Posts Tagged ‘quantità’

Settimo fuoco: entropè

mercoledì 27 aprile 2016

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Etica – estetica – scienza
tenteremo di far convergere questi filoni di pensiero e di ricerca, di riunificare cioè quel che per troppo tempo (specie dal XIX secolo in poi) è rimasto separato.

Carlo Rovelli – nelle sue brillanti Sette brevi lezioni di fisica – lo fa allusivamente.
Enzo Tiezzi – nel testo base di questa sera, Fermare il tempo – lo fa programmaticamente: tanto è vero che il sottotitolo è Un’interpretazione estetico-scientifica della natura.
[A tal proposito occorrerebbe subito perorare la causa di ben due riunificazioni urgenti:
a) quella tra due aspetti della natura, già chiaramente identificati da Galileo, ovvero quantità (proprietà primarie della materia) e qualità (secondarie, inessenziali) – la prima oggettiva, e dunque misurabile, l’altra soggettiva, e dunque poco attinente ad una conoscenza rigorosa. È un argomento affascinante, del quale ho diffusamente parlato qui, ma che ci porterebbe troppo lontano.
b) e quella – ormai vetusta ed incomprensibile – tra scienze naturali e scienze umane, tra cultura scientifica e cultura umanistica]

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Vivere all'(ultima) giornata

venerdì 16 marzo 2012

Seppure non si tratti di un tema originalissimo (specie in ambito letterario), è un vero peccato che Andrew Niccol abbia mancato l’obiettivo di realizzare una grande opera cinematografica sul tema del tempo – pur avendo, visti i precedenti, tutte le carte in regola per riuscirci. Poteva scegliere tra due modelli di sceneggiatura: quella raffinata e dalle atmosfere rarefatte di Gattaca (film che ritengo uno dei capolavori insuperati della Bioepoca) o in alternativa la via più facile del thriller adrenalinico, con il rischio però di scadere in una trama dall’intreccio banale e scontato. Ha purtroppo optato per la seconda strada e In time è così diventato un film dalle grandi promesse e premesse, in gran parte tradite. Anche se forse non sarà lo stesso per l’esito commerciale.
Ciò non toglie che se ne possa ricavare una qualche considerazione filosofica a margine, anche perché, al di là della realizzazione filmica e della mancata riuscita artistica, i temi sollevati sono comunque tutti di grande rilievo. In particolare quello, di ascendenza bergsoniana, della spazializzazione del tempo, assurta nel mondo immaginato da Niccol ad unico metro di misurazione della vita umana, unica moneta di scambio, unico valore. Tempo mercificato dunque, ma soprattutto vita umana integralmente quantificata attraverso un radicale rovesciamento di quel che si crede od immagina che sia l’essenza costitutiva dell’umano, e cioè l’indeterminata potenza di esistere – libertà ed insieme possibilità. Che era poi il nodo essenziale di Gattaca, e il discrimine tra i validi (gli umani programmati e predeterminati) e i non-validi (gli umani nati sotto l’antica legge del caso).
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Catalogo delle passioni: elefantiaca avidità

lunedì 23 gennaio 2012

Bombardato dalle quantità tabellari e dal serioso chiacchiericcio economico che imperversa per ogni dove da qualche tempo, ho provato a domandarmi se tutto ciò non corrisponda forse ad una qualche fondamentale tendenza della natura umana. Se cioè la dittatura del quantitativo e i relativi miti che lo accompagnano, non siano da ricondurre ad una qualche inveterata ed insopprimibile passione, e se dunque la loro maschera iperrazionale (fatta appunto di numeri, tabelle e ragione calcolante e strumentale) non sia in realtà il camuffamento di una qualche banalissima pulsione biologica e paraanimale. Insomma, scimmioni implumi (e non sempre) incravattati e impomatati, che compilano i loro grafici e giocano con i loro rating. Ho allora deciso di rivolgere la domanda direttamente ad uno dei miei analisti preferiti delle passioni, che con poche parole e con geometrica precisione ha provato a disegnarle in alcune celebri pagine del suo testo più importante – sto naturalmente parlando del maestro Baruch Spinoza e della sua Etica.

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Qualitativa verditudine

domenica 19 giugno 2011

“C’erano file di pini, cipressi, macrocarpe, olmi, pioppi,
lecci, tigli, magnolie, cedri del libano, cedri atlantici,
querce rosse, mimose, acacie americane: color verde cupo,
verde argenteo, verde squillante, verde tenero,
verde luminoso.” (P. Citati)

[Sommario: Qualità primarie e secondarie in Galilei –  Dittatura del quantitativo – Inserzione primaverile – Teoria dei colori – Morfologia e metamorfosi in Goethe – Gli indiscernibili di Leibniz – Dispositivi marxiani – Oggettività e riduzionismo – Totalità qualitativa – Io e la verditudine]

Vi è una chiara opzione quantitativa nella mentalità tecnoscientifica che caratterizza la modernità. Non ha una sua necessità ontologica assoluta (molte culture hanno storicamente optato per altri tipi di mentalità o immagini diverse del mondo), ma è quella con cui, nel bene o nel male, ci troviamo a fare i conti ogni giorno – e che pare aver avvinghiato l’intero pianeta. Potenza, insieme, della tecnica e del capitale.
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Sinistro immaterialismo

lunedì 1 novembre 2010

Per quanto il simbolico vada sempre ricondotto al materiale, fatico non poco a ragionare in termini politici “classici”, in un’epoca in cui la sostanza delle cose è ridotta ad apparenza, a fatue e cangianti superfici, mentre regna sovrano il marasma del tanto peggio tanto meglio. Con oltretutto il desolante ed incontenibile spettacolo di una deriva cialtronesca e parolaia (quando non spudoratamente criminale) della classe dominante, mai stata dirigente quanto piuttosto digerente (e defecante) in questo povero paese. Anzi, pare proprio che al peggio non ci sia limite.
L’indecoroso spettacolo attraversa tutti gli schieramenti e (quasi) tutte le (de)formazioni politiche: naturalmente lo stile fascistoide, machista e volgare della destra italiana è diventato egemone e detta l’agenda politica, mentre la “sinistra” (o quel che ne rimane) balbetta ed esprime, al più, la questione della leadership per le prossime elezioni, ponendosi di nuovo (ed anzi, definitivamente) sul medesimo terreno dell’avversario.
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Trinacriablog – 8 (e ultimo). Physis kai techne

lunedì 7 settembre 2009

Con la circolarità tipica del pensiero, concludo questa parentesi siciliana con un post che doveva in realtà stare all’inizio, dato che è sorto un mese fa dalle acque che circondano l’isola, subito dopo il mio arrivo in Sicilia. Del resto non c’è inizio, non c’è fine, se non attraverso segni e convenzioni che spezzettano il mondo e ce lo rendono fruibile.
Siccome avrei potuto intitolarlo anche “natura ovvero tecnica”, un po’ come succede per il sive spinozista, potrebbe anche servire a riprendere il filo dei discorsi lasciati in sospeso, a connettere il prima con il dopo – anche se quel vacuum del mezzo è solo illusorio, se è vero che i pensieri e le questioni aperte sono sempre le medesime e agiscono sottotraccia, senza mai concedere un’effettiva tregua. Forse, soltanto il respiro riesce talvolta a farsi più largo e disteso, e questo è sempre un bene. Del resto ero “a casa” nella mia isola, sono “a casa” anche qui, per quanto costretto nel flusso angusto della quotidianità. Cercherò allora di far mio il motto filosofico-nostalgico di Novalis provando a trovarmi dappertutto come a casa – ma perché, in ultima analisi, la mia vera casa è dappertutto.
Ad ogni modo ben ritrovati, amiche e amici della Botte!
Si ricomincia ancora una volta a filosofare…

Torreciavole

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APOPTOSI II – Riflessioni su vecchiaia e dintorni

sabato 1 novembre 2008

(Queste note sparse compariranno sul blog proprio mentre sarò in viaggio per la Sicilia – magia tecnologica! Mi recherò laggiù ad onorare i miei vecchi – i vivi e i morti. Innanzitutto mio padre, che ancora non lo sa, e cui conto di fare una sorpresa per il suo ottantesimo. E poi mio nonno, che riposa in un suggestivo cimitero tra i Nebrodi, all’ombra di una torre mezza saracena e mezza normanna).

“Non c’è nulla di bello nell’invecchiare: la saggezza? che cos’è? forse soltanto il sapere che ci si sta inesorabilmente staccando dalla vita” – così qualche tempo fa mi disse una mia utente in biblioteca, una signora distinta che legge molto e bene, in risposta ad una mia osservazione sulle virtù della vecchiaia.

Tutt’altra opinione quella di Eugenio Scalfari a conclusione del suo recente libro autobiografico: “Sono dolcissimi quei frutti, perciò io sostengo che la vecchiata è una bella stagione e vale la pena di viverla in una quiete senza ignavia”.

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