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‘A casa nno timpuni

lunedì 8 agosto 2011

Era virdi ‘u timpuni
r’alivi, ficurigna,
rrunzi e colacugghiànnira,
truffazzi r’azzalora.
O ‘n ciancu una casuzza
attimpata…

La storia narra di una casa abbandonata sull’altura, nella campagna siciliana (o marchigiana?). Era diventata, questa casetta, riparo per gli animali. Un viavai di cani, poiane, fagiani, topi, buoi, ramarri, colombine, scarafaggi, ma anche di zecche, vermi, pidocchi, ragni e tarli – soprattutto tarli.
Vi giunse in ottobre un ragazzo di una tredicina di anni. Di lui non sappiamo quasi nulla. Non il suo nome, né da dove viene, né dove andrà. Di certo ha l’aria di un fuggitivo, di uno che si guarda intorno smarrito e che non sa bene che fare. Si decise quindi ad entrare in casa, ma subito dentro si rannicchiò coprendosi il volto con le mani. Si addormentò e un cane lo vegliò. Al mattino così com’era arrivato uscì e s’inoltrò silenzioso nel fitto degli ulivi.
L’indomani ritornò e, come già da tempo succedeva con gli animali, anche lui andò e tornò più volte, in un irrequieto viavai. Che cosa gli passa per la testa? Quali ansie, pensieri, paure, speranze? La storia non dice.
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