Non habet nomen proprium

“Era di quegli uomini che fino alla fine non cessano di meravigliarsi di avere un nome, come chi passando davanti a uno specchio si stupisce d’avere un volto e precisamente quello”. (Opera al nero, M. Yourcenar).

A un di presso la meraviglia e lo stupore – non a caso filosofici – che mi prende talvolta nel considerare che esisto, che esistono le cose, che tutto quel che è accaduto prima di me ci ha portato qui, attraverso una catena causale-casuale che ha del miracoloso. Uno stupore sorgivo, ontologico, primigenio, ma anche irrazionale, emotivo, incomprensibile. Che, come quello sperimentato da Zenone, è bene che ci sia, quasi ogni giorno. La sorpresa di esserci, anziché non.