Posts Tagged ‘zoja’

La piazza dell’intimità

martedì 7 agosto 2018

[ricevo e volentieri pubblico questo testo di Giovanni Capurso, docente di Filosofia e storia nei licei baresi e scrittore, quale contributo a quel filone di riflessione che da tempo questo blog affronta, ovvero la trasformazione socioantropologica, il narcisimo e la “pornografia emotiva” indotti dai social media]

Gli stoici dicevano che ci si deve applicare a se stessi, “ritirare in se stessi e lì dimorare”. In tal senso lo scrivere assume un ruolo quasi terapeutico: annotare riflessioni su se stessi da tenere per sé e rileggere in seguito, scrivere trattati e lettere agli amici per aiutarli, tenere taccuini allo scopo di riattivare nel tempo la verità di cui si aveva bisogno erano tutti strumenti fondamentali per tenere viva la propria interiorità. Tra questi gli stoici Seneca e Marco Aurelio ne sono una dimostrazione lampante.
Lo scrivere a mano, cancellare e rivedere è lento, e quella lentezza inevitabilmente favorisce il fluire dei pensieri, li accompagna, li plasma meglio. Più che farci evadere, esso ci rende più profondi. Nel tempo ci ha permesso di avere un’immagine più chiara di noi: che siamo esseri stratificati, che la nostra prerogativa è il mutamento pur mantenendo sempre qualcosa di immutato. E la solitudine ne era un ingrediente indispensabile.
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Cartoline di dissenso

mercoledì 6 dicembre 2017

 

La prima sensazione, dopo aver letto questo opuscolo-intervista, è stata che la diagnosi riguardi molto più il medico del paziente. Si parla di “altri” (e di altri ferocemente avversi e distruttivi, oltre che autodistruttivi), ma è di noi che occorre ricominciare a parlare – di un noi profondo, di una psiche-iceberg, per lo più sommersa; e lo psicoanalista junghiano intervistato confida proprio nella capacità di sondare quell’abisso, fermo restando che occorre arrendersi all’evidenza che “nell’essere umano la parte emersa è minoritaria”.
Questo è il primo merito del libro, che cerca di calarsi, per quanto possibile, Nella mente di un terrorista.
Ve n’è poi un secondo (altrettanto abissale) che cerca di porre gli “impazzimenti individuali” sotto un’altra luce (terroristici o meno, credo che poco importi, a meno che non vogliamo raccontarci la balla che le società occidentali ricche godono di buona salute proprio perché sono ricche, anche se le stragi americane, per lo più autoctone, e la morìa per droghe chimiche e di psicofarmaci ci dicono tutt’altro): all’origine di molti dei nostri mali vi è una discrasia tra corpi evolutivi fermi a 20mila anni fa e processi di urbanizzazione e di virtualizzazione che trasformano a velocità folli gli ambienti sociali nei quali quei corpi sono inseriti, in modo tale da non potervisi più riconoscere/identificare – corpi e menti che, a giudizio di Zoja, sono ancora abituati ai piccoli gruppi e non agli scenari di massa e alle società complesse.
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