Posts Tagged ‘serenità’

Catalogo delle passioni: omeostatica serenità

venerdì 16 luglio 2010

Spinoza definisce la serenità, nella terza parte dell’Etica, “Letizia accompagnata dall’idea di una causa interiore“. E’ una definizione secca ed essenziale, e insieme molto precisa. C’è però da affrontare preliminarmente un problema linguistico e di traduzione, poiché il termine latino utilizzato è in realtà acquiescentia e non serenitas, reso meglio con “soddisfazione dell’animo” (ho controllato tre edizioni, e solo una, quella di Remo Cantoni, traduce “serenità”). Ma a parte questa faccenda piuttosto tecnica, l’affetto di cui stiamo parlando sparisce dalle “Definizioni” in coda alla terza parte dell’Etica, per riapparire nella quarta parte come Acquiescentia in se ipso (tradotta questa volta da Cantoni con autocompiacimento, con una variazione di tipo “contestuale”)  e alla fine della quinta parte, dove diventa l’attributo specifico del saggio, il quale libero dai turbamenti dell’animo, “sed semper vera animi acquiescentia potitur” – possiede sempre la vera soddisfazione (o serenità o autocompiacimento) dell’animo.
La ricomparsa a conclusione dell’Etica di questa strana “tonalità emotiva”, ci fa pensare che si tratti di uno stato mentale, interiore, “intellettuale” (secondo la definizione spinoziana di intelletto), più che di un vero e proprio affetto o passione. Del resto il termine latino acquiescentia – e il verbo acquiesco su cui è costruito – allude al “trovar quiete e riposo” (anche nella morte), allo “stare al sicuro” e al trarre conforto, compiacimento e soddisfazione. E’ uno stato di quiete, di fermezza, di beata immobilità, più che di desiderio o trasporto verso qualcosa. Non dimentichiamo quel raffinato riferimento di Spinoza alla “causa interiore”, per distinguere l’acquiescentia dalle pulsioni come l’odio e l’amore, che non potrebbero nemmeno sussistere senza un oggetto esterno.

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Ludwig, Giacomo e le pene di Haiti

sabato 23 gennaio 2010

(Era mia intenzione intitolare questo post E’ come un giorno d’allegrezza pieno – utilizzando il celebre verso leopardiano. Poi c’è stato il terremoto di Haiti, e le parole, i pensieri, le intenzioni, come sempre, si sono curvati sotto il peso di un altro umore…)

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Ho avuto la fortuna di assistere agli inizi dell’anno all’esecuzione della Sesta sinfonia di Beethoven: una sorta di rito augurale e propiziatorio. Nota anche con il nome di Pastorale, era stata tra l’altro utilizzata in uno degli episodi del magnifico film di animazione musicale Fantasia (tra i più memorabili della Walt Disney, che non ha prodotto solo danni all’immaginario collettivo).
Quel che colpisce di questa straordinaria sinfonia è la serenità, la perfezione formale, la godibilità melodica. Il mondo che ci circonda – nella fattispecie la natura nella quale siamo immersi – viene rappresentato musicalmente attraverso i registri della bellezza e della soavità: sonorità idilliache, alquanto stridenti con altre cui Beethoven ci ha abituato (va registrato oltretutto che mentre lavorava alla sesta, in contemporanea componeva la quinta, e le due sinfonie vennero eseguite insieme per la prima volta nel 1808).
Tutto è così liscio e perfetto, ricolmo di bellezza e di gaudio, di dolcezza e di festosità; tutto, tranne quell’episodio di pochi minuti verso i tre quarti dell’esecuzione (il IV movimento), quando si scatena il temporale. (more…)