Bolla filosofica

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Loop, meme, slogan, ritornelli: si può riassumere così l’essenza comunicativa di questi ormai 20 mesi di pandemia.
Ne ho avuto una rappresentazione plastica poco fa in TV in un collegamento tra uno studio televisivo e una piazza contro il green pass: gli intervistati snocciolavano frasi sentite mille volte, spesso superficiali e prive di argomentazione, mentre dall’altra parte, gli opinionisti, giornalisti (e tuttologi) in studio rispondevano allo stesso identico modo: per slogan e ritornelli copiati pari pari dai comunicatori ufficiali della comunità scientifica (e, di riflesso, politica). Tutti in loop, su binari paralleli.
Certo, i paternalisti laureati (in verità piuttosto irritati) dall’alto del loro scranno ricordavano ai poveri ignoranti del popolo a ogni piè sospinto che sono i dati a dirci X e Y (ma anche questo è un meme o uno slogan, se vogliamo), omettendo però di dire che gli stessi dati non sono una fede, e che potrebbero a loro volta smentirci domani o dopodomani. Ma, si sa, negli scontri all’ultimo sangue la cautela e le argomentazioni fanno difetto.
Il vero è il divenire di se stesso – diceva Hegel.
Forse anche questo è un meme – e magari anche tutto quello che ho detto fin qui.
Solo per ricordare (innanzitutto a me stesso) che è sempre il caso di andare alle spalle di quel che diciamo, pensiamo, ripetiamo, sosteniamo (spesso in loop), e di guardarlo un po’ più di sbieco: come si costruisce ciò che riempie le nostre menti e bocche? E come si decostruisce?
Dopotutto siamo dentro la più grande bolla filosofica di sempre.

Bellissimi e hitleriani

Fascista/antifascista. Semplice. Uno di qua, l’altro di là, linea gotica a separare.
La Costituzione è antifascista. Semplice e chiaro. Ed è fondata sul lavoro – ovvero sull’attività materiale e spirituale che realizza ciò che è essenziale per gli umani. Anche questo è semplice. La Costituzione repubblicana si fonda quindi sul diritto universale al lavoro e alla realizzazione di sé, sia individuale che collettiva.
Qui le cose, però, cominciano a complicarsi. Perché ci sono di mezzo le relazioni sociali, le diseguaglianze, le ingiustizie, la “costituzione reale”, il mondo al di là della carta e dei principi.
Il lavoro – quello costituzionalmente garantito – non lo è più, perché si monetizza, si mercifica, si flessibilizza e precarizza, diventa quasi evanescente. Lavoro precario = vita precaria. Dovrebbe essere semplice, invece è complesso, e la Costituzione non copre più questa realtà del lavoro.
Ecco dunque che una parte crescente del mondo del lavoro – umiliato, precarizzato, compresso per decenni (almeno dalla sconfitta della Fiat nel 1980), impoverito anche quando il lavoro ce l’ha – non ci sta più.
Durante il momento più duro della pandemia molti di questi lavoratori hanno continuato a lavorare per sostenere il paese, con un più alto rischio di contagio rispetto a chi se ne stava a casa.
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Io e gli altri – 10

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PARTE TERZA – FONDAMENTI DI UNA FILOSOFIA CON I BAMBINI

I due termini su cui qui occorrerà ragionare preliminarmente sono infanzia e filosofia. Quel che finora abbiamo fatto è stato connetterli (nella prassi, più di quanto non sia stato fatto teoreticamente), senza però dare una giustificazione di questo nesso. O per lo meno, si è sempre trattato di una giustapposizione che potrebbe apparire superficiale e forzata: proviamo a soffiar parole filosofiche sulle menti di un gruppo di bambini, e vediamo quel che succede. Un esperimento da laboratorio socioantropologico, con non ben definite finalità didattiche.
Credo sia quindi venuto il momento di operare una riflessione teoretica, che se non è intenzionata ad abbandonare del tutto il campo della prassi, cercherà tuttavia di mettere in luce i presupposti fondamentali di un discorso filosofico che si rivolge ai bambini.

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Bartleby l’antivaccinista

Tolti i guerrafondai, i crociati e i fanatici vaccinisti, quelli che augurano ai non vaccinati di ammalarsi e di morire (sperabilmente una piccola minoranza irrazionale, che si rispecchia nella fazione avversa più fanatica) – direi che ci sono grosso modo due linee di argomentazione che vengono rivolte agli indecisi, scettici o riluttanti boh-vax:
a) la linea moralistica: devi vaccinarti per ragioni di responsabilità nei confronti della società, dei nonni, dei fragili, del futuro, degli studenti, ecc. ecc.
b) la linea scientifico-razionale: devi vaccinarti perché lo dice la scienza, è sicuro, i dati ci dicono questo, è l’unica strada percorribile. ecc.ecc.

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Covid, scienza, filosofia

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Tra le molte fratture createsi nel corso della Pandemia da Covid-19, c’è anche quella tra scienza e filosofia. In verità si tratta di una ruggine antica, nonostante i buoni propositi di parte degli scienziati e parte dei filosofi affinché si stabiliscano spazi di dialogo anziché di divaricazione. Ma il Covid sembrerebbe aver spazzato via anche queste buone intenzioni, tanto più che di fronte al virus appare dominante sulla scena l’apparato tecnoscientifico. “Ci pensiamo noi”, col sottinteso “è meglio se voi state zitti” – questo sembra lo slogan ricorrente, insieme all’erezione del rigore dei dati e delle evidenze come unico strumento valido non solo ad affrontare praticamente ma anche a comprendere l’epidemia.
Ora, è chiaro che i filosofi – mi riferisco in particolare a quelli nostrani, nella fattispecie alle filostar – non hanno brillato in questi 20 mesi. D’altro canto la logica concorrente è stata quella delle nascenti e performanti virostar, ed evidentemente non c’era gara.
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Contemplazione

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La contemplazione delle forme naturali, specie del loro divenire metamorfico, può essere un buon viatico alla meditazione. Il cielo, il mare, un paesaggio montano, la vegetazione durante un cammino – atti contemplativi facili, quasi spontanei, quando si è in vacanza dal mondo. Ma questa modalità è fin troppo semplice e scontata: è nel sepolcro della quotidianità che occorre ritagliarsi momenti puri e rarefatti di contemplazione.
Un cielo può essere contemplato sempre, anche dall’anfratto più angusto della vita quotidiana, dal più asfittico degli sguardi gettati da un uffici0, dal più alienante degli angoli metropolitani. Le nuvole, l’intrico dei rami, l’estendersi o l’abbarbicarsi dei vegetali su ogni superficie, la pioggia, i fenomeni atmosferici… posare lo sguardo sulle forme e sui profili, seguirli, farsene condurre, lasciarsene ipnotizzare. La luna, le sue perenni trasformazioni, gli astri, i cieli notturni – nonostante la devastazione della luce artificiale.
Non sei tu a contemplare, ma l’essere multiforme che si mostra e che ti abbraccia, la natura nel suo eterno essere periéchon – essere abbracciante che non può essere abbracciato.
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