Posts Tagged ‘teatro’

JJR 7 – Rousseau segreto, minore, svagato

domenica 30 dicembre 2012

“Mai ho pensato tanto, esistito tanto, vissuto tanto
mai sono stato tanto me stesso […]
come nei viaggi che ho fatto solo e a piedi.
La marcia è qualche cosa che anima e ravviva le mie idee:
non posso quasi pensare quando sono fermo,
il mio corpo deve essere in moto
perché vi metta il mio spirito”.

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Concludo l’anno roussoiano (il 300° dalla nascita, che in Italia è passato senza che quasi nessuno se ne accorgesse), con qualche nota sparsa sul Rousseau meno noto, soprattutto quello né politico né antropologico.

1. Vorrei però partire da quella che potrebbe essere considerata quasi la fondazione di un mito. Ad ulteriore conferma del fatto che Rousseau (anche se l’Europa non se lo fila) è massimamente presente nella fibra della sua sensibilità, qualche giorno fa leggevo una recensione sull’ultimo libro del filosofo tedesco Peter Sloterdijk (quello della ragion cinica e della teoria antropologico-ontologica delle sfere), intitolato Stress e libertà, dove inevitabilmente saltava fuori proprio Rousseau. Il filosofo cioè che più di ogni altro ha associato il filosofare all’andare, all’uscire dalla società stressata (per guardarla da fuori) e forse ancor più allo svagare la mente: le sue Rêveries, passeggiate (o fantasticherie) solitarie, scritte in punto di morte (1777-8, tanto che l’ultima viene interrotta), sono un vero e proprio manifesto del diritto alla spensieratezza, e stanno lì a dimostrarlo.
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L’eco della cinciallegra

sabato 30 giugno 2012

(Da qualche tempo mi frulla per la testa l’associazione tra filosofia e teatro: la discussione filosofica come drammatizzazione teatrale; il dilemma circa la verità come gioco di ruolo e delle parti; l’illusione puramente rappresentata di giungere a una qualche verità – ovverosia, la sua messa in scena; l’uscita da teatro come un ritorno filisteo alla vita che mediamente arranca; ed infine la vita stessa, come la filosofia, che è sogno. Teatro nel teatro…)

Mi ritrovo a Bose, senza sapere chi e di che cosa si parlerà. Mi ci ha trascinato un amico, che c’era stato tempo fa, il quale ha evidentemente ritenuto che dovessi andarci almeno una volta.
Massimo Cacciari era l’ospite d’onore – il grand’attore della messa in scena – invitato a parlare del senso epocale del cristianesimo (e dunque della sua possibilità). Enzo Bianchi, il generoso padrone di casa (il regista, suppongo).

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