Lo stregone

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«Resta in piedi invece la sua geniale intuizione: che il capitalismo è quel titanico stregone il quale, unificando il pianeta nel nome e nel segno del profitto, ha suscitato e scatenato forze che non sa e non può più dominare. Ma queste forze non sono le ribellioni delle classi oppresse, le quali sono ormai abbagliate soprattutto da follie palingenetiche a base religiosa, sono le ferite irreparabili inflitte al pianeta, avviato al disastro bioambientale perché lo “stregone” non intende arretrare rispetto alle sue scelte miopi e devastanti».
Così scrive sulla pagina culturale del Corriere della sera di oggi Luciano Canfora, a proposito della trilogia edita da Carocci sulla Storia del marxismo, che poi conclude il suo ragionamento con un apparente paradosso: il capitalismo – direbbe oggi Marx nell’intervista immaginaria di Donald Sassoon – non può essere globale; se lo fosse davvero, quattro miliardi e seicento milioni di ascelle che ricorrono allo spray deodorante produrrebbero il suono assordante dello strato di ozono che si spacca!
Non solo: la macchina infernale non può autocorreggersi, essendo il suo primum movens l’autovalorizzazione, a costo di vendere armi e di fare profitti anche con chi si mette a sparargli contro nelle sue ricche metropoli.

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6 Risposte to “Lo stregone”

  1. Paolo Reale Says:

    e come sempre…amen!
    L’unico dubbio è: siamo veramente convinti che questo biodisastro sia così imminente?
    Mentre ci distruggiamo l’habitat siamo davvero persuasi che l’intero sistema vita ci seguirà?
    Il pianeta, se per incubatrice utile alla vita lo si intende, ha visto cose ben peggiori degli sforzi che i microbi protoestinti fanno per fargli venire la febbre.
    L’uomo è ancora dentro la vita? O il suo allontanarsi da essa sta facendo di lui qualcosa di diverso?
    Ce la farà?
    A fare cosa poi? Diventare una sim da lasciare ai parenti?

  2. md Says:

    @Paolo:
    ovviamente non abbiamo la certezza assoluta del biodisastro imminente, anche se credo ci siano delle buone probabilità. Forse – essendo molto complessa l’interazione dei fattori – non è chiaro di quali tempi e,. soprattutto, modalità parliamo. Dopo di che: la specie umana è una tra le miriadi, e “amen” (appunto) qualora si estinguesse prima del tempo – ché poi: quale tempo? E qui si aprirebbe l’altra questione, cioè il fatto che non siamo più una tra le miriadi di specie in termini di impatto sul pianeta, visto che abbiamo un potenziale aggressivo-distruttivo forse inusitato.
    Certo, potrebbbe sempre pioverci addosso un bel meteorite che scompiglierebbe tutti i giochi.
    Come sempre, danziamo sulle punte del caso e della contingenza – checché ne dicano gli ontologi e i teologi.

  3. Paolo Reale Says:

    @Mario d’accordo su tutto. Non voglio scivolare però sulla bambificazione, cioè il ridurre la natura a Bambi. La natura è cattiva (se così la si vuole intendere) ne più e ne meno di noi, solo che noi risultiamo più cattivi perché perché stiamo vincendo (che nel farlo ci stiamo poi autoestinguendo è altra questione). Guardiamola bene questa natura, Il leone sgranocchia i suoi cuccioli se la leonessa li lascia incustoditi solo perché vuole che lei sia di nuovo disponibile all’accoppiamento, se il tuo gatto fosse altro dieci metri saresti suo passatempo mortifero. Questa natura pia e inerme che viene divorata dal demone uomo che non le lascia scampo è un argomento (non il tuo per inciso) che non tiene conto di quanto la natura (intesa qui come la forza che hanno le cose vive di rimanere vive) sia forte e spietata.
    Dovremmo forse avere il coraggio di ammettere che ci stiamo ancora e una volta di più preoccupando di noi quando parliamo del pianeta o di ecologia, proprio solo di noi, che in fin dei conti ci stiamo in mezzo…e stare bene in mezzo alle cose altre, non sarebbe che una conseguenza di stare bene tra di noi, conseguenza imprescindibile temo.

  4. md Says:

    Ovviamente dall’antropocentrismo non s’esce, nemmeno qualora si auspicasse la nostra veloce estinzione (sarebbe comunque auspicata da noi).
    La natura è certo quella roba lì, né buona né cattiva, ma piuttosto feroce, poiché si regge su un sistema essenzialmente eterotrofo (mors tua vita mea), e in effetti, se solo volessimo, potremmo anche essere meglio di lei. Ma d’altro canto “natura” non è certo il cip cip degli uccellini – è solo il concetto di qualcosa da cui vorremmo differenziarci (o dominare o, più sperabilmente, convivere col più basso tasso di spargimento di sangue possibile).

  5. Paolo Reale Says:

    ahahhahahaha
    e ri-amen
    ciao

  6. Carla Bariffi Says:

    la natura si difende bene, l’uomo un pò meno.

    ciao Mario 🙂

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