Posts Tagged ‘valorizzazione’

Piccola apologia dell’opacità

venerdì 10 luglio 2015

[L’ideologia panottica del cerchio – L’ideologia “democratica” della rete – Trasparenza orizzontale,  opacità verticale – Privacy, profilazione e neovalorizzazione – Alétheia, ovvero dell’ossimoro fondante il concetto di verità – Rousseau essoterico: giù ogni maschera! – La metafisica digitale di Gorgia – Trasparenza seduttiva e securitaria – Trasparenza satura – Trasparenza emotivo-immaginifica – L’acritica (in)coscienza social – L’eterno riposo digitale]

274998941. Un sistema di disseminazione di microvideocamere pressoché invisibile, virtualmente esteso a tutto il pianeta, che lo renda visibile e trasparente a chiunque in ogni momento; un microchip sottocutaneo per ogni nuovo bambino nato che lo renda tracciabile e dunque al sicuro da malintenzionati, pedofili, orchi e quant’altro; un automonitoraggio continuo del corpo attraverso una sostanza ingerita che produce la visualizzazione di tutti i dati biometrici sulla pelle del braccio; l’assoluta trasparenza dei politici, attraverso la visualizzazione pubblica di ogni minuto della loro vita; l’assoluta trasparenza di ciascun individuo; l’assoluta trasparenza e condivisione obbligatoria di ciascuna opinione, desiderio, decisione politica…

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Marxiani

lunedì 29 marzo 2010

Ho avuto la fortuna di introdurre e di coordinare, giovedì scorso a Legnano, una serata dedicata a Bentornato Marx!, il libro scritto dal giovane filosofo torinese Diego Fusaro, cui ho dato il benvenuto (e del quale si era parlato  qui). Non ho potuto esimermi dal cominciare facendo le pulci proprio al titolo: in che senso è da intendere quel “Bentornato”? E’ forse la constatazione di un fatto? Oppure un auspicio? (e per converso un esorcismo da parte delle schiere terrorizzate dallo spettro di Marx). Perché mai dare il bentornato a un pensatore che ha affollato, nel bene o nel male, gran parte del secolo appena trascorso? E che quindi in realtà non si era mai levato di torno?
Tuttavia la vera questione riguarda il soggetto del bentornato, quel nome impronunciabile e quantomai spettrale – così come impronunciabile e spettrale è diventato l’oggetto della sua radicale critica, e cioè il Capitale, quasi che il solo nominarlo oggi lo togliesse dal suo status apparentemente intangibile di ovvietà, come se il sistema capitalistico fosse il modo naturale ed eterno dell’organizzazione socioeconomica, e non invece una delle sue molteplici e transitorie forme. Ed è qui che subito si apre un primo problema: perché “tornare” (o “ripartire”) dal pensiero di Marx non dovrebbe essere un po’ come riaccendere l’attenzione su – che so – Kant, piuttosto che Spinoza o Aristotele o Machiavelli? Come mai al nome “Marx” viene ancora un po’ di prurito se non l’orticaria, nonostante sia morto e sepolto?
Oppure, come ci ricordava Derrida ormai quasi vent’anni fa, a ridosso della caduta dei regimi “comunisti” dell’Europa orientale, siamo tuttora sotto l’influsso di una presenza quanto mai spettrale del barbuto di Treviri. Ecco, forse è proprio questo il vero motivo: la spettralità di Marx, l’essere senza pace di un pensiero che voleva trasformare il mondo e autorealizzarsi (dunque autoannullarsi) –  una filosofia che si realizza e una realtà che si filosoficizza. Marx è un pensatore e un filosofo, senza alcun dubbio (e dunque se ne può parlare come di un qualsiasi altro pensatore e filosofo) – ma si discosta radicalmente dalla tradizione filosofica perché mette in campo la questione del senso ultimo e dell’utilità (in senso lato) della filosofia, il suo statuto ontologico, il perché mai essa esiste ed è cosiffatta. E tale potenza implica la ricomprensione del suo stesso pensiero sotto il suo cono di luce (o d’ombra): perché io, Marx, penso questo e questo? Perché mai critico e predico (o predìco) la rivoluzione e l’avvento della società senza classi?

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