Pneuma: il respiro di tutti gli esseri viventi

(traccia dell’incontro del Gruppo di discussione filosofica del 14 febbraio 2022)

Le piante, il respiro, la natura metamorfica saranno i tre temi, tra di loro strettamente connessi, di cui parleremo stasera. Per farlo, specie per quanto concerne il primo e il terzo tema, ci serviremo di due testi: La vita delle piante di Emanuele CocciaLa metamorfosi delle piante di Goethe.

1. Piante-arché
Ed è proprio Goethe a darci il là per l’attacco di stasera: «Nello spirito umano come nell’universo non vi è nulla che stia sopra o sotto». Il primo atteggiamento da assumere di fronte al mondo vegetale è proprio quello della deposizione di ogni forma di antropocentrismo o di zoocentrismo. La metafisica della mescolanza che Coccia propone, assume il punto di vista (che è un punto di vita) delle piante come decostruzione di ogni gerarchia del vivente e critica radicale di una non più tollerabile secessione umana dalla natura. Il mondo delle piante è esemplare della interconnessione delle forme di vita, della loro complementarità, del fondamento orizzontale di tutti i punti di vista-punti di vita. E ciò è proprio delle piante in quanto fondatrici del mondo della vita di cui siamo parte.
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Il respiro dell’altro

Strano che si rifletta così poco sull’ascolto del respiro (sia del proprio che dell’altro) in alcuni momenti della vita quotidiana. Prendiamo ad esempio il momento in cui ci si addormenta accanto ad un’altra persona, che è piuttosto comune (anche se non vale per tutti), in particolare accanto alla persona amata.
Addormentarsi nel respiro dell’altro – respirare il respiro dell’altro e sentire reciprocamente questo respiro e il suo venir meno, il suo spegnersi percettivo nel sonno – è un’esperienza di intimità tra le più profonde e intense che si possano fare.
Con però un’ombra, quasi un lato oscuro: poiché il respiro è la vita, e il sonno è un’anticipazione della morte (una piccola morte), questo cedere percettivo del respiro e sprofondare nel nulla insieme all’altro, può essere anche – a posteriori – angoscioso. Ma ritrovare il respiro – il proprio e quello dell’altro – al risveglio, ci riconcilia con quell’intimità vitale.
La respirazione è uno degli atti più comuni (nel senso della profonda comunanza e mescolanza degli esseri) che ci siano: respirare la medesima aria dell’altro, respirare il respiro dell’altro, vivere e sentir vivere e palpitare la vita dell’altro.
Tra queste esperienze credo che un vertice – da me mai provato – sia accogliere nel proprio respiro il respiro del figlio che si addormenta. Se l’ho provato da figlio – di sicuro come esperienza originaria e indelebile – non l’ho mai provata da padre, e ne ho nostalgia. Come di un filo interrotto nella catena del respiro.
Ma il respiro è grande, e noi – come ci ricorda Coccia nel suo bel saggio sulla Vita delle piante – siamo totalmente immersi nel respiro del mondo vegetale. Nello pneuma, nel soffio vitale. È in noi, così come noi siamo in lui.

Pneuma

Viene spesso evocato il respiro. Credo sia un tema filosofico-antropologico da sviscerare. Gli effetti più drammatici del Covid colpiscono le persone anziane – ma non solo – proprio in uno dei loro punti più deboli, e mozzano loro il respiro. George Floyd, la cui brutale aggressione e uccisione ha riacceso il movimento Black Lives Matter, diceva schiacciato a terra I can’t breathe,”non riesco a respirare”. Tutti boccheggiamo in quest’epoca – soffocati dall’aria irrespirabile delle metropoli, ma più in generale saturi di cose, notizie, informazioni, incombenze: sia l’aria fisica che quella spirituale sono pessime. Sentiamo infine – per lo meno io lo sento – la necessità di fare un lungo respiro prima di agire o decidere (o anche astenersi dal farlo): fermarsi, prendere fiato, riflettere e poi procedere nel cammino. Laddove invece ogni azione sembra condurci in uno spazio chiuso, asfittico. Muri e costrizioni e pressioni di ogni tipo, anziché quiete, serenità e aria aperta.

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