“Innumerevoli forme e meravigliose”

palaeozoic-arthropods-christian-jegou-publiphoto-diffusion-science-photo-library

La vita ha qualcosa di inafferrabile. Fa parte di quella categoria di concetti che, per l’eccessiva generalità o profondità, sfuggono alla possibilità di essere definiti – un po’ come succede coi concetti di essere o totalità o natura: tutti sappiamo che cosa si intende con quei termini, ma volendoli definire ci si avvolge in difficoltà… tipicamente filosofiche. «Benché sperimentiamo la vita quotidianamente – scrive il chimico e divulgatore scientifico Jim Baggott – e siamo in grado di riconoscerla facilmente quando la vediamo, in effetti non sappiamo davvero che cosa essa sia».
Nel caso del fenomeno della vita, è stata la scienza a prendere il sopravvento in epoca moderna (già era successo con il mondo fisico, lasciando alla filosofia le briciole dei concetti poco interessanti per la vita pratica degli umani). Per la biologia moderna la vita diventa un problema da risolvere, mentre per la filosofia rimane un enigma che non può essere sciolto. Noi qui ci occuperemo innanzitutto del problema, lasciando ai margini l’enigma (e il fascino del mistero), anche se vedremo come nel linguaggio scientifico finiscano poi per ricorrere termini e categorie di ordine filosofico.

Continua a leggere ““Innumerevoli forme e meravigliose””

Cattivo infinito

1. Al pensiero greco, in generale, ripugna il concetto di infinito. L’idea che qualcosa si reiteri o si espanda indefinitamente, che non abbia limiti o confini e che sia smisurato, fa a pugni con la ragione filosofica, con il tentativo cioè di imbrigliare l’essere e di comprenderlo. E proprio l’essere, che potrebbe intendersi kat’exochèn come infinito – non essendoci nulla di pensabile o di tangibile oltre ad esso – viene invece de-finito da Parmenide attraverso l’immagine di “una sfera perfettamente rotonda”: l’essere racchiude in sé tutte le cose, le circoscrive, non le rinvia al di là di sé, in una zona del tutto indeterminata.
(Rilevo en passant come tale discorso richiami, almeno in parte, una differenza concettuale che l’attuale astrofisica opera nei confronti dell’universo: noi non sappiamo ancora se esso sia infinito, ma sappiamo per certo che è illimitato, un po’ come la superficie di una sfera, percepita da chi la dovesse percorrere come uno spazio indeterminato e senza confini).
Già il nome greco di infinito – che ha però un’accezione profondamente diversa dal concetto corrente, soprattutto matematico, oltre che da quello medioevale e cristiano – ha una connotazione essenzialmente negativa: l’àpeiron è ciò che non ha termine, nel senso però di incompiuto, dunque di imperfetto. Sono inoltre propenso a sovrapporre questa caratterizzazione dell’infinito con quella dell’irrazionale: lo smisurato è anche ciò che non può essere determinato/pensato, ciò che non ha forma e che dunque sconfina nell’insensato.
Continua a leggere “Cattivo infinito”

Bioepoca – prima parte

(approfitto dell’ultimo degli incontri di “Introduzione alla filosofia”, costruito a partire dalle sollecitazioni di alcuni partecipanti, per fare il punto sul concetto di bioepoca, e sulla bruciante e connessa questione della bioetica).

Già l’uso della parola “epoca” accanto a bios (vita), ne orienta in una direzione precisa il significato: c’è un’epocalità, cioè l’apparire cruciale di un nuovo concetto di vita; ma “epoca” sta anche a dire che c’è l’emergenza di una temporalità e di una storicità: qualcosa di inaudito, che prima non era mai emerso, e che implica nel contempo qualcosa che è destinato a tramontare. Ci troviamo cioè, probabilmente, nell’epoca epochizzante per antonomasia – evo in cui si guarda alle cose nella loro determinazione storica e perenne mutabilità. Epoca transeunte del transeunte, che consuma il suo stesso consumarsi. Negazione della negazione.

Utilizzerò alcune parole-chiave per definire la costellazione concettuale da cui partire per una discussione etica del bios – una bioetica, come si suole ormai chiamare il nuovo orizzonte decisionale riguardante gli antichi estremi della condizione esistenziale: la vita, la morte, la nascita, la natura, la finitezza e l’immortalità. Alcuni concetti che è bene chiarire preliminarmente:

Continua a leggere “Bioepoca – prima parte”