Filosofia in 100 corti – nr. 0

lunedì 22 maggio 2017

Questo progetto segue le orme della filosofia in 100 tweet di qualche anno fa. Ovviamente è molto più impegnativo, poiché si tratta di condensare in un video di non più di 3-4 minuti il pensiero di un filosofo o di una corrente filosofica, cercando di cogliere l’essenziale senza banalizzarlo e, nello stesso tempo, di renderlo comprensibile (e compatibile col mezzo). Al momento ne ho girati 27 (che sono comparsi sulla mia pagina facebook), rigorosamente amatoriali, dunque di dubbia qualità tecnica ma, spero, di buona qualità divulgativa. Non so se arriverò al numero 100 come promesso (di sicuro non entro il 2017, come preventivato in un primo tempo, con scarsa cognizione del tempo e della fatica occorrenti) – comunque al momento mi sto divertendo, e finché dura durerà il progetto. Buona filo-visione!

Il volto e il corpo dell’altro – 8. Freaks!

sabato 13 maggio 2017

Il tema di stasera rappresenta una vera e propria summa delle tematiche sull’alterità/diversità, quasi una sintesi ideale del percorso fatto quest’anno: il freak – lo “scherzo di natura”, il mostro – rappresenta per antonomasia il più altro tra gli altri, l’alieno che raccoglie in sé le paure più ancestrali. Come vedremo, il vero freak abita nelle zone dell’interiorità, prima che nell’esteriorità del corpo mostruoso (e mostrato/esibito/rappresentato).

Partiamo da tre termini e dalla loro definizione:
Monstrum (dal latino moneo, monere – avvertimento, segno divino)
portento, prodigio, miracolo, cosa incredibile, meravigliosa
ma anche atto mostruoso (nefandezza), essere mostruoso
– ambivalenza del significato, con una successiva caratterizzazione di tipo morale che tende a sovrapporre se non a identificare la stranezza/mostruosità/deformità al male: dal kalòs kagathòs greco (ciò che è bello è anche buono) al rovesciamento cristiano: il brutto e il deforme che puzzano di zolfo, di diabolico, di maligno.

Freak – termine inglese traducibile con capriccio, bizzarria, anomalia, scherzo (di natura), mostruosità, fenomeno,  associato prima ai freak show (gli spettacoli in voga nell’800-900 nei quali venivano esibite creature straordinarie, deformi, bizzarre, mostruose – non solo umane: i cosiddetti “fenomeni da baraccone”), e a partire dagli anni ’60 al movimento contestatario e anticonformista americano (da cui “frichettone”).

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Verità obliqua

martedì 9 maggio 2017

Dì tutta la verità ma dilla obliqua –
il successo è nel cerchio –
sarebbe troppa luce per la nostra
debole gioia
la superba sorpresa del vero –
Come il lampo è accettato dal bambino
se con dolci parole lo si attenua –
così la verità può gradualmente
illuminare – altrimenti ci accieca –

[E. Dickinson]

Dall’altra parte delle sbarre

sabato 29 aprile 2017

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Sempre più spesso rimango turbato nel vedere animali ingabbiati – siano essi rinchiusi nelle gabbie dorate della compagnia d’appartamento o nei ben più brutali allevamenti. Certo, c’è differenza di grado tra la condizione della felina di casa oppure le bucoliche galline della ridente campagna o i campi di concentramento degli allevamenti intensivi. Ma è, appunto, solo una differenza di grado, la sostanza non cambia: noi abbiamo intrappolato dei viventi e li abbiamo piegati ai nostri scopi. Ora, io non so dire se un giorno potremo vivere davvero in pace, per lo meno col mondo animale, eliminando integralmente l’addomesticamento, e dunque la produzione di infinite moltitudini di schiavi, e di un’inenarrabile quantità di dolore – così come proposto dall’abolizionista americano Gary Francione. Proprio non lo so. Quel che sento, però, è la crescita continua del disagio, del turbamento – dello straniamento ogni qual volta vedo animali e umani gli uni di fronte agli altri.
Proviamo, per una volta, a rovesciare la scena e a metterci dall’altra parte delle sbarre: qualche umano grasso da far schifo che zampetta nel fango, qualcun altro che invoca cibo emettendo suoni striduli, cuccioli nudi come vermi ammassati in pochi metri quadrati, vecchi macilenti in attesa di essere abbattuti, femmine gravide che mostrano le pudenda – mentre maiali eleganti, asini tirati a festa, galline sorridenti e mucche infiocchettate passano tra le gabbie e i recinti riprendendo con i loro smartphone quei poveri umani, un po’ riluttanti un po’ speranzosi di rimediare un tozzo di pane secco.
Subito dopo le famigliole di animali civilizzati si siederanno su tavoli ben assortiti d’ogni ben d’umano (affettati di coscia umana, braciole e stinchi e fegatini e bolliti e arrosti di carne umana, costolette di teneri fanciulli umani, grigliata e frittura di adolescenti umani…) – con gli sguardi ben lontani dai rigagnoli di sangue che nei macelli dietro le cucine scorrono a fiumi.
È tutto così bello e buono! e oggi, poi, è domenica!
Poveri umani, però, che vita grama che conducono.

Il volto e il corpo dell’altro – 7. L’altro-bambino: il gioco (e la filosofia)

mercoledì 26 aprile 2017

[solo dopo aver riflettuto sulla portata del gioco nella produzione storico-culturale, mi son reso conto che i miei esperimenti di filosofia con i bambini hanno essenzialmente una valenza ludica: i “filosofanti che bamboleggiano” irrisi dal Callicle platonico diventano così un ottimo simbolo di una serietà radicalmente altra che accomuna filosofi e bambini – strane creature ancora in grado di meravigliarsi del mondo]

La cultura “sub specie ludi” sembra essere la tesi essenziale di un libro importante e innovativo, quale è Homo ludens di Johan Huizinga (l’anno di pubblicazione è il 1938): ovvero, il gioco come elemento portante, necessario e sorgivo di ogni processo culturale. Senza l’elemento del gioco non avremmo avuto culture: le culture arcaiche e classiche hanno innanzitutto giocato con la cultura.
Si ha poi come l’impressione che Huizinga ritenga questa funzione del gioco come qualcosa di irreversibilmente tramontato: anche i secoli recenti (in particolare il ‘600 o il ‘700) più giocosi sono ormai alle nostre spalle, la serietà della vita ci ha preso alla gola, ora si lavora, si produce, si conduce una guerra totale e senza regole (non più cavallerescamente giocata), e anche gli elementi agonali o casuali del gioco (la sorte) sono diventati seri e seriali. Basti pensare al gioco d’azzardo, alla ludopatia (cosa di cui Huizinga non si occupa), allo sport – e, oggi, ai fenomeni dell’adultescenza, dell’infantilizzazione, ecc.

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Boriosi provinciali del tempo

mercoledì 19 aprile 2017

Già solo avere riacceso il desiderio di leggere o rileggere o approfondire i testi dei classici, magari non solo quelli dei filosofi (per lo più greci), ma anche degli autori latini, andando a cercare i più reconditi ed impolverati delle librerie di casa – già questo costituisce un merito che da solo basterebbe e avanzerebbe; ma il saggio A che servono i Greci e i Romani? del classicista Maurizio Bettini fa di più: apre lo sguardo e la riflessione a tutto campo sul significato di termini come cultura, memoria, classicità, testo, linguaggio, scrittura, traduzione (e tradizione), beni e istituzioni culturali. Per non parlare di paidèia, insegnamento e scuola – altri fronti essenziali e vitali, specie in questo frangente epocale. Ma non punterò l’attenzione nemmeno su questi temi pur così importanti, e per i quali rimando senz’altro al testo – basti solo un accenno all’apertura critica sul riduzionismo linguistico (e concettuale), ovvero l’imperante dogma ideologico secondo cui tutto deve servire e servire, soprattutto, il dio denaro.
Quel che ho però trovato più intrigante e produttivo di pensiero ha a che fare con altre due suggestioni, la prima soltanto accennata, l’altra invece discussa ampiamente nei capitoli finali: la crisi del testo e il concetto di alterità.
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Corpi biochemiomeccanici – e dissociati

giovedì 6 aprile 2017

Userò la condizione esistenziale di mio padre – violando così la sua privacy o velatezza, del resto lo avevo già fatto alcuni anni fa – senza alcun trasporto emotivo (nella misura in cui ci riuscirò), nella maniera più oggettiva e lucida possibile. Anche perché credo sia, almeno in parte, il suo stesso modo di guardarla. Come se cercasse parole per dirlo e concetti per descriverla – che proverò a prestargli con gli strumenti della filosofia.
Non che la filosofia non debba o non possa essere emotiva (noi siamo sempre in una condizione esistenziale connotata da una certa tonalità emotiva, come direbbe Heidegger) – ma qui occorre innanzitutto fingere l’espunzione dei sentimenti (e del sentimentalismo), prosciugare e ridurre all’osso, cercare l’essenziale. Impietosirsi non serve a capire, anzi sarebbe persino fuorviante.
Parliamo, cioè, della condizione esistenziale di una moltitudine crescente di anziani (ma non solo) integralmente medicalizzati. Un tempo “si moriva” dopo essere vissuti. Oggi si muore vivendo, o si vive morendo. I confini netti (e dialettici, dunque coessenziali) di morte e vita son più sfumati – ma, soprattutto, si sono andate costituendo nuove forme di vita, in una crescente commistione di biologia, chimica e meccanica. Corpi biochemiomeccanici hanno preso il posto degli antichi corpi naturali.
Ciò è sicuramente un progresso – non “si muore” più per caso, o si muore meno – si vive più a lungo, ci si conserva meglio – la quantità è salvaguardata. Ma che ne è della qualità?
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Il volto e il corpo dell’altro – 6. Altre filosofie: l’Oriente

lunedì 27 marzo 2017

Chi è l’Oriente?
È l’uomo in giallo
che vestirebbe in rosso se potesse
e porta in scena il sole

Chi è l’Occidente?
È l’uomo in rosso
che se potesse vestirebbe in giallo
e che di nuovo lo conduce via.
[E. Dickinson]

Ovviamente quando parliamo di Oriente indichiamo un termine o un concetto che ha il suo proprio reciproco in Occidente, senza il quale non starebbe nemmeno in piedi – con tutte le difficoltà che ciò comporta: chi designa cos’è Oriente e cos’è Occidente? In teoria dovrebbe esserci un terzo soggetto a dire cos’è l’uno e cos’è l’altro, altrimenti si corre il rischio di una inevitabile relatività della definizione (Oriente è ciò che Occidente considera Oriente – e viceversa, ma per come storicamente è andata è un viceversa debole).
Qui tratteremo Oriente – un po’ come fa l’intellettuale palestinese Edwad Said in Orientalismo, che ne critica il carattere “essenzialistico”, naturale e geografico-culturale – come frutto di una proiezione e di una mentalità: che cosa c’è dietro la categoria (occidentale) di Oriente? Non è forse quella parte di mondo che l’Occidente reputa Oriente, ma che è soprattutto marcata da una presa di distanza, da una negazione e, insieme, dall’attribuzione unilaterale di connotati immaginari?
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Amletismi – 23

sabato 18 marzo 2017

Non siamo fatti per essere trafitti dalla piena luce, caro Platone. Abbiamo occhi più adatti alla penombra.

La mafia è una montagna di merda, il capitale pure

giovedì 16 marzo 2017

Giovanni Impastato è passato qualche sera fa da Rescaldina, fortemente voluto dall’amministrazione comunale che della legalità e della battaglia contro le infiltrazioni mafiose ha fatto una delle sue bandiere e priorità.
È stato generoso e rigoroso, di fronte ad una sala piena e attentissima. Indicherei nei seguenti quattro punti la sostanza della sua visione delle cose italiane, in relazione alla mafia e alla vicenda del fratello Peppino – eroe civile di questo paese:

1. La storia di Peppino Impastato va inquadrata all’interno della storia italiana, per lo meno a partire dagli anni ’40, in particolare dalla prima strage di stato, avvenuta a Portella della Ginestra il 1° maggio 1947: fu quello il primo atto di guerra (preferirei chiamarlo così, più che strategia della tensione) contro le battaglie sociali dei contadini che dal basso dei movimenti chiedevano terre, diritti, partecipazione concreta alla vita nazionale.
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