Posts Tagged ‘solidarietà’

Benvenuti in Europa, ovvero sul pianeta Terra

sabato 5 settembre 2015

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Aforisma 76

sabato 12 ottobre 2013

I gesti più semplici del mondo (umano): chiedere, dare – senza chiedersi (in prima battuta) il perché dell’uno e dell’altro.
(aforisma del viandante)

Ingemisco

lunedì 7 novembre 2011

Al netto della contingenza storica (la morte dell’amato Manzoni) e dell’afflato religioso (per nulla cattolico, data la laicità dell’autore), la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi non può non indurre alcune riflessioni filosofiche a latere – ed al netto, di nuovo, del forte impatto emotivo. Specie quel lunghissimo Dies irae, che occupa quasi metà dell’opera, e che allo sconquasso di trombe, tamburi e coro battenti – a rappresentare la furia divina del giorno del giudizio – giustappone l’annichilimento dei contriti umani.
A me ricorda, materialisticamente, l’antica (e criptica) sentenza di Anassimandro, a proposito di quella terribile “distruzione secondo necessità” che spetterebbe a tutti gli enti, proprio in quanto enti che si trovano a transitare nel territorio dell’essere, ma che quell’essere non possono trattenere oltre misura, votati come sono a ritornare nell’indeterminato (àpeiron) da cui provengono. Una danza ontologica sull’orlo dell’abisso che non può non impressionare. Secondo questa, che già ebbi a definire “cosmologia crudele“, l’esistenza diventa addirittura colpa ed ingiustizia da espiare, peraltro nell’unico modo possibile, e cioè consumandosi secondo l’ordine del tempo, e lasciando spazio ad altro:
Ingemisco tamquam reus
culpa rubet vultus meus (more…)

Metafore idrauliche

mercoledì 6 aprile 2011

Mentre il brutale linguaggio della politica conia metafore ciniche e crudeli, parla di “rubinetti da chiudere” e di “vasche da svuotare” – i corpi privi di vita dei migranti (delle persone migranti, cioè di esseri umani senza altra qualifica) emergono dalle acque del Mediterraneo. Ed è l’unica vera emergenza.

Umana compagnia

sabato 12 marzo 2011

(con le terribili eppur fraterne, pietose ed universalissime parole di Giacomo…)

Islandese. E mi risolvo a conchiudere che tu sei nemica scoperta degli uomini, e degli altri animali, e di tutte le opere tue; che ora c’insidii ora ci minacci ora ci assalti ora ci pungi ora ci percuoti ora ci laceri, e sempre o ci offendi o ci perseguiti; e che, per costume e per instituto, sei carnefice della tua propria famiglia, de’ tuoi figlioli e, per dir così, del tuo sangue e delle tue viscere. […]
Natura. Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra?

La ginestra in Abruzzo

lunedì 6 aprile 2009

Naturalmente Giacomo ha avuto ragione a scrivere quei versi:

…a popoli che un’onda
di mar commosso, un fiato
d’aura maligna, un sotterraneo crollo
distrugge sì che avanza
a gran pena di lor la rimembranza.

Ma ci ha anche avvertito che le magnifiche sorti e progressive sono fatue, mentre quel che conta davvero è ben altro:

…tutti fra sé confederati estima
gli uomini, e tutti abbraccia
con vero amor, porgendo
valida e pronta ed aspettando aita
negli alterni perigli e nelle angosce
della guerra comune.

Naturalmente il compianto e la solidarietà vanno a tutte le persone colpite in queste ore dal terremoto.

PER NIZAR

domenica 4 gennaio 2009

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Nel luglio del 1991 mi recai con l’associazione italiana Al-Ard in Palestina. Fu un viaggio “schierato” e di parte, che aveva lo scopo di solidarizzare con la causa palestinese. Al-Ard (che in arabo significa “la terra”), oltre che sostenere con iniziative politico-culturali  la causa palestinese, finanziava alcuni progetti di sviluppo economico nei territori occupati – ne ricordo uno in particolare dalle parti di Gerico, riguardante una cooperativa di donne che produceva  succhi di frutta. Il viaggio durò 15 giorni, io dovetti ripartire prima e non potei recarmi a Gaza, limitandomi così alla Cisgiordania.
Era un periodo piuttosto cupo: era terminata da poco la prima guerra del Golfo e Arafat aveva commesso l’errore strategico (ma inevitabile) di schierarsi con Saddam Hussein. La prima intifada, scoppiata alla fine del 1987, era stata repressa nel sangue. Hamas si era appena costituita, e si diceva che venisse segretamente sostenuta da Israele in funzione anti-Olp.
Fu quindi un viaggio per me indimenticabile e però, nel contempo, dolorosissimo. Quelli che seguono sono gli appunti che presi in quei dieci giorni, risistemati in forma diaristico-poetico-filosofica nel corso della stessa estate. Devo avvertire preliminarmente che sono condizionati dal mio stile un po’ ampolloso di allora, specie a causa del linguaggio “scolastico-hegeliano” (era l’epoca in cui studiavo forsennatamente Hegel). Ma nonostante questo vizio di forma, a distanza di quasi vent’anni, li ho trovati ancora interessanti. Certo, avevo forse immaginato allora che “vent’anni dopo” la guerra sarebbe finita, lo stato palestinese – accanto a quello israeliano – sarebbe sorto, una nuova epoca sarebbe senz’altro venuta. Era, evidentemente, un sogno molto, molto prematuro.

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