e l’ingresso nell’età adulta.
La memoria è un meccanismo complicato, ben lontano dall’essere stato indagato a fondo: ci sono scomparti vivi e altri impolverati, alcuni rimossi e altri ancora vuoti o che non sono nemmeno stati registrati. E però nemmeno questo modo di intenderla funziona: essa è, per certi aspetti, un organismo vivente che concresce con la nostra biografia, e, come ogni bios, è selettiva, assorbe alcune cose, altre le scarta, ma soprattutto le stratifica e rimescola e confonde di continuo. Fino a  diventare un mostro deforme.
Se dunque tale deformità (che è sempre una difformità dall’esperire originale – che pure era già un  interpretare – e dunque una sua continua reinterpretazione) non ha ancora stravolto quella zona del ricordo, il 2 agosto di trent’anni fa, quando dalla radio appresi che “una caldaia era esplosa nella stazione di Bologna”, il mio pensiero corse ai miei genitori e a mio fratello partiti il giorno prima per la Sicilia, con uno di quei treni estivi stipati di migranti di ritorno, bambini e valigie, in una babele di voci, accenti e dialetti. Proletari inurbati di recente che tornavano al paese.

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