Posts Tagged ‘vegani’

Menu-necrologio di Natale

martedì 25 dicembre 2012

Fanny e Alexander_Bergman

Può essere che la parte etica (e/o sentimentale) del nostro ipertrofico encefalo si sia così tanto rammollita da farci inutilmente disperare per quella ben poco gentile disposizione degli esseri viventi a farne fuori altri per nutrirsene (i biologi la chiamano eterotrofia). E d’altra parte l’unica alternativa sarebbe il suicidio. Un nichilismo maggiore, a fronte di un nichilismo minore (maggiore e minore sono però quantomai relativi). Ma la parte più dura ed ancestrale del suddetto encefalo se ne sbatte e continua nell’immane opera trituratrice, divoratrice e distruttrice. È solo l’altra parte – quella molle – che aspetta che giunga il manto / della grande consolatrice…
Ci sono poi le vie intermedie – il vegetarianesimo o, meglio, il veganesimo a cercare di ridurre lo spargimento di sangue. Oppure, l’amara ironia della poesia. Come in questa Coercizione – tra le ultimissime, in punta di morte – di Wislawa Szymborska, che prende in giro un po’ tutti, onnivori, vegetariani e carnivori, e che spero vogliate mettere, magari al posto dei capponi o dei tacchini o dei capitoni, sulle vostre natalizie tavole scarlatte (per il sangue che scorrerà comunque copioso, e che però sulle tovaglie non si noterà, dato che sarà rosso su rosso). Vi è poi la possibilità – come conclude la grande e saggia poetessa – di coprire grida e necrologio con l’inutile ed allegro chiacchiericcio.
Ed è questo il mio augurio – ben poco simpatico e piuttosto rompicoglioni – per il giorno di Natale.
[P.S. L’immagine sopra è tratta dal film Fanny e Alexander di Ingmar Bergman che, se la memoria non mi inganna, si apre – e mi pare si chiuda – con una gran tavolata natalizia e un poderoso discorso del capofamiglia; la scena m’impressionò a tal punto che, quando la vidi al cinema poco più che ventenne, decisi che avrei organizzato qualcosa di simile con l’unico mio nonno superstite, che già vedevo assiso a capotavola, raccogliendo intorno a lui figli e nipoti a decine, sparsi in tutta Italia – una missione impossibile, che infatti non sarei mai riuscito a compiere; di lì a poco, tra l’altro, il vecchio patriarca migrò a miglior vita…].
E ora, finalmente, la poesia di W.S.:
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Genealogia del piatto

venerdì 3 agosto 2012

Mi è sempre assai piaciuto il termine eziologia. Sembra una parola complicata, ma in realtà non lo è per nulla, anzi è il termine che indica la necessità di veder chiaro nelle cose, di andare alla loro radice, di verificare da dove esse saltino fuori. Viene dal greco aitìa – causa – e quel logia finale lo rende un po’ pomposo, perché suona come “scienza” o “studio” o “discorso” intorno alla causa. Se ne fa un uso forse prevalente in medicina: l’eziologia di una malattia è praticamente la singola malattia in tutte le sue concause, variabili e manifestazioni (in pratica quasi un sinonimo di patologia).
Mi è venuto in mente l’altro giorno mentre mangiavo. Ebbene sì, mi succede di filosofare anche mentre mangio. Del resto niente di strano: i greci filosofavano a cena, sbevazzando, camminando e persino – come ci insegna il mio mentore Diogene – pisciando e defecando. Cercavo nel mio piatto – peraltro molto colorato e gustoso – le antiche cause di quel che stavo sentendo, gustando, vedendo, percependo e pensando in quel momento. Eziologia: forse addirittura genealogia di quel che andavo, forchettata dopo forchettata, portando alla bocca.
Ed ecco che uno dei problemi più gravi del nostro tempo è saltato fuori in maniera chiara – letteralmente dal piatto (more…)

Pianeta Vegan

sabato 4 aprile 2009

bufalino

Che cosa si prova ad essere un pipistrello? – si chiedeva Thomas Nagel. Il neuroscienziato vegano Massimo Filippi ci invita ad estendere l’esperimento, chiedendoci di immaginare che cosa proveremmo al posto delle galline ovaiole, dei maiali e dei vitelli da carne bianca costretti all’immobilità; dei pulcini maschi stritolati vivi appena nati perché inservibili per la produzione di uova; degli uccelli accecati e dei pesci asfissiati nelle vasche di coltura, delle mucche da latte eternamente ingravidate e private della prole – di quell’esercito sterminato, cioè, di animali – forse 50 miliardi all’anno – che vengono schiavizzati e sterminati per finire sulle nostre tavole (un numero peraltro approssimativo, dato che quel che si conta è spesso il tonnellaggio – ma che importa contare, visto che “si conta quando quello che viene contato non conta più”?).
Filosofare significa allargare lo sguardo a tutti gli enti, mettersi al posto di, andare a vedere cosa c’è dietro o sotto; filosofare significa costruire un’etica delle relazioni con gli enti, eticizzare l’ontologia, ontologizzare l’etica; filosofare presuppone sempre il partire da sé. La questione animale credo sia un cruciale campo di prova di tutto ciò. Anche perché nutrirsi non può più essere considerato un atto extramorale – e quel che noi consumiamo a livello alimentare è una corposissima metafora del nostro modo di intendere e di consumare l’essere, gli enti, le cose. Della nostra inguaribile bulimia e ipertrofia. Del nostro essere fondamentalmente cancerogeni nei confronti del pianeta.
Un ottimo scritto introduttivo a questi temi, del succitato Filippi, lo troviamo nel numero 12 di Diogene – Filosofare oggi; è possibile leggerlo sul sito della rivista, o anche qui:

le-ragioni-dei-vegani