Posts Tagged ‘marx’

#200Marx – Il lavoro alienato

sabato 19 maggio 2018

pieter_bruegel_d-_c3a4-_037

9. L’individuo stesso vien diviso, vien trasformato in motore automatico d’un lavoro parziale, realizzandosi così l’insulsa favola di Menenio Agrippa che rappresenta un uomo come null’altro che frammento del suo stesso corpo.
(Il Capitale)

10. Lo Stato moderno, il dominio della borghesia, è fondato sulla libertà del lavoro. Il lavoro è libero in tutti i paesi civili; non si tratta di liberare il lavoro, ma di abolirlo
(L’ideologia tedesca)

11. Certamente il lavoro produce meraviglie per i ricchi, ma produce lo spogliamento dell’operaio. Produce palazzi, ma caverne per l’operaio. Produce bellezza, ma deformità per l’operaio. Esso sostituisce il lavoro con le macchine, ma respinge una parte dei lavoratori ad un lavoro barbarico, e riduce a macchine l’altra parte. Produce spiritualità, e produce la imbecillità, il cretinismo dell’operaio.
(Manoscritti economico-filosofici)

12. Tutti i sensi, fisici e spirituali, sono stati quindi sostituiti dalla semplice alienazione di essi tutti, dal senso dell’avere. La soppressione della proprietà privata è, dunque, la completa emancipazione di tutti i sensi umani e di tutte le qualità umane.
(Manoscritti economico-filosofici)

(more…)

Annunci

#200Marx – La borghesia

lunedì 14 maggio 2018

6. Il bisogno di sbocchi sempre più estesi per i suoi prodotti spinge la borghesia per tutto il globo terrestre. Dappertutto essa deve ficcarsi, dappertutto stabilirsi, dappertutto stringere relazioni. Sfruttando il mercato mondiale la borghesia ha reso cosmopolita la produzione e il consumo di tutti i paesi.
(Manifesto del partito comunista)

7. Le condizioni borghesi di produzione e di scambio, i rapporti borghesi di proprietà, la moderna società borghese, che ha evocato come per incanto così potenti mezzi di produzione e di scambio, rassomigliano allo stregone che non può più dominare le potenze sotterranee da lui evocate (Manifesto del partito comunista)

8. Abolizione della famiglia!
Su che cosa si basa la famiglia odierna, la famiglia borghese? Sul capitale.
Il matrimonio borghese è, in realtà, la comunanza delle mogli.
(Manifesto del partito comunista)

***

(more…)

#200Marx – La religione

venerdì 11 maggio 2018

3. La religione è il sospiro della creatura oppressa, è l’anima di un mondo senza cuore, di un mondo che è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l’oppio del popolo.
(Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico)

4. Il riflesso religioso del mondo reale può scomparire, in genere, soltanto quando i rapporti della vita pratica quotidiana presentano agli uomini giorno per giorno relazioni chiaramente razionali fra di loro e fra loro e la natura
(Il Capitale)

5. Quanto più l’operaio lavora tanto più acquista potenza il mondo estraneo, oggettivo, ch’egli si crea di fronte, e tanto più povero diventa egli stesso, il suo mondo interiore, e tanto meno egli possiede. Come nella religione. Più l’uomo mette in Dio e meno serba in se stesso.
(Manoscritti economico-filosofici)

***

Nel riproporre questi brani sulla concezione marxiana della religione, il pensiero corre inevitabilmente a Luciano Parinetto, che ne ha fatto uno dei temi ricorrenti della sua riflessione (la raccolta da lui curata degli scritti marxiani Sulla religione risale al 1972, ristampati poi nel 1980 da La Nuova Italia, nell’edizione qui sopra riprodotta). Parinetto ha sempre insistito sul non-ateismo di Marx, posizione ben più radicale ed antagonista, se è vero che non è negabile ciò che non è nemmeno posto (o che non dovrebbe esserlo), essendo dio semplicemente un riflesso alienato della potenza umana – d’altro canto è lo stesso capitale ad essere una religione, una delle tante potenze da cui gli umani si fanno dominare. Dunque, il pensiero originario di Marx risuona ancora nello slogan né dio né capitale!

#200Marx – La filosofia

martedì 8 maggio 2018

1. Il punto di vista del vecchio materialismo è la società borghese, il punto di vista del materialismo nuovo è la società umana o l’umanità sociale.
I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo.
(Tesi su Feuerbach)

2. Questo ideale sollevarsi al di sopra del mondo è l’espressione ideologica dell’impotenza dei filosofi di fronte al mondo.
La filosofia e lo studio del mondo reale sono tra loro in rapporto come l’onanismo e l’amore sessuale.
(L’ideologia tedesca)

***

Marx è a tutti gli effetti un filosofo, ha studiato Hegel – che pure, come dice nella Lettera al padre, non gli era piaciuto per quella sua “grottesca melodia rocciosa” – partecipa, dall’interno, al dibattito degli hegeliani di sinistra, si laurea con una tesi sulle differenze tra Democrito ed Epicuro, dimostrando così un precoce interesse per la tradizione del pensiero materialista, ecc.
Eppure tutto questo gli sta stretto. Lo trova autoreferenziale, un gesto narcisistico e onanistico, privo di scopo, una critica-critica fine a se stessa, che non incide nel “corso del mondo”. Che è poi precisamente la tesi hegeliana – la filosofia giunge sempre tardi, spicca il volo a sera, come la nottola di Minerva, quando ormai tutto ha avuto luogo.
(more…)

#200Marx – Ein Gespenst

sabato 5 maggio 2018

Uno spettro si aggira per l’Europa – lo spettro del comunismo [Ein Gespenst geht um in Europa – das Gespenst des Kommunismus]

Il 5 maggio del 1818 – esattamente 200 anni fa – nasceva Karl Marx.
Ricordo che nel 1983, quando si celebrò il primo anniversario della morte, avevo poco più di vent’anni e ancora in molti speravamo nell’avvento della rivoluzione comunista – una rivoluzione vera però, non come quelle deludenti del passato. Ora il comunismo – e pure il marxismo – sono ridiventati quantomai spettrali, anche se in senso diverso da quello annunciato dal Manifesto.
Con questo post pilota, inauguro un piccolo appuntamento che nelle prossime settimane proporrà alcuni passi delle opere di Marx, dagli scritti giovanili a quelli più maturi, seguendo una ripartizione tematica attorno a sette concetti-chiave: filosofia, religione, borghesia, lavoro alienato, capitale, rivoluzione, comunismo.
Non certo con l’intenzione di fare un bilancio – ben altro spazio e tempra occorrerebbero.
Ma se solo a qualcuno venisse voglia di rileggere un suo testo, o di ripensare una sua tesi, o di misurare l’acutezza (e spesso la lungimiranza) delle sue analisi col tempo presente – ecco, avrei ampiamente raggiunto lo scopo. Ugualmente lo avrei raggiunto se i detrattori detraessero a ragion veduta – cioè, solo dopo aver conosciuto l’oggetto della detrazione. Perché l’anima del pensiero marxiano è la critica, e non c’è critica senza conoscenza.
Ma critica e conoscenza sarebbero state poca cosa, senza il fuoco che divorava Marx, una smisurata passione per il genere umano e per i suoi futuri progressi, materiali e spirituali. Probabilmente mal riposta, ma che soffia ancora forte nelle menti libere e insofferenti delle ingiustizie

Il giovane Karl Marx

mercoledì 18 aprile 2018

Ho molto apprezzato il film del regista Raoul Peck sul giovane Marx, uscito in questi giorni nelle sale cinematografiche, proprio alla vigilia del bicentenario della nascita. Certo, sarebbe stato meglio omaggiare il barbuto di Treviri con una bella rivoluzione – cosa di cui ci sarebbe un gran bisogno – ma per ora dobbiamo accontentarci delle rievocazioni. Che peraltro appaiono molto meno spettrali di qualche decennio fa, quando, dopo il crollo del mondo sovietico, i sicofanti delle magnifiche sorti e progressive del liberismo si erano affrettati a suonare la campana a morto del comunismo e del suo più importante pensatore. Dimenticandosi che si possono anche nascondere sotto il tappeto gli effetti collaterali ingiusti del loro mondo a senso unico – ma se la merda, l’alienazione e l’infelicità mortifera prodotti dal capitale continuano a crescere insieme al valore e alla ricchezza, prima o poi qualche crepa si aprirà.
Ed è esattamente questo il momento in cui si cominciano a fare i conti con trasformazioni che, come ai tempi di Marx, potrebbero essere foriere sia di immani disastri che di future rivoluzioni. Tempi quantomai ancipiti, dunque, che, al netto di una certa misantropia e di un crescente fastidio per la cancrena antropomorfica, possono persino risultare belli da vivere. Giusto per vedere cosa potrà succedere. E, tornando al film, è proprio ciò che lo rende più interessante: concentrarsi sul pensiero sorgivo di Marx, una potente anticipazione (purtroppo talvolta scambiata per fede o profezia) dei tempi a venire.
Al di là di questa atmosfera generale che vi si respira, il film ha altri meriti (anche teorici, cosa non semplice per una pellicola) che è bene porre in evidenza:
(more…)

Zoon politikon – 2. Utopie

venerdì 24 novembre 2017

Partiamo, come sempre, dalle origini, dal costituirsi dei significati all’interno dello spazio originario della politica (e della “democrazia”) nel mondo greco.
È Platone il filosofo che, forse più di ogni altro, si è cimentato nell’opera di definire la “repubblica ideale”: una delle sue opere più celebri porta, non a caso, questo nome (La Repubblica, che in greco suona con Politeia, pressoché intraducibile, ma che è riconducibile alle concezioni che riguardano l’ordinamento politico, lo spirito della città e la partecipazione politica del cittadino – forse “comunità politica” può rendere l’idea).
Ed è proprio in quel contesto (che è però una summa del suo pensiero: teoria delle idee, teoria della conoscenza, estetica, ecc.) che troviamo una frase che senz’altro può ben ispirare il nostro lavoro di ricerca sulle origini dello spirito utopico:
«Comprendo, disse; ti riferisci a quello stato di cui abbiamo discorso ora, mentre lo fondavamo: uno stato che esiste solo a parole, perché non credo che esista in alcun luogo della terra. – Ma forse nel cielo, replicai, ne esiste un modello, per chi voglia vederlo e con questa visione fondare la propria personalità. Del resto non ha alcuna importanza che questo stato esista oggi o in futuro, in qualche luogo, perché l’uomo di cui parliamo svolgerà la sua attività politica solamente in questo, e in nessun altro». (Repubblica, IX, 592 a,b)
(more…)

Retrotopie

lunedì 23 ottobre 2017

«Oggi, pare, non è più tempo di utopia.
Marx è lontano.
Nel futuro.
Oggi è tempo di streghe».
[L. Parinetto, Faust e Marx]

«La tradizione di tutte le generazioni scomparse pesa come un incubo sul cervello dei viventi e proprio quando sembra ch’essi lavorino a trasformare se stessi e le cose, a creare ciò che non è mai esistito, proprio in tali epoche di crisi rivoluzionaria essi evocano con angoscia gli spiriti del passato per prenderli al loro servizio».
[K. Marx, Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte]

alfbenj-2

«L’angelo della storia ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui nel cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta».
[W. Benjamin, Tesi di filosofia della storia]

Un corto circuito tra categorie – temporali, storiche, filosofico-politiche – pare spiegare molti degli attuali fenomeni retrotopici (per usare il termine di uno degli ultimi scritti di Bauman): ci si rivolge a un passato di (presunte) certezze a fronte di un futuro più che incerto, si assiste ad una “epidemia globale di nostalgia” dopo la sbornia di (presunto) progresso, ci si rinchiude, rintana, sigilla nei luoghi nelle radici nelle identità (più che mai fittizie) poiché la superficie liscia ed omogenea del globo atterrisce.
Le utopie si rovesciano una dopo l’altra in narrazioni distopiche.
L’angelo della storia non sa più dove guardare.
La storia si configura sempre di più come una parata di spettri.

Monadi digitali

venerdì 29 settembre 2017

[note a margine della lettura di questo recente testo del sociofilosofo Byung-Chul Han sul neoliberalismo e le nuove tecniche del potere]

1. La libertà come autoproduzione e autosfruttamento illimitati: la dialettica servo/padrone di hegeliana memoria è ora interna, del tutto interiorizzata: ciascuno è insieme servo e padrone di se stesso [ma cos’è “se stesso”?].
Dall’assenza conseguente di un noi politico Han ricava l’impossibilità di una rivoluzione sociale secondo lo schema marxiano.

2. Il capitale è il nuovo dio e orizzonte trascendente [questo era chiaro da tempo)]. La società digitale e i suoi dispositivi sono i luoghi di una neoreligiosità: facebook è la chiesa, il like l’amen, lo smartphone il nuovo rosario.

3. Il capitalismo emotivo: oggi non consumiamo cose, oggetti, merci, ma emozioni, illimitate emozioni. La psicopolitica neoliberale [nuova tecnica di governo globale, successiva alla società disciplinare, perché si fonda essenzialmente sulla positività dell’autosfruttamento] s’impossessa dell’emozione, penetra a livello limbico, istintuale, così da condizionare le azioni (motiv-azioni) sul piano pre-riflessivo.

(more…)

sabato 5 agosto 2017

«La proprietà privata ci ha resi così ottusi e unilaterali…
Al posto di tutti i sensi fisici e spirituali è quindi subentrata la semplice alienazione di tutti questi sensi… il senso dell’avere.
Ogni uomo s’ingegna di procurare all’altro uomo un nuovo bisogno, per costringerlo a un nuovo sacrificio…
Il denaro trasforma le forze essenziali reali, sia umane che naturali, in penose fantasie.
Il denaro è il potere alienato dell’umanità».

L’editore Gallucci ha osato far uscire questo magnifico albo, illustrato dall’artista spagnolo Maguma, con le parole scritte da Marx nei Manoscritti economico-filosofici ormai quasi due secoli fa. Parole che rimbalzano sul presente, più vere oggi di ieri.