Posts Tagged ‘sicurezza’

Aforisma 95

venerdì 8 gennaio 2016

Il dilemma delle democrazie occidentali era ieri quello tra libertà e giustizia sociale, oggi tra libertà e sicurezza, domani non ci saranno dilemmi.

Il partito delle fobie

lunedì 11 luglio 2011

La mia amica filosofa Nicoletta Podimani, impegnata da anni sul fronte delle battaglie sociali, antimilitariste, antirazziste, libertarie, femministe, per i diritti LGBT – insomma, per tutto ciò che potrebbe rendere migliore e più vivibile questo derelitto paese – ha scritto di recente un contributo per un opuscolo distribuito durante la festa antileghista che si è tenuta a Brenta lo scorso 3 luglio. Ho pensato di pubblicarlo sul blog per almeno due motivi:  il primo è che rispecchia esattamente quel che penso sul tema del leghismo, delle ossessioni identitarie, delle fobie, del razzismo (del tutto in linea con quanto espresso da anni su questo blog); ma soprattutto perché mi è piaciuto il taglio con cui Nicoletta lo ha scritto, insieme biografico (che attinge al vissuto e all’esperienza diretta) ed antropologico, oltre che teorico-politico. Cito solo due aspetti dello scritto che trovo molto interessanti: la “scalata nella gerarchia etnico-sociale” e il presunto “riscatto” da parte dei “terroni”; la contiguità ideologico-culturale del leghismo con il nazifascismo e l’integralismo cattolico. Sono certo che potrà interessare anche i lettori della Botte…

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Ho trascorso l’infanzia e l’adolescenza in un paesello della Brianza. Erano gli anni Sessanta-Settanta, caratterizzati dall’immigrazione dal Sud. Mio padre, in realtà, era arrivato a Milano anni prima, durante la guerra, spedito dalla Sicilia a fare il servizio militare al Nord. Lì ha conosciuto mia madre.
Il mio cognome diceva chiaramente le origini paterne e per i parenti da parte materna nonché per coloro che, come unica lingua, conoscevano e parlavano il dialetto brianzolo, io ero “la figlia di un terrone” o, addirittura, “la mezzo sangue terrona”. La prova “scientifica” del mio “mezzo sangue” era, per tutti costoro, la mia profonda e viscerale ribellione contro ogni forma di disciplina. Perfino mia madre ne era convinta.
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Catalogo delle passioni: la (quasi) identità di speranza e timore

venerdì 25 settembre 2009

La speranza II-Klimt-particolare

Abbarbicate come l’edera l’una all’altra: così Spinoza ci presenta gli “affetti” della speranza (spes) e del timore (metus). Le loro definizioni sono identiche, anche se l’una è una passione “triste” mentre l’altra è “lieta” (come già sappiamo tutti i sentimenti sono riducibili ai due fondamentali). Ma entrambe sono inconstanti:

La speranza (il timore) è una letizia (tristezza) incostante, nata dall’idea di una cosa, futura o passata, del cui evento in qualche modo dubitiamo” (Etica, parte III, Definizioni degli affetti, prop. XII-XIII).

Si resta sempre stupefatti di fronte alla lapidaria essenzialità, e grande precisione, del testo nel quale Spinoza viene distillando concetti correlati ad un pensiero così vasto e stratificato (e la cui ampiezza e disegno complessivo possono essere colti solo a poco a poco). Naturalmente il rischio è anche quello di restare perplessi e a bocca asciutta. Proverò allora ad inferire qualcosa in più.

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Emergenza della verità

venerdì 10 aprile 2009

terremoto_27

La verità, si sa, è relativa. E’ una faccenda ottica e sinottica. Di luce e di ombre. Di dialettica tra fede e certezza. Di processi e di divenire. Ed è anche una questione di emergenza. La verità emerge, si staglia su altro, ma subito dopo viene sommersa. La verità, in ultima analisi, è la relazione tra l’emersione e la sommersione.
Strana parola – non verità, ma emergenza. Sotto certi aspetti, emergenza è riconducibile ad una precisa (e relativissima) scelta: far emergere ciò che di per sé non emerge perché parte di una costellazione fattuale, di una interconnessione. L’emergenza provoca quindi uno squilibrio interpretativo, un metter sopra qualcosa che sta sotto e viceversa. Una questione di piani. Emergenza è in qualche maniera un metter sottosopra le cose, un farle divergere dal loro contesto, e dotarle di significati nuovi e diversi. Far emergere finisce così per far divergere le cose da se stesse.
Naturalmente si può interpretare questo meccanismo in altro modo: talvolta l’emersione può voler dire il far venir fuori qualcosa che era nascosto, che non era in luce, che prima risultava invisibile. Secondo questa prospettiva l’intera filosofia (per lo meno quella che dà un significato cogente al concetto di verità) è un’attività emergenziale.
Ma tralasciamo le astruserie e torniamo al piano fattuale. Chissà perché in Italia – paese per antonomasia delle emergenze (delle situazioni pubbliche pericolose) – l’emergenza ha sempre un’accezione divergente delle cose.

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