Posts Tagged ‘scienza’

No vax? No doxa!

sabato 29 luglio 2017

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A proposito di vaccini, vaccinisti e antivaccinisti, no-vax, vax critici e dintorni, stavo per scrivere un post ragionato e articolato, che avrei voluto intitolare “La piccola guerra civile”, nel quale avrei parlato di ragion di stato, diritto alla salute, conflitto tra bene comune e bene individuale, biopolitica, stato immunitario, scientismo e antiscientismo, concetto di decisione, autodeterminazione e simili (argomenti non certo sviscerabili nelle poche righe di un post).
Mi è poi venuta in mente la Repubblica di Platone, in particolare quel punto del libro IX dove l’esimio filosofo vorrebbe istituire i nidi di stato, strappando così i figli alle madri (ma anche ai padri), e rendendoli fin da subito beni comuni indisponibili alla famiglia (Platone utilizza l’espressione “partorire per lo stato” e “generare per lo stato”) – e allora ho lasciato perdere.
O meglio: ho pensato che l’idea di Platone, al netto dell’eugenetica protonazista ivi contenuta, non sarebbe poi così male, dato che i figli non son certo proprietà dei genitori.

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Tertium datur?

mercoledì 30 novembre 2016

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La vita, la mente, la coscienza sono spiegabili solo con la fisica e la chimica delle particelle elementari? E l’unica alternativa possibile è quella del disegno divino?
Ridotto all’osso, il programma di ricerca del filosofo Thomas Nagel (quello che nel 1974 aveva scritto il celeberrimo articolo What is it like to be a bat? – Che cosa si prova ad essere un pipistrello?) si riduce a questa duplice domanda, discussa nel saggio Mente e cosmo: perché la concezione neodarwiniana della natura è quasi certamente falsa, pubblicato di recente in Italia da Cortina editore.
La scommessa di Nagel è di non accettare la prospettiva riduzionistica come l’unica e totalizzante spiegazione delle cose: vi sono alcuni fenomeni – la vita e in particolare la mente, la coscienza e il mondo dei significati e dei valori – che non sono riconducibili e men che meno riducibili alla spiegazione fisico-chimica degli elementi. D’altro canto Nagel suggerisce una prospettiva anti-riduzionistica a sua volta non riducibile al partito avverso dei materialisti, ovvero i fautori del disegno intelligente (creazionisti, anti-darwiniani, spiritualisti e teologi vari). Vi è secondo lui una terza via possibile – e fondabile razionalmente – che pur inscrivendosi nella tradizione idealistica (non soggettiva ma oggettiva, e dunque platonico-hegeliana) non disdegna affatto di dialogare con le scienze. Semplicemente sostiene che la fisica-chimica non è in grado di spiegare tutto: la realtà e molteplicità dell’essere è più varia e più ricca di quanto le leggi fisiche possano ricomprendere. La mente non è riducibile alla materia, che non è così in grado di assorbirla integralmente.
Nel brano riportato qui sotto, in breve, il programma nageliano (o la speranza-progetto che vi sta dietro):

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Antropocene

sabato 19 novembre 2016

112651002-3c4844db-fee6-4a48-9c7f-026d6ef61b611. Quale segno lasceremo sul pianeta?
2. Come ci cambierà il clima?
3. Chi prospererà e chi rimarrà indietro?
4. Come saranno le migrazioni di domani?
5. La società civile resisterà?
6. Controlleremo il nostro destino genetico?
7. Sconfiggeremo l’invecchiamento?
8. Se potessimo vivere per sempre, lo vorremmo?
9. Quanto dureremo?
10.Possiamo fidarci delle nostre previsioni?

***

L’ultimo numero de Le scienze è uno speciale dedicato al “futuro dell’umanità”, una sorta di bilancio con proiezione probabilistica dell’esperimento umano in corso, ovvero dell’occupazione sistematica del pianeta da parte della specie Homo sapiens da 200mila anni a questa parte, con l’avvio negli ultimi secoli di un periodo non più qualificabile dal punto di vista ambientale come “Olocene”, bensì ormai decisamente come “Antropocene”.
Nessuna delle domande è strettamente filosofica (men che meno ontologica), e pur tuttavia hanno un loro fascino complessivo che le rende filosoficamente (eticamente e politicamente) rilevanti: più che il “da dove veniamo” (e per quale misteriosa ragione) è qui in primo piano il “dove andiamo” – con tutta l’inevitabile incertezza della futurologia (che non so nemmeno se possa essere considerata scienza). La domanda riguarda anche la filosofia: dove andrà? Certo, si estinguerà nel momento in cui si estingueranno gli umani – non certo l’essere che è, com’è noto, inestinguibile e non nullificabile (se non nel pensiero perverso degli stessi umani che hanno pensato insieme l’essere e il non essere – ma, banalmente, poco ci importerà di un essere post-umano, una sorta di post-verità, tanto per utilizzare il recente e bizzarro conio terminologico).

Ad ogni modo voglio giocare anch’io. Rispondendo a modo mio.

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Laniakea

sabato 3 settembre 2016

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Do quasi sempre uno sguardo alla rivista “Le scienze” (edizione italiana di Scientific American). Il numero di settembre reca in copertina un titolo che non poteva non intrigarmi, ovvero “Il nostro posto nel cosmo”. A voler ben guardare, se qualche forma di vita ultra-aliena arrivasse da un altro cosmo (cosa impossibile oltre che inimmaginabile) farebbe una gran fatica a trovarci. Già non sarebbe semplice trovare la strada per la via Lattea, figuriamoci poi le indicazioni per raggiungere il nostro sistema solare: pur comodamente adagiato nella sua navicella dotata di sopraffini e a noi sconosciute dotazioni tecnologiche, il povero alieno finirebbe di certo per smarrirsi in quell’immenso labirinto stellare denominato Laniakea, correndo il rischio di non poter più tornare a casa, attirato magari in una qualche letale “pozza” di energia oscura.
In hawaiano Laniakea significa “paradiso incommensurabile”, nome con cui si è voluto rendere omaggio ai marinai polinesiani che per primi attraversarono l’immensa distesa dell’oceano Pacifico, orientandosi (come tutti gli antichi navigatori) tramite le stelle. (more…)

Settimo fuoco: entropè

mercoledì 27 aprile 2016

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Etica – estetica – scienza
tenteremo di far convergere questi filoni di pensiero e di ricerca, di riunificare cioè quel che per troppo tempo (specie dal XIX secolo in poi) è rimasto separato.

Carlo Rovelli – nelle sue brillanti Sette brevi lezioni di fisica – lo fa allusivamente.
Enzo Tiezzi – nel testo base di questa sera, Fermare il tempo – lo fa programmaticamente: tanto è vero che il sottotitolo è Un’interpretazione estetico-scientifica della natura.
[A tal proposito occorrerebbe subito perorare la causa di ben due riunificazioni urgenti:
a) quella tra due aspetti della natura, già chiaramente identificati da Galileo, ovvero quantità (proprietà primarie della materia) e qualità (secondarie, inessenziali) – la prima oggettiva, e dunque misurabile, l’altra soggettiva, e dunque poco attinente ad una conoscenza rigorosa. È un argomento affascinante, del quale ho diffusamente parlato qui, ma che ci porterebbe troppo lontano.
b) e quella – ormai vetusta ed incomprensibile – tra scienze naturali e scienze umane, tra cultura scientifica e cultura umanistica]

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Sesto fuoco: utopia dell’armonia

domenica 13 marzo 2016

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discorde si accorda
stupenda armonia
da contrasti
(Eraclito)

Ci interrogheremo stasera sulla natura e funzione delle passioni, e sul conflitto tra narcisismo ed empatia – ovvero tra pulsioni egoistiche e altruistiche.
Possiamo dire che si tratta di forze compresenti, sia negli individui che nelle società, anche se la spinta naturale all’autoconservazione è quasi sempre prevalente. Vi sono anche manifestazioni sociali evidenti di tali spinte contrastanti: società più aperte e accoglienti rispetto a società più chiuse e arroccate. Noi però andremo a scavare più a fondo, alle radici di tali pulsioni, lasciando in secondo piano (e magari ad oggetto della discussione) le manifestazioni sociali o comportamentali più evidenti.
Lo faremo mettendo in scena il colloquio immaginario tra un neuroscienziato e un filosofo – Antonio Damasio e Baruch Spinoza – che a distanza di secoli si ritrovano sorprendentemente a condividere molte idee a proposito di mente, corpo ed emozioni.
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Ottava parola: filosofo

lunedì 25 maggio 2015

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(con questo incontro si conclude il ciclo del Gruppo di discussione filosofica della Biblioteca di Rescaldina, edizione 2014/2015. Queste, nell’ordine, le altre parole discusse: guerra, lavoro, felicità, perdono, libertà, reale, bene)

Esiste subito un problema nel riferirsi ad una figura specifica del filosofo in un’epoca piuttosto che in un’altra: l’invarianza delle questioni filosofiche (dopotutto che cosa è cambiato nella sostanza delle domande filosofiche da Eraclito, Socrate, Diogene, Epicuro fino ad oggi?).
Il punto sarà quindi capire come le medesime questioni vengono ogni volta declinate entro situazione specifiche (“storicamente determinate”), al di là dell’invarianza filosofica.
Ciò non toglie che il ruolo del filosofo, il suo peso sociale, varia nel tempo e nelle diverse società (anche se rimane costante la sua “pericolosità” agli occhi del potere: basti pensare a figure come quelle di Socrate, Giordano Bruno, Spinoza, Rousseau o Diderot, Marx, Gramsci…).

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Un mondicino di ninnoli e bamboline

martedì 19 maggio 2015

dipendenzacellulare1Qualche mese fa un caro amico prof (di matematica), mi ha chiesto di tenere una “lezione” sul rapporto tra scienza e società (con, sullo sfondo, l’etica) in una seconda liceo classico. Era la prima volta che entravo in una classe del corso scolastico più rinomato d’Italia, e per di più direttamente in cattedra (anche se la cattedra stava troppo in alto per i miei gusti, per cui ho preferito tenermi ad altezza di studenti).
Quando un secolo fa frequentavo la terza media, la mia prof di italiano di allora (che mi adorava) raccomandò caldamente che io scegliessi il classico. Per una questione “di classe” (io di famiglia proletaria, il liceo per famiglie borghesi – dunque incompatibili) optai invece per un istituto tecnico (il “tennico” come diceva qualcuno). Questa faccenda “di classe” riemerse anni dopo, quando un’altra prof (ciellina e piuttosto dimenticabile) temeva che io, una volta iscritto all’università in qualità di studente-lavoratore, potessi essere risentito con i figli di papà in grado di cazzeggiare e di prendersela con calma, senza fare troppa fatica.
Non è avvenuto niente di tutto questo – anche perché me la sono presa pure io con tutta la calma necessaria. Tuttavia, una piccola spina punge ancora da qualche parte, per non aver potuto fare quel cavolo di liceo cui ero destinato. Ma si sa, tante sono le cose cui si è destinati che invece non era per niente destino…
Però non era della mia biografia scolastico-sociale che avrei dovuto parlare, ma degli elaborati nati dalla mia “lectio” (non so se magistralis) e dalla (purtroppo breve anche se fertile) discussione che ne è seguita.
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Sesta parola: reale

lunedì 16 marzo 2015

holobrain

1. Realitas è termine coniato nel Medioevo e costruito sul latino res, cosa. Lo si rinviene per la prima volta nel filosofo Duns Scoto che lo utilizza all’interno di una discussione molto tecnica a proposito del problema degli universali: l’idea astratta è reale (esiste da qualche parte) o è soltanto il nome (che dunque sta solo nella nostra testa) volto ad indicare una cosa concreta?
La domanda – che cosa è reale? – potrebbe sembrare oziosa, ma vedremo che non lo è affatto.
Siamo portati a pensare che tutti sappiano bene che cosa sia reale e che cosa no: le cose che vedo e che tocco, il cibo che ingurgito, le persone e gli animali domestici con cui vivo, il lavoro che faccio – tutto questo è senz’altro reale. Ma un nome, un’idea, un sogno, un software, un simbolo, un’immagine, un ippogrifo o un drago – sono reali o no?

2. Siamo soliti contrapporre ciò che è reale ad entità inesistenti, fittizie od immaginarie, ai sogni, a ciò che è soltanto prodotto dalla nostra mente – ovvero al lato soggettivo della conoscenza (anche se tutti questi termini richiamano, per opposizione, la propria esterna ed oggettiva alterità).
C’è un oggetto proprio perché c’è un soggetto: un lato viene dato insieme all’altro, io (soggetto) conosco o percepisco qualcosa (oggetto), e questo oggetto è sempre correlato con il mio modo di intenderlo.

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Lo sforza-riduzionismo

mercoledì 25 gennaio 2012

“Uno scienziato può credere in Dio?
Ce ne sono parecchi che credono, io no. Penso che in questo caso credere sia un cedimento a un insegnamento privo di fondamento e come tale una forma di debolezza o di superstizione.
Ma ammetterà che l’uomo non è riducibile ai valori della scienza.
Penso che i soli discorsi che val la pena affrontare sono quelli scientifici, gli altri sono privi di consistenza.”

La prima mi sta benissimo, la seconda per nulla.
Ma fa niente, punti di vista: gli auguri di buon compleanno al nonno-scienziato e genetista Luigi Luca Cavalli-Sforza, che oggi compie 90 anni, si possono fare lo stesso.

(l’intervista da cui sono tratte le due battute qui sopra è comparsa oggi sul quotidiano La Repubblica, a cura di Antonio Gnoli)