Pascal.3 – umane contraddizioni

mercoledì 27 luglio 2016

Contraddizioni – L’uomo è per natura credulo, incredulo, timido, temerario.
Descrizione dell’uomo: dipendenza, desiderio d’indipendenza, bisogno.
Condizione dell’uomo: incostanza, noia, inquietudine.
(125-6-7)

Pascal.2 – perdonare Cartesio

domenica 24 luglio 2016

Non posso perdonarla a Cartesio, il quale in tutta la sua filosofia avrebbe voluto poter fare a meno di Dio, ma non ha potuto evitare di fargli dare un colpetto al mondo per metterlo in moto; dopo di che non sa più che farne di Dio.
(77)

Pascal.1 – socratico

venerdì 22 luglio 2016

Bisogna conoscere se stesso. E anche se questo non servisse a trovare la verità, servirebbe almeno a regolare la propria vita; e non c’è niente di più giusto.
(66)

Pascal.0 – esprit de finesse

martedì 19 luglio 2016

pascal

Capita spesso di leggere o di sentir citare un pensiero di Pascal. Del resto è proprio di questo abissale pensatore l’esprit de finesse, derivato in buona parte dalla consapevolezza di essere perennemente in bilico – in bilico tra natura e spirito, istinto e ragione, fede e scienza, passione e saggezza, radicale incertezza e geometrica necessità.
Questi stracitati Pensieri erano il materiale di una Apologia del cristianesimo che Pascal non poté pubblicare, data la precoce morte – a proposito di radicale incertezza. Ma non siamo certi nemmeno di questo.
Ne ho selezionati una quindicina o poco più, che spalmerò nel corso dell’estate – anzi, lo farò fare ai meccanismi automatici del blog; sono pensieri tratti specialmente dalle prime sezioni nelle quali sono stati ordinati, e per farlo ho utilizzato due o tre criteri ben poco scientifici e anzi piuttosto soggettivi: la brevità, un basso tasso di religiosità militante, un alto tasso di esistenzialità trasversale agli umani (e che dunque prescinda dai loro miti e fedi).
Per Pascal la condizione umana essenziale è quella del misero che sa di esserlo, della “canna pensante”, dalla quale dovrebbero discendere conseguenze etiche rilevanti. Dovrebbero…

Gratitudine al bismuto

venerdì 8 luglio 2016

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La cosa che più mi è piaciuta di questa raccolta postuma di Oliver Sacks – a parte il titolo Gratitude, che rende con un’unica parola il sentimento giusto del congedo dalla vita – è il legame simbolico tra lo scorrere degli anni e la tavola periodica degli elementi. Sacks ci racconta di questa usanza che ha percorso l’intera sua vita: ad ogni compleanno si diventa/festeggia uno degli elementi che compongono la materia – un gas, un metallo, un minerale. E ora che è vecchio e sul punto di morire, si sta circondando, come faceva da bambino, di quei metalli e minerali, “piccoli simboli di eternità”, confessando la propensione, nei momenti di sconforto o di dolore, a volgere lo sguardo verso le scienze fisiche, “un mondo che non conosce la vita, ma nemmeno la morte”.
Mi piace per varie ragioni – tra cui quella ovvia che di quegli elementi siamo fatti, da quegli elementi veniamo e a quelli sempre torniamo – polvere eravamo e polvere saremo. Ma c’è anche qualcosa di più oscuro e insondabile: quella nostalgia dell’inorganico di cui parla l’ultimo Freud a proposito della pulsione di morte e di Thanatos, quasi che la vita sia troppo dolorosa e che talvolta diventi intollerabile, al punto da voler tornare ad essere materia inorganica, insensibile, incosciente, indeterminata (l’apeiron di Anassimandro).
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L’immaginazione: un impero nell’impero

domenica 3 luglio 2016

Spinoza-palestinese

[La prima domanda che il primo dei miei maestri filosofici mi rivolse a bruciapelo durante il nostro primo incontro, fu “ma tu sai dirmi che cos’è un’immagine?”. Lo fece prima ancora di salutarmi, probabilmente con la complicità di alcuni bicchieri di vino o di un paio di whiskey irlandesi (purtroppo l’alcol, ben più dello spirito hegeliano, lo avrebbe dopo qualche decennio condotto alla morte).
Mi fece quella domanda ridendo – un riso davvero ilare, oltre che ebbro – mentre io, che non capii se stesse scherzando, balbettai irritato una risposta qualunque (suppongo molto stupida, data la mia giovane età e ignoranza filosofica).
Scoprii in seguito che in quei giorni era ossessionato dal problema delle immagini in Platone.
Del resto l’intera filosofia platonica, a partire dall’allegoria della caverna oltre all’uso abbondante di miti, può essere considerata un corpo a corpo con le immagini e la loro potenza sulle menti umane, ben più del fulgore delle idee. Depurarsi delle immagini che i corpi (e i desideri dei corpi) depositano nelle nostre menti è il compito essenziale della scala conoscitiva che dai sensi caduchi ed illusori porta alla luce eterna – dal buio della caverna alla verità del sole. La filosofia compiuta deve aver ragione delle immagini, debellandone la velenosa infiltrazione nell’animo umano.
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25 aforismi

lunedì 27 giugno 2016

1. Tutti sono degni della filosofia, e la filosofia degna tutti.

2. La filosofia comincia sempre da un atto o da una sensazione di straniamento.

3. Talvolta fa bene stupirsi della propria stupidità.

4. L’esistenza umana: un perenne scavare a terra e scalare il cielo.

5. La Verità: un concetto che gronda sangue, da bandire come la guerra.

6. Occorre ragionare dentro, non sopra la natura.

7. L’essenza della filosofia sta nella forma del “non poter prescindere da”.

8. Il giorno che avrò solo dubbi sarò messo male; ma quello in cui avrò solo certezze sarò messo peggio.

9. Filosofare? Spinozeggiare!

10. L’essere ha un culo di pietra, impossibile scalfirne l’inerzia.

11 Sentirsi corpo tra i corpi, non mente sopra i corpi.

12. Crogiolarsi nei dubbi più infuocati, rifuggire da algide ed asseverate certezze.

13. Filosofare è peripatéin: un andare perenne, ma per tornare sempre negli stessi luoghi.

14. La cultura: un gigantesco dispositivo di rimozione collettiva della morte.

15. I suicidi sono filosofi inconsapevoli; i filosofi suicidi potenziali.

16. La filosofia è come il maiale, non si butta niente.

17. Siamo una specie troppo rozza per meritarci il comunismo.

18. Una possibile definizione della filosofia: l’arte del sospetto che dietro qualcosa si nasconda qualcos’altro.

19. Lieto di non far parte della maggioranza, né della minoranza – lieto di non far parte.

20. Niente e nessuno sarebbero anche solo pensabili senza qualcos’altro o qualcun altro.

21. Severi con se stessi, implacabili con chi ha potere, indulgenti con tutti gli altri.

22. Non siamo noi a disporre per la vita o per la morte: si tratta di decisioni extraterritoriali.

23. Il saggio: un trasmettitore di antidoti.

24. Solo alla morte non c’è rimedio, anche se talvolta lo è.

25. E’ meraviglioso essere quel che si è, grazie a un altro.

La mia casa che non è mia

venerdì 24 giugno 2016

La mia casa ha nome Europa.
Ma anche Sicilia e Monti Nebrodi.
La mia casa è Mediterraneo – e Grecia.
Un po’ Italia – e persino paesi nordici.
La mia casa sono tutte le isole – un po’ più Irlanda che Inghilterra.
La mia casa però è anche il brit-pop.
La mia casa è quella di Goethe, di Spinoza e di Marx.
La mia casa è l’Africa – da dove tutti veniamo.
La mia casa è l’America – dove tutti sognavamo di andare.
La mia casa è l’Oriente – e il sole che vi sorge.
La mia casa è pure questo minuscolo paese a cavallo di tre province, dove il caso mi ha balestrato, e dove vorrei fosse più bello vivere.
La mia casa è il pianeta. E il cosmo gelido, seppur luminoso.
La mia casa sono quelli che amo.
E pure gli altri 7 miliardi.
Ma la mia casa non è mia. È fragile, ed è in affitto. Qualcun altro, prima o poi, l’abiterà dopo di me.

Brexit (di piacere)

venerdì 24 giugno 2016

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Ad esser sincero, quando stamane ho appreso i risultati del referendum sulla Brexit, ho sentito un brivido di compiacimento. Non so da cosa sia derivato: forse dalla mia antica propensione al conflitto e allo scompaginamento di giochi e strutture consolidate – non certo da ponderato ragionamento. Più pancia (o cuore) che cervello, insomma. Fatto sta che ho detto: te va! gli inglesi (ma non gli scozzesi e non gli irlandesi) hanno dato un bello scossone a questa Europa così poco amata, vituperata, burocratizzata. Parrebbe più i vecchi che i giovani, più le campagne che le città.
Non ho competenze (o sfere di cristallo) per dire cosa succederà, se sia bene, male o indifferente. Ma non ce l’hanno nemmeno i più insigni economisti ed opinionisti (spesso pagati profumatamente per dire banalità). D’altro canto la Gran Bretagna ha sempre avuto un piede fuori e uno dentro l’Unione europea, e si teneva stretta la sua sterlina, quindi non è che sia poi tutta questa rivoluzione (e comunque le rivoluzioni le fanno i popoli, mica i mercati).
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In metamorfosi

venerdì 17 giugno 2016

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«Pietra sul sentiero, tu sei più forte di me! Albero nel prato, tu mi sopravviverai, e magari perfino tu, piccolo cespuglio di lamponi, e forse anche l’anemone ombreggiato di rosa.
Per un attimo sento più profondamente che mai la fugacità della mia forma e l’attrazione della metamorfosi – in pietra, terra, pianta di lampone, radice d’albero. La mia sete s’aggrappa al carattere stesso della caducità: a terra, acqua e fogliame secco. Domani, forse dopo domani, tra poco, presto, sarò te, sarò fogliame, sarò terra, sarò radice e non scriverò più parole sulla carta, non odorerò più il magnifico odore della violaciocca gialla, non girerò più con la parcella del dentista in tasca, non sarò più tormentato da pericolosi funzionari per il certificato di cittadinanza, ma nuoterò come nuvola nel blu, scorrerò come onda nel ruscello, germoglierò come foglia sul cespuglio, sarò nell’oblìo, sarò in metamorfosi mille volte attese».

(H. Hesse, Camminare)


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