Posts Tagged ‘valori’

Il piscio dei cinici

mercoledì 21 novembre 2012

Riprendo un interessante commento di filosofiazzero di qualche giorno fa, a proposito dell’atteggiamento dirompente dei cinici di fronte al filosofare o al discutere. Egli scrive, con la sua prosa a volte un poco involuta e anacolutica (che a me piace molto e che è forse essa stessa di stile cinico):

“Ogni qual, cosiddetto, ragionamento sensato o corretto o argomentato o accomodato eccetera, fa la figura di essere tronfio e ampolloso e pretenzioso e quant’altro. Pensate al filosofo Apel: per argomentare si dovrebbe almeno appartenere a un presunto insieme di dialoganti, per così dire, seduti attorno al tavolo del ragionamento sensato e coerente e serio.
Il cinico per esempio (ma non lui solo) manda all’aria ogni cosa, e non solo, rivendica per se stesso il diritto di non appartenere a nulla. A parte le offese, il difetto di… [il riferimento è a un ospite del blog piuttosto irriverente e incline alla rissa verbale, ma non mi interessa qui soggettivizzare la questione, bensì mantenermi su un piano oggettivo e teoretico] ... il suo difetto è quello di non essere cinico estremo, con tutti, ma solo con noi miseri bloggatori (mi si passi il termine) e non con i Platoni, ammesso che esistano, del nostro tempo. Lui parla coi fanti e lascia stare i santi”.

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Adolescenti III – Intervista a Laura B.

martedì 6 luglio 2010

Amo gli adolescenti perché tutto quello che fanno,
lo fanno per la prima volta

(Jim Morrison)

A sparigliare i giochi sopraggiunge l’inserzione del nuovo, come sempre.
Dopo aver intervistato lo scorso anno MDB (il quale ci aveva fatto dono di una insospettabile saggezza adolescenziale, al contrario dei nazistelli incontrati l’anno prima), è ora la volta finalmente di ascoltare il punto di vista di una ragazza. Sarà casuale, ma anche qui non trapela nulla di quella vulgata che vorrebbe gli adolescenti dei rincoglioniti seriali, servi conformi del sistema dei consumi, a cui sfuggono al massimo con le strategie del bullismo, del teppismo e del nichilismo autolesionistico. Anzi, se alcuni “valori” sporgono sul piattume consumistico generale, questi sono ben netti e definiti, e hanno il nome (magari venerando e con un gusto un po’ retrò)  di rispetto, relazioni, amicizia, dignità, famiglia, responsabilità, regole, giudizio, persino introspezione – o, se si preferisce, il buon vecchio caro (e per alcuni estinto) esame di coscienza
Intendiamoci: nulla lascia presagire una presa di coscienza generazionale volta non dico a scardinare la società o a correggerne i difetti, ma per lo meno ad appropriarsi di qualche rudimentale strumento critico collettivo. E come potrebbe essere altrimenti, dopo quanto schizzato nei due post precedenti? Oltre al grave sospetto che possa trattarsi di un’eccezione (anche se in fondo non lo credo).
Nell’intervista a Laura – 16 anni, un po’ adultescente, nel senso che in questo caso è lei a proiettarsi in là diversamente da quegli adulti che infantilizzano in qua – emergono comunque aspetti piuttosto interessanti ed imprevisti: accanto ai luoghi comuni – e comuni non sta per banali, ma per conformi ad un’epoca, un tempo, una generazione – vi sono alcuni elementi di apertura al futuro. Ma soprattutto la bellezza e la spontaneità della risposta genuina e sincera, senza infingimenti o sovrastrutture.
Certo, l’intervista è una forma comunicativa sibillina e fuorviante, un domandare a senso unico che tende ad incasellare ed ingabbiare le risposte. Un lasciar parlare che rischia di rinchiudere il flusso in un recinto bell’e pronto. Il confine del pre-scritto, pre-determinato, programmato. Necessario ed insieme fastidioso. Vorrei che non fosse così. Ma non tocca più a me dire, fare, proporre in questo campo. Posso solo testimoniare l’assenza di una rottura. E però la sua auspicabilità.
Spero che dalle parole che seguono (insieme alle tante altre di tanti altri giovani) tale rottura emerga da sola e diventi così dirompente da sommergere anche questo mio dire e definire, teorizzare e rinchiudere in uno spazio pre-scritto. Affinché la scorza del mondo vada in pezzi a preludio di un davvero nuovo – tutto loromondo.

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