Posts Tagged ‘sensi’

Philosophieren ist Heraclitieren

sabato 10 novembre 2012

«Considero a parte, con il più grande rispetto, il nome di Eraclito. Quando l’altro popolo dei filosofi respingeva la testimonianza dei sensi, perché questi stessi indicavano molteplicità e cambiamento, egli respinse la loro testimonianza, perché mostravano le cose come se avessero durata e unità… Eraclito conserverà per sempre il diritto di affermare che l’essere è una vuota finzione. Il mondo “apparente” è l’unico mondo: il “mondo vero” è solamente una fandonia in più».

[F. Nietzsche, Crepuscolo degli idoli, ovvero come si filosofa col martello; la citazione apre, con il medesimo titolo del post, un paragrafo del saggio di Umberto Curi, Pòlemos]

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COSMICA CASSERUOLA

lunedì 22 dicembre 2008

bruegel.la parabola dei ciechi

Meraviglioso racconto questo Nel paese dei ciechi (titolo originale The country of the blind) di H.G. Wells, ripubblicato di recente da Adelphi. Racconto quantomai filosofico, filato dalla fervida e anticipatrice mente dell’inventore, insieme a Jules Verne, della science fiction, e molto vicino a noi proprio per la sua sensibilità per i temi biopolitici e tecnologici, etici, esistenziali che affliggono (e però rendono paradossalmente intrigante) la nostra epoca. Con tutte le connesse paure: basti pensare all’incubo alieno, alle mutazioni genetiche, alla guerra batteriologica – L’isola del dottor Moreau è del 1896 e La guerra dei mondi è del 1898!
L’esperimento condotto Nel paese dei ciechi è riconducibile, per certi aspetti, al tema della statua di Condillac, secondo cui i sensi (ciascuno dei quali ha una sua logica specifica, con un ruolo forse prioritario del tatto) costituiscono dinamicamente la nostra esperienza e le nostre facoltà. Si provi allora ad immaginare che cosa succederebbe se qualcuno, dotato dei canonici cinque sensi, piombasse in un villaggio isolato dal mondo, dove da generazioni i suoi abitanti hanno perso l’uso della vista. La prima impressione che, secondo quanto immagina Wells, ricaverebbe questo visitatore “normodotato” sarebbe quella di ritrovarsi in una sorta di “cosmica casseruola”, un luogo sigillato e asfittico oppresso da un “tetto orribile sotto il quale si curva la vostra immaginazione”, il limite oltre il quale non è dato andare.

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