Posts Tagged ‘volto’

Il volto e il corpo dell’altro – 1. Introduzione

mercoledì 19 ottobre 2016

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(Dedico questo incontro a due docenti universitari, ormai scomparsi e messi ai “margini”, ovvero Luciano Parinetto – uno dei miei maestri – e Franco Fergnani, un “maestro mancato”, entrambi alla cattedra di Filosofia morale dell’Università Statale di Milano, diversissimi per storie e riferimenti filosofici, ma entrambi dediti all’alterità, alla diversità, al cuore pulsante della filosofia, con passione e rigore)

L’altro, lo straniero, il diverso, l’estraneo – batte alla nostra porta.
Alterità e straniamento sono modalità essenziali ed originarie del presentarsi della filosofia nel mondo – la filosofia è innanzitutto un atto straniante, ciò che ci fa continuamente uscire dal pre-stabilito, dai confini, dalle abitudini. Che ci spinge sulla soglia per uscire dalle mura della città. Dall’identità che ci si ritrova cucita addosso – individuale e collettiva. La filosofia è un perenne volgere lo sguardo all’alterità, al di fuori dei confini e dei limiti consueti – e che ci invita a cercare le ragioni (ma anche le eventuali non-ragioni) di questa modalità di essere, sé e l’altro.
Con, però, un ricorrente pericolo: l’addomesticamento dell’altro, la riconduzione di ogni diversità e molteplicità all’unità (del pensiero), dell’altro-da-sé al medesimo.

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L’essenza (in movimento) dell’etica

sabato 1 ottobre 2016

(dedicato ai guerrafondai, ai razzisti, agli xenofobi, ai violenti, ai sessisti, agli omofobi, transfobi, misogini e a tutti gli ossessionati dall’identità mortifera che promana dalla “vita senza concetto”, dalla fobia e dal nichilismo che prevede soltanto sé e non l’altr*-da-sé – con un sonoro ed eticissimo vaffanculo!)

***

9788806231293«Alcuni filosofi ritengono che ogni buona lezione sull’etica debba concludersi con una teoria preconfezionata da portare a casa per sapere quali sono le buone azioni, e quali quelle cattive. Io, invece, sto cercando di dimostrarvi che sapete già perfettamente distinguere ciò che si deve da ciò che non si deve fare. Sapete già che l’amore non ha sesso né genere, che ogni forma di vita non deve essere uccisa se non è davvero necessario, che le donne e gli uomini hanno gli stessi diritti, che si lavora per vivere ma non si vive per lavorare e che i vostri diritti terminano dove comincia la sofferenza di un altro corpo.
Sappiamo tutto questo, però lo ignoriamo. Edifichiamo una realtà sociale che considera normali fenomeni come l’omofobia e lo specismo, il razzismo e il sessismo, le guerre e i conflitti sul lavoro. Ecco la mia tesi. Se il movimento diventa così immorale – immorale e ingiustificato – cessa di essere movimento e si costituisce come vita senza concetto. Se l’umano è essenzialmente in movimento, allora chi si ferma smette di essere umano. L’immoralità è disumana. La violenza contro la diversità è il fallimento dell’etica proprio come l’idea che il Sole giri intorno alla Terra è il fallimento della scienza. Dover argomentare che l’omosessualità è normale è immorale. Essere costretti a rivendicare la propria normalità, quando non si toglie nulla agli altri, rende l’etica un falso movimento».

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L’allergia che affligge il Medesimo

lunedì 26 settembre 2016

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«Il volto in cui si presenta l’Altro – assolutamente altro – non nega il Medesimo, non gli fa violenza come l’opinione o l’autorità o il sovrannaturale taumaturgico. Resta a misura di chi accoglie, resta terrestre. Questa presentazione è la non-violenza per eccellenza, infatti invece di ledere la mia libertà la chiama alla responsabilità e la instaura. Non-violenza, mantiene però la pluralità del Medesimo e dell’Altro. È pace. Il rapporto con l’Altro – assolutamente altro – che non ha frontiere con il Medesimo, non si espone all’allergia che affligge il Medesimo in una totalità e sulla quale si fonda la dialettica hegeliana. L’Altro non è per la ragione uno scandalo che la metta in movimento dialettico, ma il primo insegnamento razionale, la condizione di ogni insegnamento. Il preteso scandalo dell’alterità presuppone l’identità tranquilla del Medesimo, una libertà sicura di se stessa che viene esercitata senza scrupoli e per la quale l’estraneo rappresenta soltanto un fastidio ed una limitazione. Questa identità assoluta, liberata da ogni partecipazione, indipendente nell’io, può però perdere la sua tranquillità se l’altro, invece di scontrarsi con essa situandosi sul suo stesso piano, le parla, cioè si mostra nell’espressione, nel volto e viene dall’alto».

[Emmanuel Lévinas, Totalità e infinito]

Il volto dei rom

venerdì 27 gennaio 2012

“Ceausescu pur con tutti i suoi difetti, ne ha fatti fuori tanti, solo che l’hanno ucciso prima che completasse l’opera”, “Napalm. Tanto Napalm”, “Riapriamo i Lager”, “Io non solo li ammazzerei ma mi assicurerei che fossero davvero morti ste bestie”, “Frustate a tutti i rom e poi al rogo”…

…queste sono alcune delle perle comparse in questi giorni sulla pagina facebook di un assessore leghista della provincia milanese, scritte da alcuni sostenitori (presumibilmente leghisti anch’essi, o comunque nazisti o nazileghisti) di uno dei tanti sgomberi di campi rom della zona. L’assessore prende le distanze ma non cancella, anzi lamenta il fatto che le opposizioni prendano le parti solo di alcuni (cioè dei rom) e non di tutta la cittadinanza. Lo sgombero riguardava 13 persone (tra cui 5 bambini!), giudicati pericolosissimi, senz’altro brutti, sporchi e cattivi, in grado di minare la sicurezza e la tranquillità di 28005 bravi ed onesti cittadini (se non ho fatto male i calcoli si tratta dello 0.04%). Ma naturalmente non si tratta solo di numeri.
Il porrajmos (in lingua romanì “devastazione”, “grande divoramento”, che è poi l’equivalente dell’ebraica shoah) è ben lungi dall’essere terminato.  Continua, tra l’altro, nei non-luoghi delle periferie urbane e delle aree dismesse, tra le desolate intercapedini delle zone industriali, in mezzo alla triste boscaglia residua, a carico di quel residuato umano ricoperto di stracci e carabattole – poveri e ultimi in massimo grado – che nessuno vuole tra i piedi, e di cui nessuno, soprattutto, vuole guardare il volto. Perché altrimenti scoprirebbe la più banale delle verità.

Viseità e labbra cucite

mercoledì 26 maggio 2010

Donne con labbra cucite, come quelle di Najova, segregata nel Cie-lager di Bologna.

Donne con labbra siliconate, come quelle dei tele-visi modificati, denunciati da Lorella Zanardo.

“Dei quarantacinque muscoli facciali, a parte quelli necessari per masticare, baciare, odorare, soffiare, tutti gli altri servono per esprimere emozioni. Più articolato e complesso sarà il carattere, intendendo per carattere la nostra essenza più profonda, più individuale sarà l’espressione del volto. Cosa stanno nascondendo questi volti? […] Il volto esprime la nostra autenticità. Anzitutto, c’è la sua esposizione diretta, senza difesa, nella quale appare la sua nudità dignitosa. E’ proprio il volto che inizia e rende possibile ogni discorso ed è il presupposto di tutte le relazioni umane. […]
Il volto dell’Altro, dunque, mi coinvolge, mi pone in questione, mi rende immediatamente responsabile. La faccia umana reca un messaggio: vulnerabilità assoluta. Ed è per questo motivo che viene camuffata, nascosta, decorata, modificata chirurgicamente? […]
La vulnerabilità è però il maggior fascino del volto. Pier Paolo Pasolini aveva capito in anticipo che la televisione stava per distruggere la poetica potenzialmente espressa dal volto umano. Pasolini aveva un senso acuto della realtà del volto umano, come luogo d’incontro di energie ineffabili che esplodono nell’espressione, cioè in qualche cosa di asimmetrico, di individuale, di impuro, di composito, insomma il contrario del tipico.
Che ne è del volto delle donne? E del femminile espresso da ogni volto nella sua unicità?”

La questione maschile bis

martedì 20 ottobre 2009

A metà tra il divertito e il seriamente preoccupato per le reazioni a dir poco irritate (e in qualche caso francamente ridicole) di alcuni maschietti al mio precedente post sull’argomento, rilancio con la proposizione di un video che da tempo circola in rete, e che sicuramente molte e (spero) molti hanno già visto. Il corpo delle donne (visibile per intero all’interno del blog omonimo) è un sonoro schiaffone dato simultaneamente agli uomini e alle donne. Ad entrambi i generi in quanto colpevoli, seppure in diversa misura, correi e complici, anche con il silenzio. Va da sè che quando parlo di “uomini” e “donne” sto designando categorie che, data la loro generalità, rischiano di non voler dire nulla. Ma il punto è proprio questo: il rapporto tra categorie, tra la loro produzione storica e i singoli (cui magari, nonostante ne siano il prodotto, quelle categorie stanno strette).
Ma restringiamo il campo (anche se la televisione è uno degli enti condizionatori di massa più incisivi e invasivi della nostra epoca). Il documentario in questione (che è fatto da una donna, Lorella Zanardo, e da un uomo, Marco Malfi Chindemi), in poco più di venti minuti riesce a dar conto in modo esaustivo  della rappresentazione televisiva ed essenzialmente pornografica della donna, sottolineando in particolare i seguenti aspetti:

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