Posts Tagged ‘vico’

Cascàmi

venerdì 25 luglio 2014

Scrap_metalDella storia non si butta via niente (qualcuno dice che da essa non si impara niente). D’altro canto il verbo “buttare” è ambiguo, dato che – non esistendo il nulla – ciò che viene gettato via non sparisce, semplicemente si sposta, si disfa, si trasforma – residua da qualche parte. Il dimenticato Giambattista Vico aveva opportunamente coniato l’espressione di corsi e ricorsi per significare non solo che i residui non spariscono, ma che talvolta possono essere riesumati e riutilizzati. Tornare in vita – ricorrere, appunto. È probabile che la storia – ammesso che una cosa come “la” storia esista davvero – funzioni proprio così. Come succede col povero maiale, del quale non si getta via niente. E tutti i suoi cascami – talvolta mefitici – si trovano depositati da qualche parte (nello spirito? nella memoria? nel linguaggio? nella prassi quotidiana?), pronti ad essere riattivati come degli zombi al momento opportuno.
Si è pensato già altre volte che il nazionalismo, le ossessioni identitarie (etniche o altro), il bellicismo, il razzismo e varie altre fobie potessero essere collocati una volta per tutte in questi scantinati o soffitte della storia, e lì, depositati come cimeli, osservati da lontano, con la sufficienza e la superiorità intellettuale di chi, venuto dopo, abbia appreso la lezione e li consideri alla stregua di reperti museali.
Niente da fare. Crisi economiche o di valori, crisi sociali e quant’altro inducono sempre schiere più o meno ampie di apprendisti stregoni a riesumare quegli oggetti “spirituali” e a farli rivivere in tutta la loro spettralità.
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25 luglio (a volo d’uccello)

domenica 25 luglio 2010

Prologo. Da qualche tempo osservo il volo degli uccelli, come mai mi era capitato prima. C’è sempre un momento in cui il già da sempre noto viene messo sotto attenta osservazione – e allora è come se un nuovo mondo si aprisse di fronte ai nostri occhi. Così mi va capitando con gli amici volatili negli ultimi tempi. Tanto che ieri mi sono trovato a pensare a quella strana parola che è l’auspicio, che in prima battuta significa presagio, pronostico. L’àuspice romano guardava il volo e prediceva, con la variante dell’arùspice che osservava invece le viscere e vaticinava – entrambi comunque si affidavano ad un’attività piuttosto irrazionale e ben poco filosofica.
Il significato corrente (ed ora più usato) della parola non è meno irrazionale: augurio, desiderio, speranza. D’altro canto contiene il verbo latino specio che è “guardare, osservare”, termini resi anche con specto, per non dire speculor… Cioè, va a finire che il pre-dire (un dire a basso tasso di logica ed empiria) rischia di diventare filosofia speculativa! Niente di strano, visto che certi filosofi non si peritano di vestire all’occorrenza i panni sacerdotali…

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Una data come quella del 25 luglio – l’inizio della fine del peggior capitolo della storia italiana – è sempre un’occasione per ragionare sui lati oscuri di quella storia: (more…)

LE ANSE DELLA REAZIONE

venerdì 12 settembre 2008

Com’è uso e costume (e vizio) dei filosofi, sto cercando in questi giorni di connettere fatti diversi e tra loro lontani, di darne una sintesi e, quindi, di attribuir loro un certo grado di comprensibilità e di significato. Dopo tutto è quello che facciamo quotidianamente, sia rivolgendo questa attività all’esterno, nei confronti dei fatti e delle cose, sia verso le nostre soggettività, costituite da mille pulsioni e lati spesso tra loro contraddittori: membra disjecta che ci sforziamo di unificare, pena l’insensatezza e l’assurdità dell’esistenza.
Ma a parte questo piccolo cappello-orpello teorico introduttivo, era su alcuni accadimenti specifici che volevo puntare l’attenzione. Che cosa potrà mai legare, tra loro, fatti come la vicenda Alitalia; le recenti bestialità politico-governative (riesumazione del fascismo, “giri di vite” vari su fannulloni, prostitute, rom o il ritorno alle maestrine-mamme stile anni ’50…); il ventilato ricorso della “guerra fredda” e della logica di potenza (che in verità non era mai venuta meno)?
La prima impressione che se ne ricava è che in ogni fronte sul quale si posa lo sguardo (economico, sociale, etico-politico, educativo, geopolitico, giuridico) c’è un visibile “arretramento”, una sorta di involuzione e di restaurazione per quanto concerne diritti, conquiste sociali, benessere, sicurezza (già, la tanto sbandierata sicurezza…).

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