Sbocconcellarsi

Hegel ci fissa sornione, dopo due secoli e mezzo (oggi è il suo compleanno). Mai come a quest’epoca sembra aderire quel suo celebre passo della Prefazione alla Fenomenologia dello spirito, dove parla di trapasso, travaglio, trasformazione, dissoluzione, sgretolamento, fatuità, noia e ignoto – ma l’espressione più bella è quel “lento sbocconcellarsi” (in tedesco Zerbröckeln, usato, ad esempio, per sbriciolare il pane).

Non so quante volte l’ho riportato su questo blog in questi 15 anni. Ma val sempre la pena rileggerlo:

«Del resto non è difficile a vedersi come la nostra sia un’età di gestazione e di trapasso a una nuova era; lo spirito ha rotto i ponti col mondo del suo esserci e rappresentare, durato fino ad oggi; esso sta per calare tutto ciò nel passato e versa in un travagliato periodo di trasformazione. Invero lo spirito non si trova mai in condizione di quiete, preso com’è in un movimento sempre progressivo. Ma a quel modo che nella creatura, dopo lungo placido nutrimento, il primo respiro, – in un salto qualitativo, – interrompe quel lento processo di solo accrescimento quantitativo, e il bambino è nato; così, lo spirito che si forma matura lento e placido verso la sua nuova figura e dissolve brano a brano l’edificio del suo mondo precedente; lo sgretolamento che sta cominciando è avvertibile solo per sintomi sporadici: la fatuità e la noia che invadono ciò che ancor sussiste, l’indeterminato presentimento di un ignoto, sono segni forieri di un qualche cosa di diverso che è in marcia. Questo lento sbocconcellarsi che non alterava il profilo dell’intiero, viene interrotto dall’apparizione che, come un lampo, d’un colpo, mette innanzi la piena struttura del nuovo mondo».

Già, come sarà il nuovo mondo?

Sgretolamento

L’idea che sia tutto da ripensare non può non sfiorarci.
È probabile che in ogni passaggio storico percepito come critico – come quando un mondo si sgretola e ancora non si avverte il profilo del successivo – questa sensazione di inadeguatezza sia una costante: anche se oggi ci sembra più diffusa del solito.
Lo è in particolare da qualche decennio – con una spinta ulteriore negli anni ‘20 del XXI secolo – proprio perché i processi sembrano sfuggire alla nostra comprensione. L’accelerazione tecnologica, le sfide cognitive (pandemia ma non solo), la crescita della coscienza del nostro impatto sugli ecosistemi, l’avvento di un nuovo – conflittuale – sistema geopolitico a vocazione multipolare – alla vigilia della meta demografica degli 8 miliardi di umani: tutto questo sembra “troppo” per le categorie di comprensione a cui eravamo abituati.
Continua a leggere “Sgretolamento”

Letture filosofiche: il mondo vegetale in Hegel

Nonostante Hegel maltratti la natura, ritenendola di gran lunga inferiore e meno interessante delle produzioni spirituali umane, ci sono pagine sorprendenti e quasi poetiche nella sua Filosofia della natura, che meritano attenzione. Come ad esempio quelle dedicate al mondo vegetale.

Dentro fuori

[piccolo esempio di (in)utilità filosofica]

Uno degli aspetti più perturbanti di questi quasi 2 anni di pandemia (un tempo che non ci saremmo mai aspettato e che è ben lungi dal terminare) è il rapporto tra interno ed esterno, tra dentro e fuori.
Prendiamo “omicron”, la nuova variante che è destinata a sparigliare tutti i giochi (e presumibilmente a farli ricominciare quasi daccapo): gli stati nazionali stanno correndo ai ripari, per lo più alla rinfusa, ma sanno bene che omicron non può stare fuori, perché in un mondo globale il fuori non esiste. Omicron è già dentro, è già qui tra noi.
Anche con le “caste biovaccinali” succede qualcosa di simile: gli immunizzati si rinchiudono in aree protette, un dentro che lascia fuori il rischio maggiore di contagiarsi e ammalarsi, ma col passare del tempo questa ripartizione si fa illusoria. La barriera tra dentro e fuori viene a indebolirsi, se non a cadere. E i non vaccinati – che a rigore non sono né immuni né non immuni, ma probabilisticamente più esposti ad infettarsi – in che luogo stanno tra il dentro e il fuori? Fuori dai luoghi di socialità o rinchiusi in una bolla di potenziali appestati da tenere in una quarantena perenne?
Continua a leggere “Dentro fuori”

Bolla filosofica

1

Loop, meme, slogan, ritornelli: si può riassumere così l’essenza comunicativa di questi ormai 20 mesi di pandemia.
Ne ho avuto una rappresentazione plastica poco fa in TV in un collegamento tra uno studio televisivo e una piazza contro il green pass: gli intervistati snocciolavano frasi sentite mille volte, spesso superficiali e prive di argomentazione, mentre dall’altra parte, gli opinionisti, giornalisti (e tuttologi) in studio rispondevano allo stesso identico modo: per slogan e ritornelli copiati pari pari dai comunicatori ufficiali della comunità scientifica (e, di riflesso, politica). Tutti in loop, su binari paralleli.
Certo, i paternalisti laureati (in verità piuttosto irritati) dall’alto del loro scranno ricordavano ai poveri ignoranti del popolo a ogni piè sospinto che sono i dati a dirci X e Y (ma anche questo è un meme o uno slogan, se vogliamo), omettendo però di dire che gli stessi dati non sono una fede, e che potrebbero a loro volta smentirci domani o dopodomani. Ma, si sa, negli scontri all’ultimo sangue la cautela e le argomentazioni fanno difetto.
Il vero è il divenire di se stesso – diceva Hegel.
Forse anche questo è un meme – e magari anche tutto quello che ho detto fin qui.
Solo per ricordare (innanzitutto a me stesso) che è sempre il caso di andare alle spalle di quel che diciamo, pensiamo, ripetiamo, sosteniamo (spesso in loop), e di guardarlo un po’ più di sbieco: come si costruisce ciò che riempie le nostre menti e bocche? E come si decostruisce?
Dopotutto siamo dentro la più grande bolla filosofica di sempre.

Contemporanea

Che cos’è, oggi, la filosofia? Quali sono le caratteristiche della filosofia contemporanea? Ma ancora più radicalmente: può esistere una filosofia contemporanea? Non è forse la filosofia una materia che trascende il tempo e che sfugge alla categoria della contemporaneità?
Hegel negherebbe con decisione: per lui la filosofia è la forma, lo “spirito dell’età in quanto esso pensa se stesso” e, così come ciascun individuo è figlio del suo tempo, “così anche la filosofia è il tempo di esso appreso in pensieri” – e come un individuo non può uscire dal suo tempo più di quanto possa uscire dalla propria pelle, così la filosofia è avvolta dalle spire del tempo, ciò che ne fa insieme un deposito delle memorie e un perenne movimento del pensiero – un divenire di se stessa.
Questa manfrina introduttiva mi serviva per dar conto del problema che mi si è posto quando ho immaginato come dovrà essere il 100° corto filosofico a chiusura del progetto social #lafilosofiain100corti che sto perseguendo ormai da 3 anni e mezzo (qui sulla Botte è in differita di un anno e mezzo circa) e che è finalmente giunto a conclusione.
Continua a leggere “Contemporanea”

Francofortese a mia insaputa

Qualche giorno fa ho dato una scorsa ai Francofortesi, dopo qualche tempo che non mi capitava di incrociarli: ho riletto alcuni passi, sfogliato la Dialettica dell’illuminismo, ricostruito brevemente il percorso di Marcuse… alla fine di questo “ripasso” sono rimasto impressionato dalla quantità di concetti, teorie, parole-chiave nelle quali mi sono riconosciuto: pur non avendoli mai studiati sistematicamente (di certo non come ho fatto con Hegel, Marx, Spinoza o i presocratici), mi sono trovato impregnato di atmosfere movimentiste, imbevuto di teoria critica, di dialettica e di fervore rivoluzionario. Anticapitalismo, anticolonialismo, anticonsumismo, e via criticando e negando.
Non diversamente mi è capitato qualche giorno dopo con Foucault – autore di cui ho letto pochissimo, e che conosco per sommi capi. Poco importa che io non lo abbia studiato: ce l’ho comunque in testa, è dentro il mio linguaggio, la mia mentalità, il mio modo di ragionare e concepire le cose. In definitiva, è come se fossi superagito da questi autori e correnti filosofiche, in modo pressoché inconsapevole. O meglio, non del tutto consapevole: se faccio mente locale, se ci ragiono, se provo a straniarmi dal mio percorso formativo, guardandolo dall’esterno, non posso non riconoscere gli influssi, i testi, le idee che mi hanno condizionato – attraverso gli amici, le frequentazioni, i collettivi, i discorsi, gli slogan.

Continua a leggere “Francofortese a mia insaputa”