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Veleni (trumpisti e sofistici) dell’anima

martedì 15 novembre 2016

fragron

«Fare sembrare grandi le piccole cose e piccole le grandi con la forza del lògos» – così Platone riassume l’abilità di Gorgia (e dei sofisti in generale) che eccellono nelle arti del discorso e della retorica: essi sanno persuadere, convincere, far credere, occultare e mostrare ciò che fa loro comodo, proprio perché usano l’arte del lògos phàrmakon, ovvero del discorso che è insieme medicina e veleno dell’anima.
Unica cura ed antidoto per questo potente male – diffuso e reso virale nella nostra epoca dai mille canali della doxa, ovvero da televisioni, rete e social (e dalle loro infinite capacità manipolatorie) – è il pensiero, la riflessione critica, l’arte e la disseminazione del dubbio. Senonché anche la retorica usa e dissemina dubbi ad arte. Decostruisce e ricostruisce a suo piacimento. Fa apparire vero ciò che è falso e falso ciò che è vero. Ci troviamo così in un’impasse, ovvero in un’enorme bolla filosofica: regnano ed imperversano i sofisti, al servizio del potere. E non si vede, al momento, come rintuzzare questo strapotere. Forse con l’ironia? Una risata seppellirà anche loro?
Ad ogni modo, l’elezione di Trump negli Stati Uniti è stato un capolavoro di arte retorica e sofistica. Insomma, un capolavoro metafisico. E noi viviamo in una bolla metafisica.

Proletari di tutto il mondo nazionalizzatevi

mercoledì 9 novembre 2016

usa-election-trump

Confesso che la vittoria di Trump (così come la Brexit di qualche mese fa) non mi ha punto sconvolto, anzi. Mi ha convinto ancor più che occorre andare a fondo nell’analisi di quel che sta accadendo, cambiare paradigmi, rifondare la stessa idea di politica – in un certo senso è come se il mio pensiero critico fosse più eccitato di prima, nonostante l’orrore antropologico che provo per il nuovo presidente della potenza americana. Ma sono più che mai convinto che occorra scindere l’aspetto emotivo (l’orrore, appunto, o il disgusto) dal ragionamento e dall’analisi, che devono farsi più lucidi che mai.
Era stato Slavoj Zizek a dichiarare qualche giorno fa che il voto per Trump avrebbe avuto un significato dirompente sul piano politico – in un’ottica che in passato sarebbe stata etichettata come logica del “tanto peggio tanto meglio”. Ecco, credo che ora l’ottica sia radicalmente cambiata, e quella formula non valga più. Trump rappresenta piuttosto la sintesi, la punta di diamante (o di merda, se la metafora non piace) di un processo che appariva inarrestabile dai lontani decenni del neoliberismo anglosassone (do you remember il vangelo thatcheriano-reaganiano?).
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