Posts Tagged ‘simenon’

La Genesi e il perturbante

lunedì 5 gennaio 2015

Sea Lions at Puerto Egas in James Bay, The Galapagos from Genesis,  2004

Proprio mentre stavo ammirando il fulgido lavoro di Sebastião Salgado intitolato Genesi – il progetto durato un decennio di catalogare fotograficamente (ma sarebbe meglio dire, nel suo caso, trasfigurare poeticamente) i luoghi naturali ed antropologici più lontani, irraggiungibili e pressoché incontaminati del pianeta – mi capita tra le mani un romanzo di Georges Simenon di cui non conoscevo l’esistenza, appena ripubblicato da Adelphi, ed intitolato Hôtel del ritorno alla natura (peccato che non lo conoscessi, visto che su questo tema ci avevo fatto la tesi). Il prolifico autore belga-francese lo aveva scritto a Tahiti negli anni ’30 (guarda caso, un luogo mitizzato proprio dalla cultura francese, da Diderot a Gauguin), prendendo spunto da un inquietante fatto di cronaca avvenuto in un altro luogo leggendario, quelle isole Galàpagos dove Darwin aveva trovato non pochi spunti per la sua rivoluzionaria teoria.
Nel catalogo di Genesi vi è un capitolo dedicato proprio alle Galàpagos, isole che ci vengono ritratte se non come un luogo paradisiaco senz’altro come una riserva naturale straordinaria, dove la terra, il mare, il fuoco, i venti si incontrano e danno luogo a sculture mirabolanti, e migliaia di specie animali convivono in pace (una pace che certo non esclude la legge ferrea dell’eterotrofia).
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Biomedicaepoca

martedì 13 ottobre 2009

house

1. Un aneddoto, per cominciare
Qualche mattina fa, ho accompagnato i miei anziani genitori a trovare una altrettanto anziana coppia di loro amici e paesani che non vedevano da tempo. Tutti insieme facevano qualcosa come 320 anni di età. Dunque dovrei correggermi e dire: si è trattato di una riunione di vecchi, senza tanti giri di parole. La visita si è protratta per un’ora e mezza circa e ho calcolato che, tolti i convenevoli, qualche reciproco ragguaglio su figli, amici comuni e parenti stretti e il tempo del caffé con biscotti, almeno l’80% del tempo è stato dedicato al parlar di malattie. Si badi, un parlare fitto fitto, specie da parte della padrona di casa, reduce oltretutto da un lungo periodo di raucedine al limite dell’afonìa, dovuto proprio ad una malattia.
Con dovizia di dettagli, iter più o meno conseguenti delle varie anamnesi, plateali errori di dizione di alcuni termini (con involontari effetti comici), ciascuno ha esposto agli altri i suoi guai sanitari e medici – con un netto prevalere, in verità, delle narrazioni da parte delle mogli anche per ciò che riguardava i mariti. Un po’ a disagio all’inizio, via via sono sempre più entrato in sintonia con quei discorsi e quell’interminabile cahier de doléances, non senza una punta di divertimento – facilitato forse dal fatto che si trattava comunque di quattro vecchietti tutti lucidi e coscienti, almeno per il momento. Ma il bello è che non bastavano le loro patologie, dovevano anche, di tanto in tanto, effettuare incursioni nei territori delle patologie altrui, talvolta solo per sentito dire, con l’acuirsi quindi del livello di approssimazione.
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