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Non un fastidioso piagnisteo, se possibile

martedì 2 ottobre 2012

“La distruzione del passato, o meglio la distruzione dei meccanismi sociali che connettono l’esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti, è uno dei fenomeni più tipici e insieme più strani degli ultimi anni del Novecento. La maggior parte dei giovani alla fine del secolo è cresciuta in una sorta di presente permanente”.

“Non è stata la crisi di una forma di organizzazione sociale, ma di tutte le forme. Negli strani appelli alla «comunità» e a una «società civile» non meglio identificabile hanno risuonato le voci di generazioni perdute e alla deriva. Questi appelli vengono lanciati in un’epoca in cui quelle parole, avendo perso il loro significato tradizionale, sono diventate frasi insulse. Non c’è più altro modo di definire un’identità di gruppo se non distinguendosi rispetto agli estranei che non appartengono al gruppo.
Per il poeta T.S. Eliot «il mondo finisce in questo modo: non con il rumore di un’esplosione, ma con un fastidioso piagnisteo». Il Secolo breve è finito in tutti e due i modi”.

“Comunque, una cosa è chiara. Se l’umanità deve avere un futuro nel quale riconoscersi, non potrà averlo prolungando il passato o il presente. Se cerchiamo di costruire il millennio su questa base, falliremo. E il prezzo del fallimento, vale a dire l’alternativa a una società mutata, è il buio”.

(E.J. Hobsbawm, Il secolo breve)

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