Posts Tagged ‘reazione’

JJR 3 – Rousseau reazionario

venerdì 30 marzo 2012

“Commencez par resserrer vos limites
(J.J.Rousseau, Sur le gouvernement de Pologne)

Accanto ad un Rousseau rivoluzionario (quello del secondo Discorso e di alcune idee contenute nel Contratto Sociale) c’è un Rousseau altrettanto convintamente reazionario. Se ne trovano tracce un po’ in tutta la sua produzione filosofica e letteraria – ma direi che il testo che più rappresenta questo suo aspetto è il romanzo epistolare Giulia o la Nuova Eloisa, che fu tra l’altro un vero e proprio best seller per l’epoca.
Al di là della vicenda (abbastanza noiosa) ci viene descritta una comunità che nella mentalità di Rousseau assume caratteristiche archetipiche: quello di Clarens è un vero e proprio modello insulare di convivenza e di risoluzione delle controversie umane. A metà strada tra il naturalismo sauvage e il familismo patriarcale, Rousseau pare qui alludere al sogno di una convivenza fuori del tempo, autarchica, più Gemeinschaft (comunità, appunto) che Gesellschaft (società atomizzata), un idillio più che un progetto politico, una presa di distanza dalle affollate ed insensate capitali per immergersi nella ciclicità della vita rurale. Proprio per questo occorre un rigido ordine gerarchico: ruoli, riti sociali, differenza di genere, apologia del lavoro – tutto comporta una quotidianità pacificata, ed una tonalità reazionaria talvolta imbarazzante.
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Brucia l’identità

mercoledì 3 agosto 2011

(mentre scrivo queste note, è la brutale realtà a bruciare: esplodono le sacrosante rivolte dei migranti reclusi nei campi di concentramento a Bari e a Capo Rizzuto, o quelle dei neoschiavi di Nardò; contemporaneamente altri muoiono soffocati nei campi galleggianti che fanno la spola tra una sponda e l’altra del Mediterraneo)

Noto con un misto di rammarico, stupore – e però anche, devo confessarlo, con una punta di eccitazione intellettuale -, che nulla come le radicali critiche alle identità, la loro revoca in dubbio, suscita reazioni altrettanto viscerali. Su questo blog in genere si discute pacatamente, anche quando non si è d’accordo, senza mai strillare. Le uniche volte in cui i toni si sono davvero accesi, andando sopra le righe, si è trattato di questioni identitarie: era successo qualche tempo fa con la “questione maschile” (ho addirittura dovuto chiudere ai commenti i 2 post, cosa mai successa); è capitato di nuovo, anche se in maniera più circoscritta, con la questione del “multiculturalismo” o del “meticciato” dopo i fatti di Norvegia.
Questi due episodi possono anche non indicare nulla (e del resto questo blog è piccola cosa nel mare magnum delle discussioni in rete), e tuttavia mi fanno sospettare che il concetto di identità sia un nervo scoperto, qualcosa che brucia e che tocca sensibilità profonde. Anche, se non soprattutto, quando non riguarda (almeno apparentemente) la propria ma quella altrui – poiché è sempre l’alterità ciò che insinua dubbi, come se il volto dell’altro restituisse un’immagine diversa di sé. Se n’è già discusso in altre occasioni, soprattutto in riferimento all’interminabile riflessione sulla natura umana, ma credo occorra ritornarci.
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Twilight, fiaba filosofico-reazionaria

lunedì 16 agosto 2010

“L’aspirazione all’immortalità personale
altro non è se non una ripresentazione
della massima Begierde animale,
quella dell’autoconservazione“.
(Luciano Parinetto a proposito di Schiller)

Naturalmente bisognerebbe prima intendersi per lo meno su due termini: fiaba e reazionario (tralasciando il terzo, che forse è un po’ abusivo in questo caso, ma pure cercherò di spiegarne la presenza). Mettiamola così, senza troppe complicazioni: fiaba – secondo Propp, Bettelheim, ecc. – è all’ingrosso quella struttura narrativa e simbolica diffusa in tutte le culture che mette in scena i conflitti esistenziali di base (bene/male, vita/morte, paura, felicità) secondo uno schema dialettico più o meno ricorrente e ripetitivo. Storie orali semplici da mandare a memoria, adatte anche ai bambini. Cappuccetto Rosso ne è l’incarnazione archetipica perfetta, direi. Mentre la reazione è – appunto – una reazione allo scardinamento della fissità, delle tradizioni, del consolidato: un fissarsi su valori (più o meno apparenti) che si presume vengano messi in discussione. E un movimento di ritorno e di ripristino.
Ed ora veniamo alla grande saga del crepuscolo che tanto sta facendo impazzire gli adolescenti di mezzo mondo (ma non solo, tanto per tornare a quel che si diceva qualche post fa). Gli ingredienti di cui sopra ci sono tutti: la bella e la bestia (oltretutto la protagonista si chiama Bella, da Isabella), il conflitto tra bene e male, l’amore e la morte, il tutto amplificato dalla figura terrifica del vampiro, che non comincio nemmeno ad analizzare (il sangue, la soglia vita/morte, la notte, la metamorfosi, l’eros, ecc.). (more…)