Posts Tagged ‘schrodinger’

Cattivo infinito

venerdì 1 giugno 2012

1. Al pensiero greco, in generale, ripugna il concetto di infinito. L’idea che qualcosa si reiteri o si espanda indefinitamente, che non abbia limiti o confini e che sia smisurato, fa a pugni con la ragione filosofica, con il tentativo cioè di imbrigliare l’essere e di comprenderlo. E proprio l’essere, che potrebbe intendersi kat’exochèn come infinito – non essendoci nulla di pensabile o di tangibile oltre ad esso – viene invece de-finito da Parmenide attraverso l’immagine di “una sfera perfettamente rotonda”: l’essere racchiude in sé tutte le cose, le circoscrive, non le rinvia al di là di sé, in una zona del tutto indeterminata.
(Rilevo en passant come tale discorso richiami, almeno in parte, una differenza concettuale che l’attuale astrofisica opera nei confronti dell’universo: noi non sappiamo ancora se esso sia infinito, ma sappiamo per certo che è illimitato, un po’ come la superficie di una sfera, percepita da chi la dovesse percorrere come uno spazio indeterminato e senza confini).
Già il nome greco di infinito – che ha però un’accezione profondamente diversa dal concetto corrente, soprattutto matematico, oltre che da quello medioevale e cristiano – ha una connotazione essenzialmente negativa: l’àpeiron è ciò che non ha termine, nel senso però di incompiuto, dunque di imperfetto. Sono inoltre propenso a sovrapporre questa caratterizzazione dell’infinito con quella dell’irrazionale: lo smisurato è anche ciò che non può essere determinato/pensato, ciò che non ha forma e che dunque sconfina nell’insensato.
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Bioepoca – prima parte

mercoledì 20 aprile 2011

(approfitto dell’ultimo degli incontri di “Introduzione alla filosofia”, costruito a partire dalle sollecitazioni di alcuni partecipanti, per fare il punto sul concetto di bioepoca, e sulla bruciante e connessa questione della bioetica).

Già l’uso della parola “epoca” accanto a bios (vita), ne orienta in una direzione precisa il significato: c’è un’epocalità, cioè l’apparire cruciale di un nuovo concetto di vita; ma “epoca” sta anche a dire che c’è l’emergenza di una temporalità e di una storicità: qualcosa di inaudito, che prima non era mai emerso, e che implica nel contempo qualcosa che è destinato a tramontare. Ci troviamo cioè, probabilmente, nell’epoca epochizzante per antonomasia – evo in cui si guarda alle cose nella loro determinazione storica e perenne mutabilità. Epoca transeunte del transeunte, che consuma il suo stesso consumarsi. Negazione della negazione.

Utilizzerò alcune parole-chiave per definire la costellazione concettuale da cui partire per una discussione etica del bios – una bioetica, come si suole ormai chiamare il nuovo orizzonte decisionale riguardante gli antichi estremi della condizione esistenziale: la vita, la morte, la nascita, la natura, la finitezza e l’immortalità. Alcuni concetti che è bene chiarire preliminarmente:

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