Posts Tagged ‘vento’

Si par hasard

sabato 21 aprile 2012

Canticchio da qualche tempo una certa canzone di Georges Brassens. A ricordarci ogni tanto che siamo schiacciati tra terra e cielo, e che per quanto ci eleviamo siamo destinati, prima o poi, a precipitare. E a finire inesorabilmente sotto due metri di terreno. O a rivolare con lo stesso vento che ci ha portato da queste parti, cenere alla cenere.
Ma le parole di Brassens son più precise e ficcanti, soprattutto meno roboanti. E disegnano la scena con gusto divertito e un po’ spaccone. Preferisco quindi, meno esistenzialisticamente e più anarchicamente, sbatterle sul muso di chi si crede chissacchì, dei palloni gonfiati, delle gran dame altezzose, dei probi che stanno sulla cresta dell’onda – dei fâcheux, dei seccatori, degli stronzi e dei rompicoglioni. Poiché il vento se ne frega dei loro orpelli e della loro boria – è lui il vero borioso, e mentre fa volare gonne e cappelli, soffia forte in faccia ai potenti (anche quelli di piccolo calibro, che talvolta sono i peggiori) i suoi sberleffi. Perché lui è veramente maraud. Briccone, imprevedibile, marrano.
E allora c’è da augurarsi che il medesimo vento soffi forte in questi giorni sulle terre di Francia, e di riflesso sull’Europa, fino a lambire il nostro stanco 25 aprile.  E che furibondo si metta ad arruffare alberi, depredare tetti, sollevar vestiti. E allora sì che ce la rideremo di gusto: e io trovo – come canta il poeta francese – che sia semplicemente giusto.

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Geoarabìa

lunedì 28 febbraio 2011

E’ una bambina a lanciare il sasso per prima. Contro un’onda, sulla spiaggia di Agadir.
Ed è il vento dell’Atlantico a catturare il rumore di quel tuffo, insieme alle grida di gioia. La magia dell’oceano.
Il vento riparte svelto verso Est. Lungo la catena innevata dell’Alto Atlante. Poi vira a nord, per sostare fuori delle porte di Meknès, presso le antiche rovine romane. Sorvola Fes, impregnandosi degli odori delle pelli conciate. E punta dritto su Algeri, dove in certi quartieri l’eco della sporca guerra dell’Oas e il conato anticoloniale del Fronte di liberazione sono ancora vivi, e bruciano sulla pelle.
E prosegue spargendo profumo di gelsomini, sopra l’antica Cartagine e poi nei dintorni di Hammamet.
La Tripolitania s’annuncia: quel che nel 1911-12 un irridente Salvemini chiamò lo “scatolone di sabbia”. Il vento solleva turbini da quel deserto. Divelle gli steccati e squarcia le reti dei lager, dove migliaia di africani in attesa stavano reclusi. Si sposta in Cirenaica, verso Bengasi libera, e saluta dall’alto. (more…)