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Retropensieri

giovedì 31 marzo 2011

Esiste un nazismo linguistico, prima ancora di una generica violenza verbale, una mentalità cioè ben installata nella testa e nel retropensiero che informa gesti, azioni, parole.
Del discorso lampedusano di Berlusconi di ieri non mi ha colpito il qualunquismo (nel senso del Cetto di Antonio Albanese, per sua stessa ammissione ampiamente superato dalla realtà), ma quel nazismo inconscio e però costitutivo.
Quando ho sentito dire che l’isola di Lampedusa doveva essere “liberata”, “svuotata”, “ripulita”, il mio pensiero è corso inevitabilmente al motto “Pulizia e salute” che stava alle porte di Mauthausen. Non è l’Italietta cialtrona di Cetto Laqualunque, ma quel riferimento igienico-immunitario a mettere davvero i brividi: esso rivela il retropensiero nazista del berlusconismo, con quella sua caduta tipica di ogni diaframma tra linguaggio politico e linguaggio biologico (in verità, con la caduta di ogni diaframma tra ragione e istinto).
Immunitarismo confermato, se anche ce ne fosse bisogno, da quel teatrale “sono anch’io lampedusano” – e gli altri, come icasticamente detto da Bossi,  “föra di ball”: non è un caso che nel nazileghismo Berlusconi abbia trovato il perfetto alleato ideologico, oltre che pratico-politico. Salvo però essere lampedusano e “comunitario” a modo suo: con una casa (magari abusiva) da qualche milione di euro!
E poi, una volta ripulita l’isola, ci si può anche fare un bel campo da golf (e chissà, magari – ma solo in seconda battuta – persino una scuola…).