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Lo sforza-riduzionismo

mercoledì 25 gennaio 2012

“Uno scienziato può credere in Dio?
Ce ne sono parecchi che credono, io no. Penso che in questo caso credere sia un cedimento a un insegnamento privo di fondamento e come tale una forma di debolezza o di superstizione.
Ma ammetterà che l’uomo non è riducibile ai valori della scienza.
Penso che i soli discorsi che val la pena affrontare sono quelli scientifici, gli altri sono privi di consistenza.”

La prima mi sta benissimo, la seconda per nulla.
Ma fa niente, punti di vista: gli auguri di buon compleanno al nonno-scienziato e genetista Luigi Luca Cavalli-Sforza, che oggi compie 90 anni, si possono fare lo stesso.

(l’intervista da cui sono tratte le due battute qui sopra è comparsa oggi sul quotidiano La Repubblica, a cura di Antonio Gnoli)

2012 Jean-Jacques!

sabato 31 dicembre 2011

Temo che il 2012 passerà alla storia come un anno kat’exochen profetico-catastrofico-apocalittico-apocatastatico – con tutti gli -ico più fantasiosi a seguire. Nemmeno la fine del secondo millennio – almeno, così mi par di ricordare – si era portate dietro così tante sciocchezze e superstizioni su fine del mondo e simili. Forse la crisi economica, insieme alla profondissima crisi epocale di prospettive, ha contribuito ad acuire tale clima nefasto.
Se devo esser sincero non ho letto nemmeno una riga, né tantomeno ho guardato trasmissioni in Tv, nelle quali si parla di calendari Maya e simili. L’argomento non mi appassiona, anzi lo detesto proprio, anche se dovrei forse occuparmene in termini di psicologia di massa o antropologici o sociologici. Ma siccome non sono né uno psicologo né un antropologo né un sociologo, posso tranquillamente catafottermene, come direbbe Montalbano nella colorita lingua di Camilleri.
Ed allora celebrerò a modo mio il 2012 – come del resto ho finora cercato di celebrare tutti gli anni che mi sono stati dati: e cioè, per quanto mi è possibile, ingombrando la mente e l’immaginazione di cose belle e filosofiche, liberandole nel contempo dall’immane sciocchezzaio e chiacchiericcio contemporaneo. Cosa che mi sento di propugnare come disinteressato e sincero augurio a tutti i lettori del blog, alle amiche e agli amici, con ampie benedizioni in stile urbi et orbi.
Gli anniversari sono spesso – come i capodanni – celebrazioni retoriche e pompose, quando non del tutto inutili. Ma siccome accadono comunque e a prescindere, tanto vale coglierli per quel che ci possono offrire: opportunità, destri e punti d’origine per altro. Contingenze per nuovi inizi.

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Delle due l’una

lunedì 22 agosto 2011

Gira e rigira, vengo tirato per i capelli (che non ho) nelle questioni teologiche (che pure non cerco). Da più parti mi giungono sollecitazioni in tal senso – dio, teismo, ateismo sono anch’esse (come quelle identitarie) questioni che bruciano. Personalmente credo di averle risolte una volta per tutte tre decenni or sono, al mio primo impatto (vitalissimo e imponente) con la filosofia, quando la questione del divino si pose alla mia mente sotto una nuova luce: delle due l’una, o la fede o la ragione. Che, da un punto di vista logico, è nota anche come disgiunzione: o…o.
Ma è bene chiarire – anche perché l’espressione “una volta per tutte” in filosofia non vale granché. Nel momento in cui, però, la ragione – cioè quell’organo del pensiero che è solo una parte di esso e, se vogliamo, una parte esigua dell’intero fenomeno mentale (entro cui ricomprendo anche l’elemento sentimentale e passionale) – quando la ragione, dicevo, comincia ad occuparsi di questioni come quella teologica (ma, vorrei dire, di qualunque questione), non vi è spazio per altre modalità conoscitive. Nostra signora ragione si comporta in maniera tirannica ed esclusiva.

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