Posts Tagged ‘rilke’

Animalità: nostalgia delle origini o concetto-progetto?

martedì 15 luglio 2014

Grazie all’amico Marco Liberatore, collaboratore dell’associazione culturale Doppiozero, per il cui sito web sta tra le altre cose curando una nuova rubrica filosofica di pensiero critico contemporaneo, è comparso nel suddetto spazio online un mio scritto sui temi dell’animalità e della natura umana – temi spesso trattati sul blog, che ho cercato di risistemare secondo una prospettiva filosofico-critica più ampia, a partire dal recente testo di Felice Cimatti Filosofia dell’animalità.

Lo si trova a questa pagina:

http://www.doppiozero.com/materiali/soglie/animalita-nostalgia-delle-origini-o-concetto-progetto

scaryart

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L’aperto

venerdì 27 giugno 2014

klimt_hope2

(La poesia di Rilke di cui pubblico qui sotto un ampio stralcio – la celebre ottava delle Elegie duinesi, che tanto ha mosso a riflessione i filosofi da Heidegger, seppure per opposizione, ad Agamben – è di per sé un piccolo ma densissimo saggio filosofico-antropologico come pochi altri. Mi sono limitato a trascriverne i passaggi e gli snodi essenziali, senza commentare, facendo semplicemente risuonare la parola del poeta, che qui non è affatto allusiva, ma anzi direi asseverativa. Quel che però ho cercato a lungo era un’immagine, un quadro, un simbolo, una qualche rappresentazione figurativa che corrispondesse a quella densità di pensiero e… alla fine mi sono arreso, era impossibile restituire un testo così attraverso un’unica immagine. Ho allora scelto il verso che trovo più angoscioso – Quanto è sgomento chi deve volare e proviene da un grembo – e l’ho legato al celebre quadro di Klimt che, a dispetto del titolo, evoca inquietudine se non addirittura orrore).

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Una passeggiata con Rilke

sabato 25 settembre 2010

Già il mio sguardo è volto al colle soleggiato,
al sentiero in cui muovo i primi passi.
Così, quel che intender non potevamo,
da lungi ci prende in piena visione –

e ci trasforma, non da noi raggiunto,
in quel che, quasi ignari, noi pur siamo:
un segno aleggia, replica al nostro segno…
ma solo il vento avverso noi sentiamo.

CANTO DEL MARE

sabato 31 gennaio 2009

Soffio antichissimo del mare,
vento del mare a notte:
a nessuno tu vieni;
per chi vegli
resisterti
è una prova:
soffio antichissimo del mare
che spiri
quasi solo per rocce primordiali,
nient’altro che spazio
trascinando con te da lontano…

Oh, come ti sente una
pianta di fico gravida di gemme
alta nella luna.

(da Rilke, Nuove poesie, scritta a Capri alla fine del gennaio 1907)

DEDICATO A D.

mercoledì 24 dicembre 2008

“Ti credevo molto più avanti. Apprendere
mi turba ch’erri e torni proprio tu
che hai più d’ogni altra donna trasformato le cose.
Che la tua morte ci spaventò; anzi,
che la tua forte morte oscuramente
c’interruppe scindendo il Poi dal Prima:
questo, sì, ci riguarda, e come a tutto il resto
sarà compito nostro dargli un senso.”

Io non so bene che senso potrei dare alla morte di una delle amiche più care e più importanti; unica, rara e preziosa più di un diamante; senza la cui assidua frequentazione quasi trentennale non sarei quel che sono. E non saprei nemmeno cosa sentire se non sgomento, lo spavento e la sensazione violenta dell’interruzione di cui parla Rilke in questa poesia, Requiem per un’amica, un piccolo palliativo, un inutile medicamento. E poi ricoprirmi di strati, e mostrare un me stesso che non è me stesso, ma che alla fine lo è. Perché siamo fatti così. A strati. E il dolore non ci abbatte mai del tutto. Si continua a vivere, ahimé. E così domani mostrerò lo strato familiare-natalizio, poi quello amicale, poi quello augurale, poi non so… Anche ora, in questo preciso istante, non so bene che cosa stia mostrando, che cosa stia sentendo. Non lo so.
Addio. Mi mancherai.