Posts Tagged ‘totalità’

Contingenza vs totalitarismo

mercoledì 31 gennaio 2018

«Quel che le masse si rifiutano di riconoscere è la casualità che pervade tutta la realtà. Esse sono predisposte a tutte le ideologie perché spiegano i fatti come semplici esempi di determinate leggi ed eliminano le coincidenze inventando un’onnipotenza tutto comprendente che suppongono sia alla radice di ogni caso. La propaganda totalitaria prospera su questa fuga dalla realtà nella finzione, dalla coincidenza nella coerenza».

Hanna Arendt scrive queste considerazioni nell’ultima parte de Le origini del totalitarismo. Immagino si rendesse conto delle implicazioni, non solo strettamente storiche o politiche, del pensiero qui sotteso: sono proprio i concetti filosofici di totalità, tutto, sistema – ovvero la scommessa fondamentale della filosofia fin dalla sua nascita – ad essere revocati in dubbio. In ultima analisi, è il fondamento stesso ad essere rimosso, o di cui si auspica la rimozione, al fine di evitare ogni possibile rinascita di ogni futuro fondamentalismo.

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(In)utilità della filosofia

mercoledì 5 giugno 2013

[Riporto la traccia del mio intervento all’ultimo incontro del Gruppo di discussione filosofica, presso la biblioteca di Rescaldina. I Lunedì filosofici riprenderanno in autunno]

 

“La filosofia è quella cosa con la quale o senza la quale tutto rimane tale e quale”.
“La nottola di Minerva inizia il suo volo soltanto sul far del crepuscolo”.
Due frasi – una dal sapore popolaresco e canzonatorio, l’altra corrucciata dalla serietà hegeliana – che giungono ad una medesima conclusione: la filosofia come qualcosa di inutile, cioè privo di uno scopo determinato (non ha importanza qui il contenuto dello scopo; ciò che importa è che vi sia una finalizzazione dell’attività: faccio questo per ottenere quest’altro, purché mi sia utile, cioè vantaggioso, che mi apporti dei benefici – anche se poi esistono scopi reconditi, eterogenesi dei fini, beni che si rivelano mali, insomma una casistica esageratamente varia).
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Symphonia sive natura

lunedì 4 marzo 2013

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Die Welt ist tief,
und tiefer als der Tag gedacht
(F. Nietzsche)

La rappresentazione della totalità è un antico sogno, e non solo delle filosofie o delle religioni. La filosofia greca nasce evocando il tutto, e cercando di individuarne senso ed origine. E, tutto sommato, da lì non si è più mossa nei successivi 2500 anni. Anche le religioni, con la geniale e consolatoria invenzione di dio, evocano un ente sommo che riconduca a sé tutte le cose, altrimenti frante, irrelate ed incomprensibili.
Tuttavia è evidente come il tutto o la totalità (che, tra l’altro, sono concetti con sfumature semantiche diverse) non siano mai esperibili, se non in termini di immaginazione (che è base ineludibile dell’astrazione). Il tutto non si presenta mai qui e ora – poiché è ovunque e sempre. È insomma uno di quei concetti-limite soggetti ai continui alambicchi e rovelli della ragione (un po’ come il nulla, l’essere, il tempo, il divenire), su cui da sempre si discute e, presumo, sempre si discuterà in maniera pressoché inconcludente.
C’è però una modalità di accedere al tutto che trovo interessante e forse più soddisfacente di quella speculativa: le sue elaborazioni ed espressioni estetiche. Mahler è certo uno di quei musicisti che aveva ben chiaro il progetto, perseguito lungo tutta la sua vita, di dare alla propria musica (che in verità non è mai “propria”) tale respiro universale e totalizzante. E se c’è una sua opera che tenta di assurgere alla dimensione di opera-totale, quella è propria l’immensa Terza Sinfonia – non a caso la più lunga della sua produzione. Una sinfonia che si propone di rappresentare la natura nella sua totalità – nientemeno!
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Il punto in 18 punti

lunedì 11 febbraio 2013

[Pensieri di fuoco nascono dai ghiacci. Almeno a me capita così. Sia il mulinare della neve – che apre inusitate prospettive filosofiche – sia le lande ghiacciate, sortiscono nella mia mente effetti stranianti e febbrili.
Camminavo, appunto, sui ghiacci di fine dicembre, in un paesaggio lombardo che ricordava vieppiù la tundra o la taiga, quando mi sovvennero pensieri urgenti con pressanti richieste di fare il punto. E così, un po’ come capitò con le 19 tesi di qualche anno fa, ecco una breve summa del punto filosofico a cui sono ora giunto. Un punto che è solo la fine provvisoria di un nuovo inizio].

1. Tutto sta nella correlazione originaria. Qualcosa (qualunque cosa) è connesso a qualcos’altro (qualunque altra cosa) e pare spingere in direzione di un fondamento – un ab-solutus – quasi a bramarlo come suo proprio completamento; ma può una correlazione – dunque un rinvio da un capo all’altro – fondare ultimativamente qualcosa?

2. Eppure la questione ab origine si presenta in siffatta guisa: un io che pensa, da una parte e, dall’altra, un pensato che è un essere-totalità-indistinzione da cui l’io ha la pretesa di distaccarsi. Senonché “io” è punta acuminata di un corpo (un indivi-duo), che è già da sempre immerso, sommerso, conficcato entro una corporeità diffusa – un essere, un tutto, una nebulosa di corpi, di enti, di oggetti, di viventi.

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Individuo e totalità

mercoledì 5 dicembre 2012

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Il giovane amico e filosofo Marco Pellegrino, di cui qualcuno forse ricorderà una lunga serie di interventi e di commenti su questo blog intorno al pensiero di Emanuele Severino con l’impegnativo nick di “Profeta”, ha pubblicato qualche giorno fa sul suo blog un breve testo su individuo e totalità, bene e male. Poiché in questi giorni si è molto discusso sulla Botte di individuo e società (a partire dalla questione dei desideri e dei consumi), riporto qui di seguito il post.
Ricordo che Marco è autore di due saggi – La struttura concreta dell’infinito e Del tragico amore – nei quali si impegna coraggiosamente a ripensare e addirittura oltrepassare lo stesso pensiero di Severino. Naturalmente il suo è un punto di vista altro sulla questione – né antropologico né psicologico né sociopolitico e forse nemmeno filosofico in senso tradizionale. Una visione radicale e spiazzante (non saprei dire se dotata di originalità), ma che trovo di grande interesse. Naturalmente si tratta di una scheggia: immagino che chi voglia approfondire tale approccio ontologico, dovrà rivolgersi ai suoi (peraltro densi e voluminosi) tomi.
[So bene che alcuni termini – su tutti Totalità ed Eterno, per di più con la maiuscola – faranno storcere il naso a qualcuno (mentre galvanizzeranno qualcun altro), ma qui si fa filosofia, e quelli sono concetti che hanno piena cittadinanza filosofica. Liberissimo ciascuno di criticarli, ma anche di utilizzarli]

***

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Qualitativa verditudine

domenica 19 giugno 2011

“C’erano file di pini, cipressi, macrocarpe, olmi, pioppi,
lecci, tigli, magnolie, cedri del libano, cedri atlantici,
querce rosse, mimose, acacie americane: color verde cupo,
verde argenteo, verde squillante, verde tenero,
verde luminoso.” (P. Citati)

[Sommario: Qualità primarie e secondarie in Galilei –  Dittatura del quantitativo – Inserzione primaverile – Teoria dei colori – Morfologia e metamorfosi in Goethe – Gli indiscernibili di Leibniz – Dispositivi marxiani – Oggettività e riduzionismo – Totalità qualitativa – Io e la verditudine]

Vi è una chiara opzione quantitativa nella mentalità tecnoscientifica che caratterizza la modernità. Non ha una sua necessità ontologica assoluta (molte culture hanno storicamente optato per altri tipi di mentalità o immagini diverse del mondo), ma è quella con cui, nel bene o nel male, ci troviamo a fare i conti ogni giorno – e che pare aver avvinghiato l’intero pianeta. Potenza, insieme, della tecnica e del capitale.
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I lager della ragione

sabato 12 febbraio 2011

Qualche giorno fa mi sono imbattuto nella parola totalitarismo per almeno 3 volte nel giro di 24 ore. Certo, a un filosofo della politica o a uno storico capiterà anche più spesso di incappare in un’espressione così novecentesca (e così abusata), e però così profondamente reale nel descrivere quei fenomeni di statolatria che hanno avvelenato la nostra storia recente. Ma veniamo alle 3 occasioni:

-leggo un amico virtuale in rete lamentarsi della rete e dire che la rete è totalitaria (faccio notare che si tratta di un iperconnesso compulsivo come me – io però lo faccio per lavoro e, molto più piacevolmente, a causa di questo blog; mi concedo poi qualche sollazzo da perditempo su facebook, che è un po’ come giocare a carte, e dunque, a prendere per buona la tesi di Schopenhauer a proposito del gioco delle carte, per proprietà transitiva prova fondata dell’umana condizione di noia; mentre di quel mio amico, che è però un amico virtuale, e dunque l’abuso stesso della parola amico, francamente non saprei dire);

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Immagine linguaggio figura

martedì 21 settembre 2010

E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude…

Ho letto con molto interesse il libro di Emilio Garroni – filosofo innovativo del campo estetico in Italia,  nonché scrittore e pittore – intitolato Immagine Linguaggio Figura, edito da Laterza nel 2005, poco prima della sua morte: un piccolo saggio suddiviso in brevi capitoli che, a dispetto dell’apparenza, è in realtà denso di questioni di grande rilievo, sia sul fronte conoscitivo, che su quello propriamente estetico; ed infine, anche se lasciate un po’ sullo sfondo, di ordine etico-politico. In verità, a partire dalla domanda cruciale a proposito dello statuto della percezione e di quel suo prodotto tipico che è l’immagine interna, la ricerca ha come orizzonte ben più ampio quello riguardante il nostro stesso statuto antropologico, la nostra modalità di stare al mondo e di costruirci un’idea totale del mondo.
Si potrebbe tranquillamente dire che il tentativo non dichiarato dell’autore sia quello di promuovere una vera e propria metafisica della percezione (nonostante l’espressione suoni quasi come un ossimoro), cioè una riconduzione della nostra facoltà linguistica (e dunque teoretica, astratta, metaoperativa, metaoggettuale, e quant’altro) alla sua ineludibile base percettiva. Senza per questo cedere a ingenui riduzionismi o a facili schemi causali – alternative estreme tra soggettivismo e oggettivismo, nominalismo e realismo, o antiche scissioni tra anima e corpo, spirito e materia, mente e cervello, e così via.
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