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Antropocene 3 – Leibniz vs Spinoza (o delle umane macchine barocche)

venerdì 14 dicembre 2018

Ho scelto di parlare di Leibniz in questo nostro percorso sulla coscienza e la natura umana, perché trovo che la sua filosofia – e forse la sua stessa biografia intellettuale ed esistenziale – siano indicative di un dramma cruciale che si svolge nel cuore della modernità – e che, anzi, è l’essenza stessa della modernità: l’avere cioè subodorato il pericolo di una cancellazione della peculiarità umana all’interno della natura, di una riduzione di tipo meccanico e materialista di una specie che si crede speciale. Il pensiero di Leibniz può cioè essere (anche) letto come la reazione ad una vera e propria espulsione dal mondo umano dello spirito, di Dio, dell’anima così come erano stati fino ad allora intesi.
Leibniz rappresenta il filosofo (e lo scienziato) più cosciente di questo “pericolo”, che assume come problema e tenta di annullare costruendo una vera e propria filosofia barocca di taglio spiritualista, in grado di unire il fronte meccanicista e quello finalista, la materia e lo spirito, la natura e Dio.
Ma vi è un convitato di pietra, un’ombra che incombe su tutta l’attività filosofica leibniziana: Spinoza, il filosofo che invece aveva portato alle estreme conseguenze l’idea di immanenza – ovvero la concezione per cui tutto sarebbe natura e noi umani non saremmo altro che corpi, ingranaggi, parti di un grande ed unitario meccanismo naturale.

[È questa, ad esempio, la tesi sostenuta (e, potremmo dire, drammatizzata) dal filosofo americano Matthew Stewart nel celebre saggio Il cortigiano e l’eretico]

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Dio ai fornelli

sabato 21 marzo 2015

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Mi sono fatto una sonora e grassa risata nel leggere le poche righe con le quali Matthew Stewart sintetizza il senso generale della teoria postcartesiana dell’occasionalismo: «Quando la mente “vuole” friggere un uovo, per esempio, Dio prontamente giunge nel mondo fisico e mette un tegame sui fornelli». A dimostrazione del fatto che teorie strampalate possono essere spiegate solo con esempi strampalati.

(ma è ancora più divertente – anche se non ne sono poi tanto sicuro – l’occasionalismo occorrente nell’associazione tra il titolo di questo post e la fotografia che “Google immagini” propone al primo posto, secondo l’imperante logica del PageRank – una vera e propria questione di “rango” alla quale ho finito per arrendermi)

Baruch Masaniello

venerdì 13 febbraio 2015

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Non sapevo che Spinoza fosse un ritrattista, anche se Matthew Stewart, autore de Il cortigiano e l’eretico, scrive che non c’è nulla di sorprendente in questa sua propensione, visto che gli olandesi dell’epoca impazzivano per l’arte, soprattutto per quella del ritratto. Ma la cosa più interessante di questa pagina del libro di Stewart sta nell’avvicinamento della figura di Spinoza a quella di Masaniello, il Tommaso Aniello pescatore amalfitano che per dieci giorni, nell’estate del 1647, aveva infiammato il cielo di Napoli come una meteora.
Spinoza, come molti contemporanei, fu così attratto dal rivoluzionario italiano da farne un ritratto, pare a carboncino, secondo l’iconografia dell’epoca: la camicia, la rete da pescatore, lo sguardo ardente… se non che il volto dell’eroe non pareva affatto compatibile con quello di un pescatore napoletano, mentre assomigliava pericolosamente a quello dello stesso Spinoza!
È un vero peccato che quei ritratti si siano perduti, anche se il Masaniello di Spinoza si tramanda in tutta evidenza in successive stampe ed incisioni. Se ne può dedurre che la coscienza dell'”uomo più empio e più pericoloso del secolo” doveva essere già piuttosto alta, dato l’auto-accostamento: ma la fiammata spinozista, che avrebbe rivendicato nella maniera più radicale e contro ogni tirannia e fanatismo la libertà di pensiero, di espressione, di ricerca e di parola, dura ancora oggi a oltre 3 secoli di distanza. Ed anzi, è più vivida che mai.

Eraclitei ed epicurei

lunedì 6 ottobre 2014

1epicurus«L’apparente tensione tra il lato eracliteo e il lato epicureo del carattere di Spinoza ha caratterizzato i filosofi sin dai tempi antichi. Da una parte, la filosofia sembra un’attività essenzialmente solitaria, per sua stessa natura. È il viaggio che il singolo individuo conduce alla scoperta delle eterne verità del cosmo – un itinerario che parrebbe collocare colui che indaga a un livello sempre più alto di conoscenza e di astrazione, allontanandolo dal resto del genere umano. D’altra parte, in pratica, la filosofia è un’attività eminentemente sociale. Implica dialoghi, dibattiti, competizione per il riconoscimento, e la disseminazione di saggezza al sempre indigente genere umano».

(Il cortigiano e l’eretico, M. Stewart)