Posts Tagged ‘schiller’

Il volto e il corpo dell’altro – 7. L’altro-bambino: il gioco (e la filosofia)

mercoledì 26 aprile 2017

[solo dopo aver riflettuto sulla portata del gioco nella produzione storico-culturale, mi son reso conto che i miei esperimenti di filosofia con i bambini hanno essenzialmente una valenza ludica: i “filosofanti che bamboleggiano” irrisi dal Callicle platonico diventano così un ottimo simbolo di una serietà radicalmente altra che accomuna filosofi e bambini – strane creature ancora in grado di meravigliarsi del mondo]

La cultura “sub specie ludi” sembra essere la tesi essenziale di un libro importante e innovativo, quale è Homo ludens di Johan Huizinga (l’anno di pubblicazione è il 1938): ovvero, il gioco come elemento portante, necessario e sorgivo di ogni processo culturale. Senza l’elemento del gioco non avremmo avuto culture: le culture arcaiche e classiche hanno innanzitutto giocato con la cultura.
Si ha poi come l’impressione che Huizinga ritenga questa funzione del gioco come qualcosa di irreversibilmente tramontato: anche i secoli recenti (in particolare il ‘600 o il ‘700) più giocosi sono ormai alle nostre spalle, la serietà della vita ci ha preso alla gola, ora si lavora, si produce, si conduce una guerra totale e senza regole (non più cavallerescamente giocata), e anche gli elementi agonali o casuali del gioco (la sorte) sono diventati seri e seriali. Basti pensare al gioco d’azzardo, alla ludopatia (cosa di cui Huizinga non si occupa), allo sport – e, oggi, ai fenomeni dell’adultescenza, dell’infantilizzazione, ecc.

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L’egual gioia del verme e del cherubino

mercoledì 31 dicembre 2014

Seid umschlungen, Millionen!
Diesen Kuß der ganzen Welt!

Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada al mondo intero!

[quei due spinozisti-goethiani di Schiller e Beethoven]

Umana natura onnilaterale

mercoledì 19 giugno 2013

[Pubblico qui di seguito il mio contributo al saggio collettivo Corpo e rivoluzione: sulla filosofia di Luciano Parinetto, a cura di Manuele Bellini, edito da Mimesis nel 2012. Si tratta di una riflessione, a partire dall’opera e dal pensiero di Parinetto, sul concetto di natura umana in Marx, Spinoza, Rousseau e dintorni]

corpo-e-rivoluzione

Natura umana e Ganzheit nell’opera di Luciano Parinetto

“Non occorre tornare all’età dell’oro,
occorre diventare oro.
A cominciare dal proprio corpo”.
(Faust e Marx)

 

1. Prologo extravagante

“Progetto infinito”: questa la caratterizzazione che Parinetto dà dell’essere umano, in quella meditazione estrema e finale in versi, a proposito del “montaggio” che caratterizza il fenomeno morte, intitolata Extravagante. Sorella morte. Una vera e propria summa del suo pensiero intorno al concetto di natura umana, concetto-progetto quant’altri mai: “Noi siamo, che gli diamo un nostro senso / nel progetto perpetuo che noi siamo”.

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Il bacio spinozista di LudovicoVan

martedì 1 gennaio 2013

Fregio di Beethoven_Klimt

Oltre ai leggiadri valzer viennesi, per cominciare bene l’anno consiglio sempre l’ascolto della Nona sinfonia di Beethoven – in particolare di quel vertice musicale che è l’Inno alla gioia. All’Auditorium di Milano la sua esecuzione è consuetudine da molti anni – con più repliche a ridosso del vecchio e del nuovo anno, a mo’ di circolare auspicio di buona fine e buon principio –  e io ci vado tutte le volte che posso. Quest’anno ho partecipato al rito come se fosse la prima volta, incantato più che mai dalla prima all’ultima nota, e percorso a più riprese da brividi che ho identificato come innocui spinococchi.
E del resto la poesia di Schiller An die Freude è una vera e propria ode spinoziana alla vita:

Gioia bevono tutti i viventi
dai seni della natura;
vanno i buoni e i malvagi
sul sentiero suo di rose!

Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada al mondo intero!

Gioia si chiama la forte molla
che sta nella natura eterna.
Gioia, gioia aziona le ruote
nel grande meccanismo del mondo.

Insomma, un tripudio di perfezione ontologica percorre tutti i modi della sostanza, e ogni essere ed ogni vivente ne partecipa. Amicizia e amore e fraternità e bellezza e con-essere e profonda correlazione la fanno da padroni – peccato solo per quella nota stonata ed ombrosa:

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Twilight, fiaba filosofico-reazionaria

lunedì 16 agosto 2010

“L’aspirazione all’immortalità personale
altro non è se non una ripresentazione
della massima Begierde animale,
quella dell’autoconservazione“.
(Luciano Parinetto a proposito di Schiller)

Naturalmente bisognerebbe prima intendersi per lo meno su due termini: fiaba e reazionario (tralasciando il terzo, che forse è un po’ abusivo in questo caso, ma pure cercherò di spiegarne la presenza). Mettiamola così, senza troppe complicazioni: fiaba – secondo Propp, Bettelheim, ecc. – è all’ingrosso quella struttura narrativa e simbolica diffusa in tutte le culture che mette in scena i conflitti esistenziali di base (bene/male, vita/morte, paura, felicità) secondo uno schema dialettico più o meno ricorrente e ripetitivo. Storie orali semplici da mandare a memoria, adatte anche ai bambini. Cappuccetto Rosso ne è l’incarnazione archetipica perfetta, direi. Mentre la reazione è – appunto – una reazione allo scardinamento della fissità, delle tradizioni, del consolidato: un fissarsi su valori (più o meno apparenti) che si presume vengano messi in discussione. E un movimento di ritorno e di ripristino.
Ed ora veniamo alla grande saga del crepuscolo che tanto sta facendo impazzire gli adolescenti di mezzo mondo (ma non solo, tanto per tornare a quel che si diceva qualche post fa). Gli ingredienti di cui sopra ci sono tutti: la bella e la bestia (oltretutto la protagonista si chiama Bella, da Isabella), il conflitto tra bene e male, l’amore e la morte, il tutto amplificato dalla figura terrifica del vampiro, che non comincio nemmeno ad analizzare (il sangue, la soglia vita/morte, la notte, la metamorfosi, l’eros, ecc.). (more…)