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Veleni (trumpisti e sofistici) dell’anima

martedì 15 novembre 2016

fragron

«Fare sembrare grandi le piccole cose e piccole le grandi con la forza del lògos» – così Platone riassume l’abilità di Gorgia (e dei sofisti in generale) che eccellono nelle arti del discorso e della retorica: essi sanno persuadere, convincere, far credere, occultare e mostrare ciò che fa loro comodo, proprio perché usano l’arte del lògos phàrmakon, ovvero del discorso che è insieme medicina e veleno dell’anima.
Unica cura ed antidoto per questo potente male – diffuso e reso virale nella nostra epoca dai mille canali della doxa, ovvero da televisioni, rete e social (e dalle loro infinite capacità manipolatorie) – è il pensiero, la riflessione critica, l’arte e la disseminazione del dubbio. Senonché anche la retorica usa e dissemina dubbi ad arte. Decostruisce e ricostruisce a suo piacimento. Fa apparire vero ciò che è falso e falso ciò che è vero. Ci troviamo così in un’impasse, ovvero in un’enorme bolla filosofica: regnano ed imperversano i sofisti, al servizio del potere. E non si vede, al momento, come rintuzzare questo strapotere. Forse con l’ironia? Una risata seppellirà anche loro?
Ad ogni modo, l’elezione di Trump negli Stati Uniti è stato un capolavoro di arte retorica e sofistica. Insomma, un capolavoro metafisico. E noi viviamo in una bolla metafisica.

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Introduzione alla filosofia – 2. I “giganti”: Socrate, Platone, Aristotele

lunedì 21 febbraio 2011

Noi siamo come nani sulle spalle di giganti
così che possiamo vedere più cose di loro
e più lontante, non certo per l’altezza del
nostro corpo, ma perché siamo sollevati
e portati in alto dalla statura dei giganti

(Bernardo di Chartres)

Socrate non è una dottrina, è una vita
(A. Banfi)

Mi tremano le vene dei polsi se penso che dovrò parlare, in poco più di un’ora, di Socrate, Platone, Aristotele – cioè delle tre figure più influenti, nel bene e nel male, di tutta la filosofia occidentale.
Comunque ci piazzeremo comodamente come nani sulle spalle dei tre “giganti”: la celebre metafora, che risale al filosofo medioevale Bernardo di Chartres, illustra chiaramente la situazione nella quale ci troviamo quando ci confrontiamo con la tradizione (sia essa quella di artisti o pensatori, così come della specie più in generale). Rispetto, riverenza, imbarazzo, persino impotenza (hanno già detto, fatto e pensato tutto loro!) – ma, anche, la capacità di essere fortunati e di poter guardare più lontano. Oltretutto è un’immagine particolarmente calzante per i tre filosofi di cui parleremo, dato che gran parte delle questioni filosofiche e dei relativi termini, l’idea stessa di discussione filosofica, una certa figura di filosofo, nascono proprio con loro.

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