7 parole per 7 meditazioni – 2. Verità

venerdì 15 novembre 2019

«Bello, senza riserve, è l’amore della verità. Esso porta lontano, ed è difficile giungere al termine del cammino. Più difficile però è la via del ritorno, quando si vuol dire la verità. Voler mostrare la verità nuda è meno bello, poiché turba come una passione. Quasi tutti i cercatori di verità hanno sofferto di questa malattia, da tempo immemorabile».

Per quanto il concetto di verità sia un concetto-chiave del discorso filosofico (per certi aspetti lo fonda), è forse proprio per questo che risulta problematico da definire: un po’ come succede per parole come “essere”, “realtà”, “conoscenza”, “totalità”, “bene”, troppo estesi per essere chiaramente intesi, eccessivi ed eccedenti le nostre capacità discorsive. Quale paradosso! La mente evoca un concetto nel quale finisce per smarrirsi…
Siamo qui in presenza di fondamenti, di assiomi, di elementi costitutivi senza i quali il discorso filosofico non sarebbe nemmeno possibile, un po’ come quando la ragione ragiona su se stessa. Sono categorie nelle quali siamo immersi, così come siamo immersi nel linguaggio, che è il presupposto di ogni nostro discorso: per poter dire che qualcosa è vero dovrei già possedere un criterio di verità, ma da dove lo posso ricavare? Un tempo ci pensavano la fede, gli dei, i miti, le credenze – ma l’epoca del lògos e della sapienza greca ha rivoluzionato ogni cosa…

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La bocca

lunedì 4 novembre 2019

(è questa la traccia dell’ottava passeggiata filosofica, svoltasi in ottobre)

La bocca è un tema di grande interesse per la riflessione antropologico-filosofica, un po’ come lo è stato per Lévinas quello del volto. In verità non mi pare siano state prodotte riflessioni di rilievo su questo tema, né mi risulta che qualche filosofo vi abbia dedicato un testo di peso.
Eppure la bocca, nella sua dimensione sia fisica che simbolica, nel suo essere punto d’entrata ed uscita (basti pensare alle espressioni bibliche in proposito), nella sua molteplice funzionalità, ma soprattutto nel suo essere profondamente ambivalente, non può non interessare la riflessione filosofica: un’ambivalenza che già era stata rilevata da Canetti, in alcune pagine notevoli di Massa e potere, in particolare nel capitolo intitolato “Afferrare e incorporare”: la bocca è lo strumento biologico atto ad ingoiare ciò che la mano le porge per la sua sopravvivenza. La bocca è innanzitutto strumento di morte per affermare la propria vita: i denti stritolano la preda che attraversa quella cavità-prigione che sta subito dietro, per precipitare nella gola e nell’abisso più interno al corpo. Quel che accade attraverso la bocca è che un corpo ne incorpora/assimila un altro: la bocca è lo strumento fondamentale del meccanismo dell’eterotrofia.
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Filosofia in 100 corti – 46

venerdì 1 novembre 2019

La bocca di Joker

giovedì 24 ottobre 2019

Premessa: non ho ancora letto nessuna recensione, nessun articolo o post, nessun commento – tranne qualche lamentela social, le solite (abbastanza inutili) sull’effetto-saturazione, che non fanno altro che moltiplicare quell’effetto.
Però ho visto il film due volte, la prima in modo immediato, facendomene soprattutto attraversare ed impressionare, la seconda con un occhio laterale, un po’ più riflessivo e attento.

Dunque, partiamo da un’ovvietà: Joker non è un saggio di antropologia filosofica o di psicologia o di sociologia – Joker è un film, e la prima valutazione non può che essere di tipo estetico.
Non so se si tratti di un “capolavoro” (etichetta inutile, anche perché i capolavori, di qualunque genere o tipologia artistica, richiedono processi lunghi di gestazione, metabolizzazione e sedimentazione nell’immaginario collettivo), però è senz’altro un ottimo film che si regge essenzialmente su due colonne: la prima, l’attore-protagonista, perennemente presente in scena, col suo corpo, il suo volto, la sua bocca, la sua maschera, che si contraggono, si contorcono, si deformano in un flusso continuo di esposizione fisico-emotiva; la seconda, una colonna sonora potentissima, che ricorda l’intensità di alcune scelte estetiche di Nolan.
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7 parole per 7 meditazioni – 1. Meraviglia

sabato 19 ottobre 2019

Cominciamo dalle parole di Aristotele (che in verità non è il primo filosofo ad avvicinare la meraviglia alla filosofia, già lo aveva fatto Platone nel Teeteto : “Ed è proprio del filosofo questo che tu provi, di esser pieno di meraviglia; né altro cominciamento ha il filosofare che questo”).
All’inizio della Metafisica, dopo aver ricordato (nelle prime righe) che tutti gli uomini sono per natura portati alla conoscenza, e che anzi essi amano conoscere, a partire dall’esperienza estetica, sensibile – Aristotele riprende l’espressione platonica e afferma che “gli uomini, sia nel nostro tempo sia dapprincipio, hanno preso dalla meraviglia lo spunto per filosofare”.
Il termine thauma (verbo: thaumazo) si riferisce sia all’oggetto meraviglioso – il portento, il prodigio, il miracolo, anche in senso mostruoso – sia al sentimento che si prova di fronte a quell’oggetto: la meraviglia, l’ammirazione, lo stupore, la sorpresa.
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Afferrare, incorporare

venerdì 18 ottobre 2019

«Così ogni giorno si digerisce e si torna a digerire. Qualcosa di estraneo viene afferrato, sminuzzato, incorporato, e assimilato dall’interno; si vive soltanto grazie a questo processo. […] Gli escrementi, che rimangono al termine del processo, sono carichi del nostro reato. […] È significativo che ci si isoli con essi».
Elias Canetti che riflette sugli atti dell’afferrare ed incorporare, da parte della mano e della bocca, come costitutivi del potere – fa l’operazione scioccante di riportarci all’origine ancestrale di ogni nostro gesto, alla nostra costituzione animale e biologica.
Per quanto edulcoriamo, spiritualizziamo, trasfiguriamo e simbolizziamo – sempre là stiamo: afferriamo forme di vita, le incorporiamo e ci liberiamo delle loro scorie.

Il poeta, il santo, il filosofo

mercoledì 16 ottobre 2019
«Il poeta trova il suo mondo nel proprio petto; il santo sente il vuoto dentro, e volge gli occhi al cielo lontano».
Mentre il filosofo – l’idealista – conclude così: «Io non sono mai io, senza essere tutto in quello che penso; e quello che penso è sempre uno, in quanto vi sono io».
La filosofia, l’idealismo «sublima così davvero il mondo in una teogonia eterna, che si adempie nell’intimo del nostro essere».
(G. Gentile)

Ich bin der Welt abhanden gekommen

mercoledì 2 ottobre 2019

Sono ormai perduto al mondo
Col quale ho anche perduto gran tempo;
Tanto a lungo non ha saputo più niente di me,
Che può pensare ormai che io sia morto!
Ma non mi importa niente
Che mi creda morto.
E non posso neanche contraddirlo,
perché sono veramente morto al mondo.
Sono morto al chiasso del mondo,
E riposo in un luogo silenzioso!
Vivo solo nel mio cielo
Nel mio amore, nel mio canto.

[dai Rückert-Lieder di Mahler – dov’è lui sono io]

Filosofia in 100 corti – 45

sabato 28 settembre 2019

Zuppa filosofica

lunedì 23 settembre 2019

“Rifiuto di fare il montone che suona la campana alla testa del gregge. Il mio libro è concepito per gente che “vuole cercare”; e quelli cui piace la filosofia squadernata davanti a loro possono rivolgersi altrove. Grazie a Dio ci sono botteghe di zuppa filosofica a ogni angolo”
(C.S. Peirce)