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#200Marx – La borghesia

lunedì 14 maggio 2018

6. Il bisogno di sbocchi sempre più estesi per i suoi prodotti spinge la borghesia per tutto il globo terrestre. Dappertutto essa deve ficcarsi, dappertutto stabilirsi, dappertutto stringere relazioni. Sfruttando il mercato mondiale la borghesia ha reso cosmopolita la produzione e il consumo di tutti i paesi.
(Manifesto del partito comunista)

7. Le condizioni borghesi di produzione e di scambio, i rapporti borghesi di proprietà, la moderna società borghese, che ha evocato come per incanto così potenti mezzi di produzione e di scambio, rassomigliano allo stregone che non può più dominare le potenze sotterranee da lui evocate (Manifesto del partito comunista)

8. Abolizione della famiglia!
Su che cosa si basa la famiglia odierna, la famiglia borghese? Sul capitale.
Il matrimonio borghese è, in realtà, la comunanza delle mogli.
(Manifesto del partito comunista)

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Liquida, anzi miasmica (con postilla sul papa e dichiarazione di voto)

sabato 16 febbraio 2013

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Alla fine di questo post (senza capo né coda, liquido esso stesso un po’ come la società e le categorie del sociologo Zygmunt Baumann), dichiarerò pure le mie intenzioni di voto al prossimo redde rationem del 24 febbraio – sempre che non si volatilizzino nel frattempo, confondendosi con i miasmi sociali, politici ed antropologici della nazione. Nazione incantata per una buona fetta, in queste incerte giornate di fine inverno, dal palco fiorito di una popolare manifestazione canora (una delle poche cose ancora solide, non affette da malefico relativismo). Insomma, sarà un post pseudodadaista.

Buttiamola subito in politica (anche se sarebbe meglio buttare la politica). Ma credo che in Italia non si possa più parlare di politica, quanto di cosche e consorterie che hanno messo le mani su ciò che è comune contendendoselo, e più spesso spartendoselo (non certo in misura eguale ed egualmente colpevole: troppo comodo berciare il ritornello da bar del “tanto sono tutti uguali”). Non è un’altra tangentopoli, quanto piuttosto il consolidamento di quel sistema e di quella crisi che non solo non ha trovato uno sbocco, ma si è fatta permanente. Tutte le uscite dalla politica (la cosiddetta antipolitica, peraltro politicissima ed ideologicissima) hanno paradossalmente consolidato il sistema: così è stato con il leghismo, poi con il berlusconismo, e c’è da temere che così avverrà anche per il grillismo.

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Incantamenti

giovedì 14 aprile 2011

«Questa follia fa parte della magia del capitale.
Sbaglia Max Weber!
La società del capitale è tutt’altro che disincantata!
Io, da parte mia, ho sempre fortemente sottolineato gli elementi magici che la caratterizzano.
E’ questa società che ha sottomesso le forze naturali, ha inventato macchine, ha applicato la chimica all’industria e all’agricoltura (e, ahimé, alla guerra) e ha fatto sorgere quasi per sortilegio (hervorgestampfte) intere popolazioni dal suolo.
[…] Alla fiaba dello spettro del comunismo (dem Marchen vom Genspenst des Kommunismus) io oppongo la realtà della stregoneria del capitale e del non/uomo che ha scatenato eventi ed elementi che non riesce più a controllare».

Fa una certa impressione rileggere oggi, dopo la catastrofe di Fukushima, questa pagina del Faust e Marx di Luciano Parinetto, risalente ad oltre vent’anni fa, soprattutto se si pensa che venne scritta a ridosso di un’altra grande catastrofe tecnonucleare, quella di Chernobyl, che evidentemente poco ha insegnato agli apologeti delle magnifiche sorti e progressive del capitale. Ma era sulla questione dell’incantamento che volevo puntare maggiormente l’attenzione.

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