Posts Tagged ‘corpo’

Sesto fuoco: utopia dell’armonia

domenica 13 marzo 2016

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discorde si accorda
stupenda armonia
da contrasti
(Eraclito)

Ci interrogheremo stasera sulla natura e funzione delle passioni, e sul conflitto tra narcisismo ed empatia – ovvero tra pulsioni egoistiche e altruistiche.
Possiamo dire che si tratta di forze compresenti, sia negli individui che nelle società, anche se la spinta naturale all’autoconservazione è quasi sempre prevalente. Vi sono anche manifestazioni sociali evidenti di tali spinte contrastanti: società più aperte e accoglienti rispetto a società più chiuse e arroccate. Noi però andremo a scavare più a fondo, alle radici di tali pulsioni, lasciando in secondo piano (e magari ad oggetto della discussione) le manifestazioni sociali o comportamentali più evidenti.
Lo faremo mettendo in scena il colloquio immaginario tra un neuroscienziato e un filosofo – Antonio Damasio e Baruch Spinoza – che a distanza di secoli si ritrovano sorprendentemente a condividere molte idee a proposito di mente, corpo ed emozioni.
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Quinto fuoco: toccati dall’ignoto

venerdì 12 febbraio 2016

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Massa e potere di Elias Canetti è un testo unico nel panorama culturale, letterario e scientifico del ‘900, così com’è unico il suo autore (che scrive tra l’altro un unico romanzo, Auto da fé, considerato uno dei più rilevanti del secolo). Non è un saggio di sociologia, né di psicologia o di antropologia, e nemmeno può essere considerato un testo storico o filosofico (di filosofi non ne vengono praticamente citati): pur tuttavia si fa ampio riferimento a racconti etnografici così come a referti clinici, a casi storici (spesso poco noti), alla zoologia, all’etologia – anche se non vi è nessuna di queste discipline a prevalere. Massa e potere non ha in sostanza un taglio specialistico, e rimane un testo inclassificabile – cosa che ne fa senza dubbio aumentare il fascino e l’interesse.
Leggerlo è un’esperienza quantomai “straniante”: al termine ogni nostro più piccolo gesto ci apparirà sotto tutt’altra luce (da questo punto di vista lo ritengo filosofico nel senso più alto: massima gioia conoscitiva e disagio e angoscia crescenti nel progredire spiazzante della conoscenza di sé).
Potremmo dire che quella di Canetti è una ricerca di tipo “genealogico”, che va alle origini, alle spalle, alla base delle nostre pulsioni più profonde: massa e potere non sono solo concetti o “astrazioni”, ma il modo in cui i nostri corpi agiscono e interagiscono.
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Secondo fuoco: piccola apologia (gender) del corpo

venerdì 20 novembre 2015
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Opera di Salvatore Carbone

Tema quantomai scottante – direi infuocato come le discussioni che ne potrebbero scaturire – quello di stasera. Scottante perché attiene al sé di ciascuno e ciascuna, al modo di essere, alla propria identità più profonda – alle modalità attraverso cui l’essere umano si viene costituendo.
Ecco perché, tra l’altro, scatena battaglie ideologiche, guerre, fobie, campagne mediatiche…
Mi riferirò, di tanto in tanto, non ad uno – come preannunciato – ma a ben tre testi che ci aiuteranno nell’impostazione della riflessione e del dibattito – senza per questo doverli seguire passo passo.

1. Delegherò la funzione di “battaglia di retroguardia” alla filosofa morale Michela Marzano, che, pur da un punto di vista cattolico, dedica gran parte del pamphlet appena pubblicato dal titolo provocatorio Papà, mamma e gender a smontare, criticare, decostruire i luoghi comuni cattolici – e più in generale oscurantisti – su questo tema.
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Animalità: nostalgia delle origini o concetto-progetto?

martedì 15 luglio 2014

Grazie all’amico Marco Liberatore, collaboratore dell’associazione culturale Doppiozero, per il cui sito web sta tra le altre cose curando una nuova rubrica filosofica di pensiero critico contemporaneo, è comparso nel suddetto spazio online un mio scritto sui temi dell’animalità e della natura umana – temi spesso trattati sul blog, che ho cercato di risistemare secondo una prospettiva filosofico-critica più ampia, a partire dal recente testo di Felice Cimatti Filosofia dell’animalità.

Lo si trova a questa pagina:

http://www.doppiozero.com/materiali/soglie/animalita-nostalgia-delle-origini-o-concetto-progetto

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La sostanza di Stoner

venerdì 2 maggio 2014

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L’ho letto quasi d’un fiato, come non mi capitava da tempo. Non ricordo chi me l’ha consigliato (se una persona in carne ed ossa, una qualche citazione fortuita e collaterale o semplicemente il mio lavoro di bibliotecario), ma sono davvero contento di averlo letto. È probabile che abbia sbirciato una frase della postfazione di Peter Cameron, scrittore che stimo e di cui ho letto con molto interesse Un giorno questo dolore ti sarà utile – quando dice: «la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria».
E in effetti è questo il primo aspetto notevole del romanzo di John Williams, che è forse ciò che più eleva e nobilita la letteratura e la scrittura: lo sguardo compassionevole e la sintonia affettiva con il destino degli umani (e non solo, poiché anche di animali, vegetali, pietre, oggetti ed altro si può scrivere in tal modo) – che è davvero un “prendersi cura” (l’inviare “ambasciate d’affetto”, di cui parlava Vitaliano Brancati nel Bell’Antonio).
Vi è poi la straordinaria capacità di rappresentare “una vita” nei suoi snodi essenziali, sia interni che esterni (ammesso che tale distinzione possa essere fatta): Stoner – il nome del protagonista del romanzo, da cui prende il titolo – è totalmente dentro il suo tempo (ma, come vedremo tra poco, ne è al contempo totalmente fuori).
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Aforisma 83

domenica 20 aprile 2014

Sentirsi corpo tra i corpi, non mente sopra i corpi.

Sesto lunedì: uomo agonale e uomo ri-creativo

venerdì 28 marzo 2014

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1. Areté e agonismo
Nella concezione antropologica del mondo greco, emerge un tipo umano che avrà conseguenze importanti per la cultura occidentale: l’uomo agonale, guerriero e atleta, che persegue quella che in lingua greca viene indicata con il termine areté.
La parola areté è traducibile innanzitutto con “virtù”, ma copre un’area di significati molto più vasta: eccellenza, qualità, valore, stato felice, prosperità, onore, stima, splendore, nobiltà, fama, merito.
È esattamente lo status tipico dell’eroe-guerriero di epoca omerica (incarnato ad esempio da Achille), che ha senz’altro dei tratti comuni con la figura dell’athletès: colui che lotta (agonistès) per la fama e il desiderio di onori (philotimìa).
Il tratto comune e fondativo di questa figura eroica di guerriero-atleta è ben sintetizzato dal verso omerico

Essere sempre il migliore e superiore agli altri

che compare nei libri VI e XI dell’Iliade.

L’agonismo che lega queste due figure è ben presente ad Esiodo, un celebre poeta del periodo a cavallo tra VIII e VII secolo a.C., che distingue però tra due tipi di contesa (eris): quella distruttiva, ovvero la violenza cieca ed insensata (ybris – ben rappresentata dall’ira funesta di Achille con cui il poema omerico si apre) e la sana competizione per la gloria, gli onori (e, se si vuole, il progresso degli umani).
Bisognerebbe a questo punto entrare nel merito della concezione tragica e conflittuale dell’esistenza (e del cosmo) che caratterizza il pensiero greco, ben sintetizzata dal celebre aforisma di Eraclito “Pòlemos – cioè la guerra – è padre di tutte le cose”. Stabilire poi quale sia il confine tra contesa distruttiva e conflitto progressivo, rimane un problema ancora aperto.
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Aforisma 82

lunedì 24 marzo 2014

(sulle orme di Derrida)
La filosofia è essenzialmente “oblio calcolato” dell’animalità – quella stessa animalità che nel guardarci ci spoglia di ogni eccezione ed humanitas: reminiscenza di un nudo corpo senza “io”.

Terzo lunedì: la “madre” di tutte le decolonizzazioni

sabato 21 dicembre 2013

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Premessa biografica.
La scoperta, peraltro tardiva, di uno scritto femminista dei primi anni ’70 che si intitolava Sputiamo su Hegel, ebbe su di me un duplice effetto. Da una parte fui turbato (e al contempo divertito per la singolarità del titolo), poiché si sputava proprio nel piatto nel quale stavo mangiando da tempo, oltretutto con gusto: Hegel era il filosofo che più avevo studiato (e amato) e che maggiormente aveva condizionato la mia formazione filosofica nonché la mia concezione del mondo, della storia, della politica. Dall’altra, quella scoperta non era certo casuale, dato che si innestava su una parallela frequentazione di ambiti di pensiero radicalmente critici (tra cui, ovviamente, quello femminista), non solo nei confronti della tradizione filosofica, ma soprattutto della società e delle sue strutture categoriali.
Una mia cara amica e compagna di studi, con la quale condividevo l’assunto marxista della stretta connessione tra teoria e prassi, mi disse un giorno che non capiva perché mai dovesse studiare tutti quei filosofi uomini, che avevano elaborato teorie di dubbio valore universale (al più potevano essere semiuniversali), e nei quali, soprattutto, finiva per non riconoscersi. Ecco allora che “sputare su Hegel” non era solo un gesto simbolico o provocatorio, quanto piuttosto un chiedersi radicale e straniato – che non valeva solo per le assoggettate di sempre, ben poco contemplate in quel “Soggetto” cui il filosofo tedesco dava una suprema importanza – se il discorso filosofico che andavo studiando sui libri riguardasse o meno la mia esistenza e l’esistenza collettiva nella quale ero immerso.
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Psicosofie estive – 3. Il corpo del nous

lunedì 8 luglio 2013

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Poiché osservo il mio corpo fare cose intelligenti, son portato, diciamo naturalmente, a considerare intelligenti le intuizioni di Anassagora sul nous, ovvero l’ipotesi ardita di un respiro razionale che insuffla tutte le cose («Anassagora potrebbe aver detto che la pianta ha il respiro… e dicevano che possiedono intelletto e intelligenza», così Aristotele); e quelle molto simili di Hegel, che vede ovunque ragione e ragioni, ed anche quando sembra prevalere il caso o (peggio) la ripetizione meccanica, beh, tracce di ragione ce n’è anche lì…
Anassagora ed Hegel hanno fatto il loro tempo (che, tanto per ripigliare la celebre metafora d’uno dei due, aderiva loro come pelle), e dunque si possono benissimo aggiornare quelle intelligenti intuizioni nella guisa seguente: non c’è cosa che accada che non abbia ragione di accadere, e se anche non si sa bene cosa quella ragione che le fa accadere sia, è bene rassegnarsi all’idea che sia così e non altrimenti, visto che il mio corpo (o quella cosa che quell’altra cosa dicente-pensante definisce tale, avendone talvolta orrore e provando inutilmente a distaccarsene) la sa lunga in proposito, ed anzi tende a dubitare parecchio che ci sia un qualche pneuma misterioso che lo muove, essendo egli, piuttosto, ciò che muove benissimo se stesso, con impeccabile efficienza e dirittura di scopi. Un corpo-nous, un tutt’uno che se la ride di tutte le scissioni.
Se poi qualcuno reputa poco intelligenti gli impazzimenti che fanno ammalare e/o morire il suddetto corpo-nous, beh: primo si chieda che cos’è “malattia” o “morte”, secondo si rivolga all’al di là – ovvero né al corpo né al nous.


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